Il romanzo che ha portato a casa lo Strega 2017.

Mi domando come possano certe testate recensire un libro di duecento pagine a sei ore dalla vittoria dello Strega, mi rispondo che probabilmente lo fanno senza leggerlo o senza leggerlo tutto. Io invece a “Le otto montagne” sono arrivato fino in fondo.

Pietro è un ragazzo di città con un carattere non eccessivamente piacevole, sua madre lavora in un consultorio (con tutto quello che ne può derivare), il padre è un uomo di scienza con un problema di rabbia praticamente costante. I suoi genitori si sono conosciuti, innamorati e addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo e ora la Milano urbana li riempie ora di rimpianti e nostalgia. Trascorrono tutte le estati a Grana, ai piedi del Monte Rosa, in quel luogo “chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversato da un torrente che ne fa da apertura. Qui Pietro conoscerà Bruno, un ragazzo della sua stessa età che si occupa del pascolo dei bovini. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, topo di campagna e topo di città insieme, Pietro inizia a camminare in montagna con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. La montagna è eredità di sapere, un modo nuovo di respirare, un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

Paolo Cognetti, l’autore, abbandonati gli studi accademici si è dedicato alla realizzazione di documentari a carattere sociale, politico e letterario. Ha pubblicato diversi libri e ricevuto premi anche notevoli prima di arrivare allo Strega, dopo una serie di documentari sulla letteratura americana ha iniziato a raccontare la poesia di New York come mostro urbano meraviglioso, senza dimenticare la sua passione in apparente contrasto, la montagna.

Nel 2009 ha vinto il premio Lo Straniero, con la seguente motivazione: “Paolo Cognetti è uno dei più attenti a sentire e narrare il disagio delle nuove generazioni di fronte a un contesto di incerta sostanza e di sicurezza precaria”. Nel Novembre 2016 è uscito per Einaudi il suo primo romanzo in senso stretto: Le otto montagne, venduto in 30 paesi ancor prima della pubblicazione, con il quale si è aggiudicato il Premio Strega 2017.

Il tema principale del volume è senza dubbio la montagna, intesa come modo di vivere uno spazio che si sta spopolando a beneficio di soffocanti complessi urbani dove la vita è a tratti una non-vita, le relazioni, il tempo ne sono fagocitate. Secondo ma non per importanza il tema della paternità, fra padri di sangue o “d’elezione”, imperfetti e fragili umani. Un romanzo che è un ritratto di legami duraturi e vivi veramente. Attraverso un linguaggio essenziale ma evocativo Cognetti costruisce un romanzo breve seguendo il racconto di un’antica storia nepalese, e di questa di storia che si portava dentro da sempre. Un lavoro scrupoloso sulla parola lo contraddistingue insieme a la pazienza nel narrare. Niente eroi troppo affascinanti, solo uomini che provano a diventare adulti.

Senza dubbio per quanti sono appassionati di montagna o per quelli come me che hanno passato più di metà vita negli Scout questo è un libro che sa dove mettere i piedi, nei sentieri impervi della montagna e del raccontare le emozioni che suscita, segno di  un autore che conosceva quello di cui parlava come se fosse per lui parte della famiglia.

Consigliato? Sì, a condizione che qualcosa finora vi abbia solleticato, è un volume che si ama o si schifa temo.

Valutazione dell'autore

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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