Esce per Netflix un film ed un libro contemporaneamente.

di Nanni Schiavo

Quando mi sono incuriosito a “Per primo hanno ucciso mio padre” la prima cosa che ho notato è stato lo stile del titolo. Rovinato il font, metallico, rosa. Rosa. Su una immagine tesa, uomini in fila, una bambina sola, rosa. Poi sono passato in libreria, ho trovato il volume per caso e dalla quarta di copertina mi incuriosito abbastanza da guardarlo su Netflix.

Ho scoperto fra i titoli di coda che il film è diretto da Angelina Jolie e scritto dalla stessa insieme ad una tale Loung Ung, che altri non è se non la protagonista di questa pellicola dove racconta la storia vera dei suoi giorni nel regime dei Khmer Rossi.

Nota storica: i Khmer Rossi erano un esercito irregolare rivoluzionario di ispirazione comunista attivo in Cambogia tra il ’60 ed il’79, alleati dei Viet-Cong furono responsabili di un genocidio che aveva lo scopo di eliminare le resistenze alla rivoluzione e riportare la società ad una dedizione rurale-agricola. Il solo portare gli occhiali ad esempio era ritenuto una manifestazione di eccessivo acculturamento punibile con la morte.

Torniamo al film, la pellicola è bellissima. Lo dico davvero, per quanto la trama sia abbastanza lineare e senza grandi colpi di scena altri elementi contribuiscono alla riuscita del risultato finale. Dura due ore ed un quarto, per me che non sopporto di stare davanti ad uno schermo per più del tempo di un film Disney è veramente troppo, per questo l’ho visto in tre “puntate” come se fosse una serie.

Loung è una bambina di pochi anni, cresciuta in una famiglia agiata della Cambogia urbana, il padre è nell’esercito regolare ed ha un ruolo ispirante per lei e il resto della sua famiglia per buona parte del film. Questo è il tema di fondo dunque, il legame familiare (in particolare quello fra fratelli e sorelle) come mezzo per sopportare le angherie di un regime. I membri della famiglia di Loung si perderanno e ritroveranno e riperderanno più volte, così come le forze e le speranze, tanto di chi vive nel film quanto di chi lo sta guardando. Dalla vita di città, Loung passa alla vita agricola di un villaggio inventato sul momento che più che un posto dove costruire delle ambizioni è un campo di lavori forzati, tutti sono tenuti a partecipare alla buona riuscita del raccolto che provvede ai rifornimenti per le truppe al fronte. La sorveglianza è massima, il nemico è interno, tutto è punito, si soffre la fame.

La pellicola è spesso dura, sangue e mutilazioni non sono risparmiate, nemmeno se si tratta di bambini, le immagini sono lì per quello che sono. I colori sono particolarmente belli e l’interpretazione della protagonista, per quanto una bambina molto piccola, è veramente foriera di emozioni autentiche. Non c’è plastica in questo film, è solo fango e ferro, non so se mi spiego.

L’indottrinamento dei bambini e il dramma dei bambini-soldato è un ritornello centrale nell’opera, come nelle peggiori riprese dei campi dell’Isis per intenderci. In “per primo hanno ucciso mio padre” tuttavia c’è spazio anche per il perdono, per quanto impossibile sembri.

Senza averlo letto, per il principio che il libro è sempre meglio del film, consiglio anche la lettura del volume. Costa come un paio di mesi di abbonamento a Netflix ma dura tutta la vita.

Valutazione dell'autore

PS: Questo è il sessantesimo articolo che scrivo per FuoriPosto.

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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