L’editoria tra serio e faceto secondo Antonio Manzini

 In Letteratura

Secondo l’ultimo rapporto sullo stato dell’editoria in Italia pubblicato dall’AIE a giugno, l’andamento del mercato del libro nel primo semestre 2019 ha registrato una crescita del fatturato del 3,8% pari a 530milioni di euro relativamente alle vendite di libri per adulti e ragazzi nei canali trade (librerie, librerie online e grande distribuzione). Il rapporto ha evidenziato anche una crescita in termini di copie del 2,9%, che ammonta a 39,7 milioni di copie vendute. I dati sui lettori sono decisamente meno positivi, solo il 20% degli italiani legge all’incirca più di 10 libri all’anno, contro il 40% della popolazione che non nutre alcun interesse verso la lettura. 

Al di là dei numeri più o meno incoraggianti, l’editoria continua a mantenere di sé una visione di mondo meraviglioso, che trascende la quotidianità piuttosto si alimenta esclusivamente di letteratura, elevandola ad àncora di salvezza e baluardo di civiltà di una società. Un luogo insomma del quale qualunque amante o studioso delle parole ha desiderato almeno una volta di farne parte, di guadagnarsi da vivere con i libri, desistendo solo per via di evidenti scarse e talvolta precarie possibilità lavorative. 

Non tutto però è come sembra. “Ogni riferimento è puramente casuale” ci svela l’altra faccia della medaglia, introducendoci il Mister Hyde che solo chi fa parte di quel mondo ha conosciuto. Scritto da Antonio Manzini e pubblicato da Sellerio, il libro è una raccolta di sette racconti satirici dedicati all’industria culturale e soprattutto ai segreti scabrosi di un mondo in crisi, dominato dalla logica del marketing impietoso che punta al profitto ed è disposto a sacrificare la qualità.

Sette storie e sette diversi protagonisti: da Samuel Protti, giovane scrittore emergente, e la perdita di sé in un tour anonimo e ripetitivo fra alberghi di infima qualità e piccole librerie indipendenti con un pubblico risicato e disinteressato; a Curzio Brioli, eminente critico letterario, esasperato dal mare magnum della propopopea e dell’incuria letteraria, che farà i conti con l’ostinatezza degli uffici stampa pronti a tutto pur di ottenere una sua recensione; ad Amedeo Cicolella e il suo sogno di aprire una libreria in una città italiana di 130.000 abitanti che ne è ancora sprovvista. 

Manzini delinea una serie di personaggi di combattono contro il cinismo e la speculazione che minacciano la libertà di chi scrive e chi pubblica uscendone ogni volta sconfitti, e fa emergere fra le righe una sottile denuncia di una trasformazione che è in atto e delle eventuali conseguenze che la crisi porta con sé.  

Ma il realismo grottesco, unito a alcune di note di giallo e thriller psicologico peculiari dell’autore (Manzini ha raggiunto il successo con i romanzi del Vicequestore Rocco Schiavone), conferiscono ai racconti leggerezza e li rendono esilaranti e godibili anche a chi non è particolarmente interessato a queste tematiche ma apprezza il genere letterario. 

Il vero lieto fine quindi lo creano i lettori stessi e tutti quelli che decideranno di acquistare il libro, e che avranno apprezzato l’inventiva di Manzini e la sua capacità di incuriosire e divertire attraverso la narrativa.

Giulia Mele

Giulia Mele

In un momento imprecisato di un giorno qualunque mi è capitato di innamorarmi follemente delle parole. Da Tucidide a Capote, faccio delle storie immaginarie e di quelle suoi giornali il mio pane quotidiano, alternando la lettura alla scrittura. Passerei la vita con lo zaino da viaggio in spalla, ma al momento vivo a Londra (e sì, ho la moka nella mia credenza).
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