Pino Daniele – Nero a metà

 In Attualità, Musica

Quando è morto Pino Daniele ero in macchina con il mio migliore amico, erano le 3 di notte di un anonimo Lunedì di Gennaio. Non credo che lo dimenticherò mai.

pino daniele best ofUn’altra cosa che non dimenticherò mai è la copertina gialla del suo greatest hits uscito negli anni ’90, e la sua voce che riempiva continuamente la mia casa. Le prime parole inglesi che ho imparato erano quelle dei due versi di Amore senza fine, e quando cantavo a 10 anni “‘Je so’ pazz” avevo sempre un attimo di esitazione per capire se potevo dire “c’e scassat ‘o cazz’ ”. Crescendo è diventata una musica meno invadente nella mia vita, ma sempre presente, ed è stata la colonna sonora che mi ha insegnato la mia città, è stata una delle poche voci a saper raccontare quel cuore nascosto di Napoli, un po’ nero, un po’ sofferto, così prezioso, così difficile da saper spiegare.

La seconda cosa che ho fatto è stata pensare a mio padre. Come quei lutti grandissimi che fanno volare il pensiero alla persona più cara che soffrirà con e più di te. Pino per tanti fa parte di quella Napoli difficile ma prepotentemente brillante, di quella luce di cui facevano parte Massimo, Diego, Luciano, di cui sono debitori Renzo Arbore, Roberto Benigni, tutta l’Italia, tutti i napoletani che sono figli di quegli anni.
È impossibile per chi è nato a Napoli negli anni Ottanta non aver sentito parlare di quella Napoli magica, colma di speranza, che a quelli come me nati sul finire di quegli anni manca come se ci mancasse un pezzo di noi. Loro hanno rappresentato quella parte sana della città che non si arrende, che non si nasconde, che non cerca scuse, ed in questo giorno nero quello che sento è di dover essere testimone di quelle persone, delle loro parole e della loro grandezza.

La morte di Pino è grave perché non è solo la morte di un cantante, è la morte di un pezzo dell’anima di una città che sta provando a risollevarsi in qualche modo e che ha bisogno di voci per farsi sentire, che la sappiano raccontare per quello che è ma che non è facile da vedere per chi non condivide con Lei un certo tipo di intimità.
Come tutte le cose preziose, Pino era estremamente fragile, proprio come Massimo e Diego lo erano stati prima di lui. Non poteva essere altrimenti. Persone a cui tutti, a Napoli, diamo del tu: è Pino, è Massimo, è Diego, è così perché pur senza averli forse mai visti dal vivo sono così radicati nel nostro sangue che li abbiamo sempre avuti dentro come uno di famiglia, come gli zii a cui vuoi bene perché ti spiegano la vita.

Oggi Napoli ha bisogno di voci, Napoli ha bisogno di figli che la sappiano amare senza giustificarla sempre, Napoli ha bisogno di nuovi Pino Daniele.

“Ma po’ quanno chiove
l’acqua te’nfonne e va
tanto l’aria s’adda cagna’”

Michele Mangini

Michele Mangini

m.m.
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