P. La mia adolescenza trans, autobiografia a fumetti (brutti)

 In Fumetti

Irriverente, provocatoria, senza peli sulla lingua. Yole Signorelli, in arte FumettiBrutti, è l’uragano che in due anni ha travolto il mondo del fumetto italiano. Nata come fenomeno social grazie alle vignette postate su Instagram, arrivata nelle librerie lo scorso anno con Romanzo Esplicito, storia di amori adolescenziali a base di droga, violenza e autolesionismo, edito da Feltrinelli Comics.

Per un po’ è stata buona, continuando a postare su IG i suoi disegni fluo, puntati dritti al cuore, poi quest’estate l’annuncio dell’imminente uscita del suo nuovo lavoro P. La mia adolescenza trans.

All’inizio non tutti l’avevano capito, qualcuno timidamente ha chiesto ma i più non hanno dato troppo peso al titolo dell’opera.

Poi a settembre il libro è arrivato in tutte le librerie e gli store online e lì non c’è stato più dubbio, P. l’adolescente trans di cui si racconta la dolorosa presa di coscienza di ciò che è, o meglio di ciò che di sicuro non è – un ragazzo – altri non è che Yole Signorelli.

E il valore di quest’opera è tutto qui, badate non nel clamore che una notizia del genere può aver generato (poco, per fortuna), ma per l’intensità e l’importanza e la delicata brutalità con cui si affronta il tema della transessualità e dell’accettazione di sé in generale.

Per quanto abbia apprezzato l’irriverenza di Romanzo esplicito, la spietatezza dei messaggi veicolati e le pennellate grunge di cui è intriso, non mi aveva colpito troppo e anzi mi era parso adolescenzialmente provocatorio.

P. la mia adolescenza trans invece è un’opera che va dritta all’anima, passando per il cuore, è un racconto doloroso, spietato, che non risparmia nessun colpo basso. C’è tutta l’umiliazione dei compagni di classe che la chiamano frocio, del ragazzo con cui fa sesso in macchina e che il giorno dopo si unisce alla cantilena omofoba che l’accompagna per i corridoi. C’è la disperazione di non capirsi, la voglia di fuggire, la negazione, il senso di nullità che porta a darsi via perchè sente di contare meno di zero.

Ad un tratto però P. cambia, si accetta, guarda la madre e le dice quello che trattiene in gola da una vita e cioè che si sente una ragazza e che quel corpo pieno di testosterone è una condanna per lei.

Di lì il percorso è lento ma in risalita e P. La mia adolescenza trans si chiude con la fine migliore che una storia può avere e cioè un nuovo inizio.

FumettiBrutti è riuscita a creare un’opera matura senza però tradirsi o snaturarsi, il tratto è sempre quello calcato e impreciso in nero su uno sfondo giallo (per il presente) o viola (per il passato), il linguaggio è ruvido, sboccato, reale e i personaggi mantengono quell’aria di giovani appassiti con una fiamma che li brucia solo dall’interno.

Meritatissimo allora il premio Gran Guinigi 2019 come Miglior Esordiente al Lucca Comics and Games per quest’autrice che di strada ne ha ancora tanta da fare e mentre aspettiamo nuovi colpi di scena (e di frusta) ci godiamo le sue vignette sui social.

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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