Quando a FuoriPosto è arrivato un libro da recensire fatto come un dizionario, mi sono sentita subito chiamata in causa. I dizionari sono bellissimi: ordinati, precisi, racchiusi in uno schema visibile fin dalla prima occhiata, chiarificatori, consultabili in più modi e in più volte.
Ad essere sincera, il fatto che il Pescabolario (un dizionario della pesca, appunto) fosse strutturato come un vocabolario me lo aveva fatto associare all’istante al Dizionario affettivo della lingua ebraica di Bruno Osimo, uscito nel 2011 per Marcos y Marcos.

Osimo raccontava la sua vita in cinquataquattro lemmi, uno per capitolo, che avevano una sequenzialità non reversibile – o forse anche sì, ma mi è piaciuto di più leggerlo seguendo lo sviluppo della storia. La lingua ebraica era un tramite tra il “mammese”, la lingua che sua madre usava per filtrare la realtà, e il modo di esprimersi e di capire del Bruno prima bambino e poi giovane.

pescaCon il Pescabolario (Nicola Pesce Editore, 2017) mi sono trovata di fronte qualcosa di molto diverso. Forse era destino di questa casa editrice pubblicare un memoir che già nel titolo la richiamasse, forse è stato un caso. Fatto sta che questo libro è fatto per poche persone: pescatori e appassionati di pesca. Il sottotitolo dice di no, ma un po’ di sospetto ci doveva essere.

Vorrei poter dire di aver imparato tutto quello che c’è da sapere su questa disciplina/sport/hobby, ma la verità è che ho dovuto faticare per star dietro all’autore Andrea Bersani, perché per quanto il racconto voglia essere piacevole, la pesca e i suoi tecnicismi dominano su tutto. Chi non sa che cos’è un bigattino potrà anche beneficiare dall’imparare che sono le esche vermose che si mettono all’amo, ma non sperate di diventare degli esperti, perché c’è talmente tanta roba per addetti ai lavori che vi perderete.

Un’altra cosa poco chiara è la natura di questo libro. Prima ho parlato di memorie, ma sono memorie che passano per lemmi non selezionati, ci sono tutti quelli a cui potete pensare e tutti gli altri che non conoscete. Le parole vengono illustrate come in una vera guida sulla pesca, per poi sfociare un po’ confusamente nei ricordi delle imprese dell’autore. Vorrebbe essere un libro a tratti umoristico, ma non sempre ci riesce – forse proprio perché prima della battuta umoristica, il lettore poco esperto di pesca sta ancora mettendo insieme i pezzi della battuta di pesca base.

Pescabolario-Immagini-Interne2Ha l’aria di un libro scritto da una persona molto adulta per le persone molto adulte. Ripeto: se uno vuole proprio accanirsi a imparare cose sulla pesca ok, altrimenti lo stile non è che abbia questo grande appeal su noi giovinastri. Non so quanto tempo era che non leggevo un testo (a parte i miei) con parole desuete come “desumere”, “d’uopo” e “desuete”. Ha la sintassi e il modo di fare tipici di chi ha studiato tra gli anni Sessanta e Settanta, cosa che mi fa ripensare a mio padre e sciogliere in un sorriso di tenerezza.

Andrea Bersani è illustratore, grafico e pubblicitario dal 1975, e forse chi già lo conosce sarà interessato ai disegni colorati che accompagnano il testo delle sue avventure e disavventure di pescatore. Oppure ve l’ho detto: pazienza, silenzio e isolamento per apprendere la teoria della cattura di aspi e cavedani.

Valutazione dell'autore
Iolanda Sequino

Iolanda Sequino

Sono nata lo stesso giorno di Montale, però a Villaricca, provincia di Napoli, e nel 1990. Mi sono laureata in Lettere moderne alla Federico II. Il mio regno per gatti, feste a tema e giochi di parole. Studio come parlano le persone, mi piace un sacco.