La nuova uscita Netflix e come sta forzando Festival, produzioni e cinema tradizionale.

di Nanni Schiavo

Quando Netflix fa qualcosa, fosse anche un cazzeggio totale, la fa bene. La fa senza badare ad un milione in più o un milione in meno, senza arronzare nulla. Questo, fra gli altri, è il caso di Okja. Sin dalle prime riprese la fotografia, la luce, i costumi, tutto è perfetto. Ora con questa pellicola Netflix ha deciso di mettere in subbuglio il Festival di Cannes il quale fino a Okja chiedeva che i film in gara non fossero trasmessi in streaming prima dei tre anni dal Festival stesso. Chi c’è dietro il colosso americano dello streaming che è riuscito a convincerci a pagare piuttosto che piratare ha deciso che questa regola non lo riguardava, andando avanti comunque. Questo accade ad un anno o meno da quando Netflix ha vinto un Oscar con una sua produzione. Insomma, ormai la sfida alle grandi case è lanciata, il dado è tratto e il risultato è vincente, la pace hollywoodiana perturbata in modo irrimediabile.

“Non c’è nessun meccanismo oggi per fare un film come Okja, fuori dal nostro contesto nessuno studio avrebbe accettato tale rischio per un regista coreano e un film che a mala pena ha qualche parola in inglese.” ha dichiarato al Telegraph Ted Sarandos, responsabile dei contenuti di Netflix. Lo stesso regista ha risposto che sul set gli era permesso sperimentare tutto, alla ricerca di qualcosa di nuovo da osare. Quello che voglio dirvi è che c’è la possibilità che Netflix diventi la mina vagante del cinema mondiale, la variabile che non era prevista.

Insomma come stavamo dicendo, la pellicola per cominciare, è fatta benissimo, a prescindere dalla trama (che ha qualcosa di interessante) e dal lavoro degli attori (niente di troppo incredibile).

Parliamo della storia, una società americana ha scoperto una nuova razza di maiale gigante con la quale spera di risolvere la fame nel mondo, il destino delle sue casse ed una storica diatriba fra sorelle gemelle. Sì, maiale gigante. I primi ventisei esemplari di questa bestia allora vengono affidati in un concorso decennale ad altrettanti allevatori in giro per il mondo, uno dei quali animali, Okja appunto, vive con una bambina coreana (Mija) e suo nonno. Quando la società in questione cercherà di riavere la sua bestia la bambina si batterà insieme ad un collettivo animalista per la sua vita. Questo è tutto purtroppo, non si può far spoiler perché non c’è granché altro. Ho letto molte recensioni positive o molto positive su questo film che non ha convinto me tuttavia. Mi sembra un po’ come Avatar a tratti, si investe in una ottima fotografia, ottime location, ottimi effetti speciali, ma poi manca la sostanza vera che è rappresentata dalla trama. Narratologicamente parlando, per quelli che ne masticano un po’, in estrema sintesi ogni storia che arriva dopo il lavoro di Shakespeare si compone di tre fasi, presentazione dei personaggi, succede qualcosa, succede qualcosa che finisce per essere l’unica cosa che di tutta l’opera si ricorda (esempio: Romeo e Giulietta si suicidano). Okja commette il peccato mortale di fermarsi al secondo gradino.

 Gli attori sono nella media, alcuni particolari senza dubbio interessanti ma ormai non mi basta più perché, puoi fare dieci minuti di inquadrature ai grattacieli di New York, ma lo fanno tutti ormai. Cara Netflix, l’anno scorso hai vinto un Oscar con un documentario sulla protezione civile siriana (mica pizza e fichi) hai prodotto grandi cose in ogni genere possibile, da Bojack Horseman a Better Call Saul, e adesso cos’hai scelto dalla faretra per Cannes?

Su Okja c’è ancora un aspetto da affrontare che forse è il più rilevante a questo punto, è un film che parla del rapporto uomo-animali nel nostro tempo. Ho individuato due filoni principali. Un dubbio particolare mi viene quando la scena di un accoppiamento fra animali è “descritta” esattamente come uno stupro. Non so, avrei bisogno di pensarci ancora ma tendenzialmente credo che sia un po’ forzato e che in quel momento il film rischi di scadere in un certo moralismo.

Ciò che più ha da offrire secondo il mio punto di vista è uno spunto di riflessione sull’etica degli allevamenti intensivi di animali destinati al consumo alimentare. Ma forse lo state chiedendo alla persona sbagliata perché a volte, lo ammetto, mi viene quel desiderio di carne a cui è difficile resistere e che ha qualcosa di primitivo e crudele. La riflessione che Okja ci porta a fare non è però vegana con i paraocchi, piuttosto orientata verso un consumo sulla base di criteri etici certificati, che probabilmente farebbero sentire con la coscienza più pulita anche quelli che come me vegani non lo sono assolutamente e neanche lontanamente. Questo è quello che al massimo possiamo tirare fuori con uno spremiagrumi ideale da questo film.

Insomma una pellicola che ha convinto tutti, che ha turbato la superfice di un evento come il Festival di Cannes, di cui tutti hanno parlato bene, è inciampata in FuoriPosto. Il Corriere della Sera proprio lo proponeva come titolo da vedere in serata, io vi propongo di uscire.

Valutazione dell'autore

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
Nanni Schiavo

Latest posts by Nanni Schiavo (see all)