Come direbbe Guillermo del Toro, un fantasma è come una fotografia sfocata, capace di intrappolare un sentimento ripetuto dolorosamente all’infinito. Un fantasma è un’apparenza di vita per qualcosa di morto, un sentimento sospeso nel tempo. Questa, in un certo senso, è una definizione che si potrebbe dare anche al recente cinema di Olivier Assayas, fatto di emozioni sospese, di inquietudini accarezzate e mai dissolte alla luce del sole, di soggetti riflessi e oggetti ingannevoli che incrociano il passo ad ogni metro. Personal Shopper offre al regista la possibilità di amplificare in modi inaspettati il suo consueto teatrino di ombre, attraverso l’ulteriore specchio del paranormale.

Maureen (Kristen Stewart) è una Personal Shopper. Il suo lavoro consiste nel comprare costosi abiti e gioielli per Kyra, donna dell’alta società. Tuttavia, nel tempo libero, Maureen fa anche la medium. Cerca un contatto con le anime dei defunti, ma soprattutto di una in particolare: quella del fratello, scomparso per una malformazione al cuore. Il primo che fosse morto avrebbe dato un segno all’altro, questa era la promessa. Maureen attende un segno, ma la sua ricerca potrebbe aver attirato su di lei qualcosa di molto peggio. Il suo incubo inizia con un sms anonimo.

Personal Shopper parte da dove era finito il precedente film di Assayas, Sils Maria. Kristen Stewart interpretava l’assistente personale di un’attrice di mezza età (Juliette Binoche). Come la personal shopper di Kyra, anche il suo compito era quello di “vestire” la diva, questa volta potremmo dire emotivamente, mediandone e indirizzandone i rapporti con il mondo esterno. Alla fine del film la Stewart spariva in un banco di nebbia solo per riapparire in Personal Shopper alla ricerca di quelle stesse nebbie immateriali. Qui, Assayas ci parla della speranza nell’aldilà, di stanze vuote da riempire con i nostri desideri e della paura più nascosta di vederli realizzati.

Personal Shopper tuttavia non è una semplice storia di spiriti. Il vero fantasma che striscia in ogni scena è infatti quello della modernità, lo spirito della nostra epoca. Assayas evoca un mondo che insegue disperatamente l’astrazione solo per negarne la possibilità attraverso un’immagine. Si parla degli impressionisti americani e di come essi “dipingessero un futuro che è ormai adesso”, degli spiritisti e di come essi usassero sempre le tecnologie più avanzate per catturare una traccia di aldilà. Un aldilà di presenze invisibili, di vibrazioni su una porta sempre aperta, che assomiglia inquietantemente a quello moderno dei media, portali su un archivio di sogni e astrazioni, specchio dei nostri desideri più nascosti eppure terribilmente “normalizzati”. La Stewart cerca un segno di quel mondo astratto, ma è come imprigionata in un rumore di fondo, che rende difficile distinguere il suono di una stella da quello riflesso di un pallone d’alta quota. Come il fratello, ha un cuore che non regge emozioni troppo forti, desidera essere qualcun’altra, odia Kyra e il suo lavoro ma vestendola vorrebbe vestire se stessa. Cerca di ascoltare il segno di qualche spirito, ma finisce solo per raccogliere ciò che vuole. E’ sospesa tra tempi e luoghi incompatibili, accompagnata dall’unica vibrazione assordante di un cellulare. E’ intrappolata. Come un fantasma.

Personal Shopper è una scatola cinese di sensazioni. Guardarlo è come osservare un singolo oggetto da una postazione in continuo movimento. Diretto magnificamente, è un film capace di parlarci della natura stessa del cinema, medium tra invisibile e visibile, realtà e desiderio. Le immagini saranno pure limitanti ma, come diceva lo scrittore defunto di Sils Maria, nascondono e intrappolano il vero paesaggio. O, potremmo dire, almeno il suo fantasma.

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Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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