Breve storia amorosa dei vasi comunicanti, o di rinascite e sussurri

 In Letteratura

Alcuni libri sugli scaffali della libreria sono un po’ come le persone che incontri in tram andando a lavoro, sei lì che li guardi e distrattamente te ne innamori. Passano giorni e molti incontri fugaci prima che trovi il coraggio di dirgli “Ciao, piacere” ma nel momento in cui lo fai, sai già che quello che sta per iniziare sarà qualcosa di travolgente e indimenticabile.

Così mi è successo per Breve storia amorosa dei vasi comunicanti di Davide Mosca, candidato al Premio Strega 2019e edito da Einaudi. Per mesi sono passata davanti allo scaffalo sbirciandolo, leggendo la quarta di copertina e poi riposandolo, senza avere il coraggio di prenderlo.
Sapevo che mi sarebbe piaciuto, ma non volevo bruciare subito quell’incontro, non volevo sbagliare i tempi e leggerlo di fretta e distratta da beghe lavorative e impegni quotidiani. Volevo godermelo e così prima di salire sul treno che in sette lunghe ore mi avrebbe riportata nel profondo Sud per le vacanze estive, finalmente l’ho comprato. E non avrei potuto iniziare le ferie in maniera migliore.

Breve storia amorosa dei vasi comunicanti è il racconto di un incontro inaspettato, di due persone lontane all’apparenza eppure così simili da riuscire a guarirsi a vicenda, degli opposti che non solo si attraggono ma si completano anche, in maniera poetica e delicata.

Da una parte c’è Remo, giovane scrittore in crisi che ha sfogato la sua frustrazione nel cibo arrivando a pesare 120 chili, dall’altra c’è Margherita, liceale irrequieta che di chili ne pesa 40 e ricorre ad un maniacale controllo delle calorie nella vana speranza di tenere insieme i pezzi della sua vita caotica e in balia degli eventi.

Tra loro nasce un’amicizia profonda, inaspettata, che ha il sapore effimero delle cose eterne. Mosca è così che lo disegna: come un legame ancestrale che è lì da sempre ma che non riesce mai a trovare veramente uno sbocco, un letto in cui diventare fiume in piena ma che nonostante ciò riesce a esprimersi nei rivoli, nei brevi percorsi scavanti tra le rocce.

QuestaBreve storia amorosa dei vasi comunicanti non è fatta (sempre) di gesti eclatanti, di parole urlate o di sentimenti spiattellati, vive piuttosto di non detti, di sussurri, di ipotesi che sono certezze che non trovano le parole per manifestarsi.

Ma come sempre non c’è solo l’amore e Moscalo sa e infatti il suo romanzo parla anche di tanto altro: di disturbi alimentariinnanzitutto, in un senso e nell’altro, l’obesità e l’anoressia, il sentirsi troppo e il non essere mai abbastanza e di ricerca di se stessi, soprattutto quando ci si è persi tra le pieghe della vita e non si riesce a trovare la strada.

Breve storia amorosa dei vasi comunicanti è un’opera delicata, scorrevole, che rapisce, toccando corde interne, ma lo fa senza strapazzare il lettore, senza farlo disperare donandogli una dolce malinconia e un accogliente tepore.

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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