Prima pagare poi ricordare. Fanciulli pazzi. Tutta La Storia, i “cannibali” raccontati da Scòzzari

 In Fumetti

 

 


Era l’aprile del 2017, ero appena tornata dalla Francia e mentre decidevo cosa farne della mia vita da rimpatriata, mi capitò tra le mani grazie ad un’amica un lavoro al Napoli Comicon. La premessa doverosa è che all’epoca ne sapevo di fumetti quanto ora ne so di chimica biomolecolare, ovvero nulla. Però avevo letto Pazienza e l’avevo amato, in modo coinvolgente e doloroso. Fu così che mi trovai a dover accompagnare Filippo Scòzzari, di cui solo qualche giorno prima avevo (vergognosamente, ndr) appreso l’esistenza, alla stazione. Arrivammo in anticipo, potevo lasciarlo lì e andare via ma c’era qualcosa in quel vecchietto che aveva preteso in macchina canzoni tedesche acid-punk anni ’70 che mi inchiodò lì. Iniziammo a parlare di film, di fumetti, di artisti e artistoidi, e alla fine arrivammo a lui, ad Andrea. Quel che ci dicemmo non è affar vostro, ma alla fine lui mi disse: “Devi proprio leggerti Prima pagare poi ricordare. Ti piacerà!”, io risposi “Ah sì, me lo segno! Di chi è?” e lui tuonò “MIO, CRETINA!” e mi piazzò tra le mani una copia mentre correva a prendere il treno.

Quel libro è rimasto per due anni chiuso, seguendomi nei vari traslochi, intonso. Fino a tre giorni fa quando l’ho aperto per richiuderlo solo giunta alla parole Fine, anzi alla frase: LA PROSSIMA BATTAGLIA LO RIFACCIO.

Prima pagare poi ricordare. Fanciulli pazzi. Tutta La Storia, 349 pagine, edito da Fandango Libri, è la storia senza peli sulla lingua e senza sconti di pena della vita artistica di Scòzzari e di quel manipolo di pazzi geniali che con lui condivise gli anni ’70-’80 tra punk, droghe e fumetti. Da Cannibale a Frigidaire. Da Bologna a Roma. Dagli spinelli all’eroina. In mezzo la loro vita.

Cinquemilacinquecentocinquantacinque pomeriggi durò la mia infanzia

recita la quarta di copertina e nulla fu più vero. Lo si capisce leggendo queste pagine, che così bene descrivono la leggiadria con cui Scòzzari, Pazienza, Liberatore, Tamburini vissero questi anni di grandi sconvolgimenti politici, esistenziali, lavorativi.

Al centro della storia di Prima pagare poi ricordare ci sono loro, amici/nemici/rivali/compagni, che si tengono a galla a vicenda provando a fare della propria passione e della propria arte un lavoro, qualcosa che dia guadagno, anche se quel qualcosa è ritenuto di bassa lega. Fumetti, puah. Sullo sfondo la Bologna delle rivolte giovanili, dei studelinquenti, dei fiumi di Sorella Eroina, come la chiama Scòzzari immune a questa piaga ma circondato da zombie viventi. E ancora più in lontananza l’Italia, bigotta, intimorita, pronta sempre a censurare “cazzetti, peli e bestemmie”.

E poi ci sono le beghe editoriali, la cocciutaggine di un gruppo di ventenni scalmanati che s’indignano al solo pensiero di svendere la propria arte. C’è la Traumfabrik, la fabbrica dei sogni, che diventerà presto casa degli incubi. Ci sono le ragazze, sempre troppo fighe per il protagonista, che se le vede soffiare da Andrea (Pazienza) e Stefano (Tamburini).

Ma Prima pagare poi ricordare è anche un libro struggente, commovente. Ci sono pagine bellissime che raccontano gli incontri dei quattro amici, di come

le danze d’accoppiamento che si recitano di solito in tre o quattro mesi di reciproci cauti esploramenti, in quello stanzino col parquet le bruciammo in meno di tre ore.

Emblema di quel sodalizio umano scattato come un colpo di fulmine e che li avrebbe accompagnati e legati per il resto della vita.

E la commozione dolce di quelle pagine lascia spazio a quella amara e dolorosa delle ultime in cui la morte di Tamburini prima e di Pazienza dopo lasciano segni enormi, di cui si fanno portatrici poche frasi scarne, in contrasto con la prolissità scòzzariana che di fronte a quel male ha poco da riuscire a dire.

Prima pagare poi ricordare è una perla, un gioiello per estimatori, per i fan di quei mitici “cannibali” che ancora li ricercano in vecchie fumetterie, su eBay o su bancarelle impolverate; un dono per chi come me in Pazienza ci ha visto qualcosa di fragile e inestimabile; in genere un capolavoro per chi ne capisce di letteratura e ha voglia di immergersi completamente in quei favolosi anni Ottanta, che a guardarli bene forse tanto favolosi non furono.

Ognuno sogna le proprie felicità, che gli bastano e avanzano e non si cura di quelle degli altri. Fine.

Filippo Scòzzari, Prima pagare poi ricordare, p.10

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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