Predestination – Recensione

 In Cinema e Teatro

Nella mia breve e altalenante carriera da recensore, ho scoperto l’importanza di andare al cinema con un taccuino. Le impressioni a caldo marchiano a fuoco il foglio, e lo fanno con una ferocia e un’intensità tali che quando torni a casa ti ritrovi con metà del lavoro già svolto e allora non devi fare altro che snocciolare una sequenza di parole carine oppure ostili, a seconda dei casi, et voilà: le jeux son fait!

Ora vi racconto come è andata ieri: ho aperto il taccuino e dopo qualche minuto l’ho richiuso.

Vi ricordate quando Sean Penn, nei panni del fotografo Sean O’Connell (I sogni segreti di Walter Mitty), rinuncia a fotografare un rarissimo leopardo di montagna?

Certe volte non scatto: se mi piace il momento piace a me, a me soltanto, non amo avere la distrazione dell’obbiettivo, voglio solo restarci dentro.

Ieri, per 97 minuti, sono rimasta dentro Predestination, e mi è piaciuto.

Il film è scritto e diretto dai gemelli Michael e Peter Spierig, tedeschi importati australiani, e conosciuti dal grande pubblico come i fratelli Spierig, o meglio come i registi di quella gran figata di Daybreakers. Ma, cosa importante, è tratto da un racconto del 1959 di Robert A. Heinlein, che personalmente considero un dio della fantascienza letteraria. Una storia breve, scritta in un solo giorno, dall’ambiguo titolo: Tutti i miei fantasmi (o meglio, in inglese All you zombies…).

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Della trama vi dirò solo questo: un agente temporale (Ethan Hawke), che lavora per un’associazione specializzata nei viaggi del tempo, saltella da una parte all’altra della linea della storia per scongiurare crimini. In una delle sue ultime missioni si spaccia per un barista e incontra un ambiguo personaggio che si trascina dietro la storia più interessante e bizzarra che si possa udire dietro il bancone di un bar. Si fa chiamare “Ragazza Madre”.

Il resto, scopritelo da voi.

Era parecchio che un film non mi diceva qualcosa di nuovo. Sarà perché dietro c’è lo zampino di Heinlein, che è più di un semplice autore di fantascienza: Heinlein (1907-1988) era scrupoloso, possedeva una fantasia visionaria, e con rigore indagava sul futuro, sulle possibilità del progresso, sulle ripercussioni sociali, sulla filosofia degli uomini che verranno e sui paradossi del tempo. s9oLeWU

Ed è proprio intorno a quest’ultimo tema che ruota Predestination. Ma ogni cosa avviene in un modo inaspettato, fino alla fine, fino alla splendida catena che mostra i tanti volti che spettano a chi non si limita a esistere nel proprio tempo, ed è condannato a inseguirlo o a esserne inseguito, convivendo con tutti i suoi fantasmi.

A dieci anni i gemelli Spierig hanno iniziato a spiare e registrare la vita attraverso la telecamera del padre. Più tardi hanno girato spot, cortometraggi e rilasciato il loro primo lungometraggio: Undead, subito seguito da Daybreakers. Il loro terzo film è appunto Predestination e mette in mostra tutto il loro promettente talento. Non sempre questo emerge, a volte sembra quasi trattenuto. Ho avuto la sensazione che dietro a molte scene pulsassero fragorose idee, pronte a detonare. Eppure a tratti implodevano, o meglio restavano inesplose.

Il direttore della fotografia, Ben Nott, ha fatto uno splendido lavoro, affidando a ogni periodo storico un colore campione. Per esempio, ammette di aver preferito un effetto sodio per i ‘70, mentre ai ‘40 ha affidato una scenografia più ‘desaturata’. Lo stesso minuzioso lavoro cromatico è stato fatto sui costumi dalla costumista Wendy Cork: verde, blu e arancione a seconda del decennio. Grazie a questi trucchetti sembra di andare a spasso nel tempo con Ethan Hawke e di crescere insieme a Jane (Sarah Snook).

Riguardo quest’ultima, non volendo svelarvi nulla sulla trama, posso solo affermare che la sua (ottima) interpretazione, in un ruolo così difficile e mutevole, ha richiesto un ponderato gioco di luci e ombre, sempre ad opera di Ben Nott, nonché 4 ore di trucco ogni giorno. E anche qui, il lavoro è stato semplicemente ineccepibile.Predestination-Sarah-Snook-as-a-man

La coincidenza che strappa un sorriso è che così come Heinlein impiegò appena un giorno a scrivere questo racconto, i fratelli Spierig hanno girato il film in soli 32 giorni, nonostante la sua indubbia complessità, soprattutto nella fase di montaggio.

Predestination mi ha tenuta incollata allo schermo, mi ha illusa e ha fatto crollare le mie illusioni. Sulla pagina scritta ha ovviamente un impatto diverso, ma questi sono i limiti di qualunque trasposizione cinematografica. L’ho trovato solo un po’ lungo in certi passaggi (come nella storia di Jane) ma mai noioso. In fondo è una storia pazzesca, e vi assicuro che usciti dal cinema ne parlerete per ore.

Solo, non aspettatevi un Minority Report o un Source Code: questa è fantascienza classica, anni ’50, portatrice di un messaggio filosofico, molto più densa di implicazioni e riflessioni morali che di scene d’azione ed effetti speciali.

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Lavinia Petti

Lavinia Petti

Lavinia Petti è nata a Napoli nel 1988. Laureata in Studi Islamici, ha seri problemi con gli studi islamici, la realtà tangibile, i dolci e le patatine fritte. Ha vinto una sfilza di concorsi nazionali fantasy e pubblicato due libri, un saggio sulle fate (dall’imbarazzante titolo “Fate. Da Morgana alle Winx”), edito da Gremese, e un racconto di fantascienza edito da Tabula Fati (“La terza era”). Ama viaggiare e le storie, e del resto non gliene frega poi niente.
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