Dopo il grande successo e l’altissima qualità complessiva del precedente …Like Clockwork i Queens of the Stone Age hanno deciso di prendersi una pausa, consapevoli, forse, che per non deludere le aspettative non avrebbero dovuto affrettare i tempi per un nuovo album, raccogliendo buone canzoni ed ottime idee. Ognuno si è dedicato a se stesso e ad altri progetti musicali, ma in questo caso il tempo non è stato galantuomo. Dopo quattro anni da …Like Clackwork è uscito Villains, che ahimè ha davvero deluso le aspettative elevate dei propri fans, accresciute ancora di più dall’hype che si era venuto a creare dopo l’uscita del primo singolo The Way You Used To Do.

La faccia che fai quando sai di non aver fatto i compiti a casa

C’è da dire che Villains prosegue le radicali novità introdotte già dal suo predecessore, il quale pur conservando le idee e le melodie tipiche dei QOTSA aveva sovvertito l’universo stoner della band, aprendosi molto più al pop, a chitarre con fuzz molto più asciutto, a strutture più lineari, ad arrangiamenti curati nei minimi particolari, rinunciando però alla foga da rinoceronte incazzato dei precedenti album.

La scelta di Mark Ronson come produttore per il nuovo album (vedi alle voci Adele, Amy Winehouse, Bruno Mars) può sembrare una provocazione e un azzardo, ma rientra perfettamente nei meccanismi mentali e nelle esigenze fisiche di Josh Homme, ovvero la mente, il cuore e la faccia dei QOTSA. Ingaggiare un produttore dedito al pop e alla dance amplia il tipo e la qualità di cartucce da poter sparare, e soprattutto consente al frontman la possibilità di ballare, un aspetto sempre più emergente nelle performance dal vivo di Homme, che col fisico, lo sguardo ed il ciuffo sembra volersi avvicinare sempre più ad un moderno Elvis degli emarginati.

In questo scatto Homme prova a difendere la band dalle accuse presenti in questo articolo

Il lavoro di arrangiamento e la scelta dei suoni sono ottimi. Agli archi e ai fiati è concessa molta libertà espressiva, la stratificazione sonora e l’intreccio degli strumenti sono davvero apprezzabili e qualora Villains fosse il disco di esordio di una band, farebbe di sicuro gridare al miracolo. Peccato però che i QOTSA ci hanno abituato fin troppo bene e conoscendo il potenziale a disposizione è deludente ascoltare canzoni quasi di seconda mano. Le melodie non trascinano, alcuni brani proseguono per troppo tempo senza buone idee che giustifichino pezzi da quasi 7 minuti, rendendo l’ascolto difficile.

In una recente intervista concessa a Rolling Stone Josh Homme afferma che mentre in passato era ossessionato dallo scrivere canzoni che suonassero come quelle di nessun altro, attualmente questo per lui non rappresenta più un problema. Forse è esattamente questo il punto dolente per i fans di sempre.

Fatto sta che The Way You Used To Do è davvero un brano ben fatto, coinvolgente, trascinante, ballabile come il rock’n’roll dovrebbe essere, e che ti fa venir voglia di suonarlo.

Buone tracce sono anche la opening track Feet Don’t Fail Me Now, forse il pezzo che più si avvicina allo stile di …Like Clockwork, e Domesticated Animals, dotata di un buon arrangiamento. Hideaway sembra quasi uscita da un disco degli Arctic Monkeys (di cui Homme è stato produttore) mentre Head Like an Haunted House è molto veloce e fa agitare i corpi ma concede poco spazio al nuovo e alla fantasia.

Insomma, Villains non è riuscito a farci innamorare, ma rimane un buon disco principalmente per il lavoro di studio e di ricerca di suoni. Forse un po’ poco per i Queens of the Stone Age.

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Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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