Ogni cosa è illuminata, inusuale racconto di un lungo viaggio

 In Letteratura

Può un libro serio farci ridere? “Ogni cosa è illuminata” ci riesce.

di Nanni Schiavo

Chiariamolo subito, questo è un libro di sostanza. “Ogni cosa è illuminata” di Jonathan Safran Foer è la storia autobiografica (ma in gran parte romanzata) del viaggio che l’autore, un ebreo americano, compì in Ucraina nel 1999. Esce in America e contemporaneamente in Italia nel 2002, tre anni dopo Liev Schreiber ne farà un film ma dopo averlo visto posso dire che è davvero riduttivo rispetto al libro.

Il titolo è una citazione da “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera ma poi è rielaborato dalla voce di Alex che racconta di come far sesso in ogni angolo del mondo produca delle lucine che persino Yuri Gagarin, primo uomo nello spazio, è riuscito a vedere. Gli è sembrato almeno, una mezza volta, fra le gambe di una ragazza.

Il libro racconta la vicenda di Jonathan mentre attraversa l’Ucraina alla ricerca della donna che ha salvato suo nonno dai nazisti. Per trovarla assumerà Alex – effettivo protagonista del romanzo – un suo coetaneo ucraino che lavora per l’agenzia “Viaggi Tradizione”, suo nonno e il cane. A questo punto fermiamoci: se vi aspettate la cronaca di un’avventurosa ricerca nel passato fra tracce sepolte dai nazisti e indizi da seguire in una caccia mozzafiato eccetera eccetera siete totalmente fuori strada. Personalmente quando ho capito questa cosa ho chiuso il libro e ricominciato d’accapo.

Le pagine racchiudono continui flashback con salti anche fino alla seconda metà del ‘700 seguendo la storia della fondazione del villaggio, Trachimbrod, che Jonathan e Alex stanno cercando e che (quasi) nessuno pare ricordare. È un romanzo introspettivo, lucido, polemico e soprattutto carico d’umorismo, dunque non cercate neanche il dolore di un popolo in fuga dallo sterminio, non è neanche di questo che parla (magari solo un po’ alla fine). Troverete invece un ragazzo, Alex, che assapora grazie al suo compagno di viaggio il sogno americano e progetta di trasferirsi negli Stati Uniti; un anziano signore, il nonno, che brontola di continuo ma che per fortuna non sa l’inglese; un cane che cerca di far sesso con Jonathan perché, a detta di Alex, ama il profumo che usa.

Poi c’è Jonathan, è un po’ nerd, ha quella formalità che si portano dietro gli ebrei e spesso scopre di credere a luoghi comuni (come io ho quello della formalità che si portano dietro gli ebrei). Il libro coniuga, come pochi sanno fare, la comicità alla profondità delle “cose serie” che hanno un valore, è un esperimento che richiede attenzione considerevole da parte dell’autore e anche da parte di chi lo legge ma alla fine paga entrambi.

«Stiamo cercando la città di Trachimbrod.»
«Oh» ha detto lei aprendo un fiume di lacrime. «Siete arrivati. Sono io.»

Insomma, se qualcuno pensa di poterlo leggere sotto l’ombrellone della prossima estate è bene che desista, è un libro da leggere in treno tuttalpiù, a patto che nel vostro scompartimento gli altri viaggiatori dormano. Il libro è edito da Guanda, una casa editrice che risale al 1932 ma che ha realizzato un rilancio fortissimo in questo anno. Questa è un opera che scava in profondo, nel sottoterra della storia, non so se mi spiego. Ha un bel gioco di contrasti, tra un ucraino un po’ gretto e la storia di una ragazza bella come una Madonna che vive nel suo paesino come se ne fosse la principessa. Trachimbrod invece è un non-luogo magico, un salto in un passato che esiste ormai solo in qualche scatola di foto e ammettiamolo una volta per tutte: queste sono cose che fanno innamorare a chi ama leggere.

Non voglio rovinare oltre la sorpresa, date fiducia a questo libro e vi accorgerete che chi lo ha scritto ci sapeva fare con la penna.

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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