Qualcosa di troppo, qualcosa di niente

 In Letteratura

Quando ho preso tra le mani Qualcosa, incuriosita forse dal titolo, dalla copertina rossa e dall’immagine misteriosa, non mi aspettavo niente. Ed è proprio quando non hai aspettative che la sorpresa e l’emozione ti colgono nella parte più profonda e indifesa di te.

Chiara Gamberale, dopo Avrò cura di te (scritto con Massimo Gramellini) e Per dieci minuti, si è cimentata con un romanzo che entra in profondità con la leggerezza di una fiaba.
Amore, amicizia, dolore sono raccontati attraverso gli occhi della principessa Qualcosa di troppo, che, a differenza dei ragazzini Abbastanza, fin dalla nascita non ha limiti in nessuna cosa che fa: ride troppo, piange troppo, vuole troppo, sente tutto di più al punto di voler e dover scoppiare.
Dopo la perdita della madre, il primo grande dolore che la colpisce, si ritrova però un “buco al posto del cuore”. Dalle mille e forti emozioni passa a non provarne più nessuna. Tenta, allora, in tutti i modi di colmare il buco con mille attività, persone e cose da fare, ma nulla funziona. Finché incontra il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e che passa le intere giornate a “non-fare qualcosa di importante”, abbandonandosi e cercando solo la protezione di Madama Noia, l’unica di cui si può fidare. Il cavalier Niente salva Qualcosa di troppo, insegnandole forse l’unica cosa che conta davvero:

“Sopporta il buco. Non lo odiare, il tuo buco. […]
Accarezzalo ogni tanto, ma non ti ci affezionare troppo, altrimenti non passerà mai.”

Perché ognuno di noi ha un buco con cui fare i conti: tutto sta in come si riesce a prendersene cura, ad accettarlo arrivando persino a trasformarlo in qualcosa di prezioso.

L’amicizia tra i due nasce all’istante, si fortifica, vacilla, ma anche nei momenti di lontananza resta di un’intensità vibrante e magnetica. Gli incontri più svariati, i personaggi più bizzarri fanno solo da contorno. Tutto rimanda e ritorna sempre a loro, alla piccola principessa esuberante e al cavaliere taciturno e pacato.

I nomi dei personaggi, principali e secondari (come Qualcosa di buffo e Qualcosa di blu), a primo impatto fanno sorridere; si discostano dalla vaghezza e dall’indefinitezza della fiaba e dicono chiaramente chi sia colui che abbiamo davanti, senza bisogno di interpretarlo o scoprirlo.
A completare il quadro chiaro, poetico e spassionato, le illustrazioni surreali e dinamiche di Tuono Pettinato, che trasforma a colori i caratteri, le situazioni e i paesaggi che la Gamberale mette nero su bianco e fissano nitidamente i concetti su cui riflettere.

Qualcosa è un libro da tenere stretto, da cui farsi cullare e abbracciare nei momenti tristi e malinconici, da cui imparare nei momenti frenetici. Ti fa ritrovare l’essenziale nell’innocenza, nell’ingenuità e nella più intima poesia. È uno splendido romanzo di formazione in chiave simbolica e spiritosa, perfetto da regalare a chi ha una sensibilità spiccata, a chi sente Troppo affinché incontri Niente, a chi ha bisogno di accarezzare il buco perché “non è una maledizione, ma un regalo”, e al tuo Niente, con cui nella noia riesci a ritrovare il tutto.

Lo sguardo corre tra le parole, le pagine scorrono veloci tra le dita, togliendo e donando respiro, emozionando dall’inizio alla fine. Chiara Gamberale ci concede una pausa dal rumore che ci circonda, dal superfluo che ci preoccupa, senza risparmiarci una velata critica alla società: si discosta dall’indifferenza e dalla fretta delle persone e ironizza sull’ossessione per i social network.
Riesce ad arrivare a tutti i fronti: urla con la forza di un uragano, scuotendoti e risvegliandoti dal torpore di una vita scandita da ritmi cadenzati e da impegni troppo numerosi; sussurra al cuore con la delicatezza di una carezza che, pur solo sfiorandoti, riempie.
Qualcosa ci insegna che Troppo e Niente, insieme, sono Tutto.

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Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
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