Nu Guinea, il suond di una Nuova (vecchia) Napoli

 In Musica

Ci sono tante frasi e luoghi comuni su Napoli. Forse l’unica verità è che una città del genere lascia una traccia indelebile in chiunque vi nasca, vi transiti o vi muoia.
Lo sanno bene i Nu Guinea, duo partenopeo composto da Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, da qualche anno di base a Berlino. Il loro nuovo lavoro, Nuova Napoli, uscito lo scorso aprile per la NG Records, etichetta discografica fondata dallo stesso duo, affonda le radici nell’humus ricco e fertile della musica napoletana degli anni ’70 e ’80, quando il blues e il funk della scena internazionale si fondeva con la musicalità della lingua partenopea e dava origine al così detto Neapolitan Power che avrebbe conquistato l’intera penisola.
Nuova Napoli nasce nella capitale tedesca tra drum machines, synth e Fender Rhodes tra le jam session svolte nello studio di Di Lena e Aquilina, durante le quali emergono brani che sintetizzano in sé non solo l’amore dei due per Pino Daniele, Tony Esposito, i Napoli Centrale, ma anche un processo di ricerca musicale fatta nei mercatini, nei negozi e tra le bancarelle che li ha portati a scoprire tante altre band partenopee dell’epoca del Neapolitan Power che non sono mai riuscite ad emergere e che avevano avuto la possibilità di stampare solo poche copie dei loro lavori, come gli Oro o La Quinta Stagione. Inoltre Berlino, pur essendo una città aperta e stimolante dal punto di vista artistico, è una città fredda, ancora lacerata dai dolori della Germania nazista e della Guerra fredda. Nulla a che vedere con il calore di Napoli, dei suoi vicoli, del suo centro storico. Da qui nasce l’esigenza di ricreare un sound che profumi di mare, di panni stesi al sole tra un palazzo e l’altro, e che conosca la vitalità di città anch’essa addolorata ma sempre spinta da una primitiva forza creatrice.

Consapevoli della necessità di ottenere un sound più caldo ed umano, hanno limitato la presenza di drum machines e synth che avevano caratterizzato i loro precedenti lavori come The Tony Allen’s Experiments, ed hanno scelto alcuni dei migliori musicisti della attuale scena partenopea. Le batterie sono state affidate ad Andrea De Fazio, le chitarre elettriche a Marcello Giannini, il basso ad un nordico dal cuore del Sud come Roberto Badoglio mentre le voci femminili sono di Fabiana Martone.

La scelta dei musicisti non è stata casuale. Tutti loro hanno gravitato attorno al compianto Cellar Theory, uno dei più ferventi locali del Vomero, durante le serate di jam session open mic. Molti fanno parte di band che sono state influenzate almeno in parte dagli stessi artisti di riferimento dei Nu Guinea, come i Fitness Forever, gli Slivovitz o i Super Mega Funkin Machine.
Nuova Napoli rappresenta in piccolo un progetto simile nato qualche anno fa dalle menti di un altro duo ben più noto, i Daft Punk, che nel 2013 con Random Access Memory sono andati a scavare fino agli albori della disco music, producendo un album attuale che riproducesse le sonorità degli anni ’80 grazie anche alle collaborazioni di due dei maggiori esponenti di quel felice periodo: Giorgio Moroder e Neil Rodgers. I Nu Guinea hanno riprodotto con gli strumenti di oggi i suoni di una Napoli di ieri, quelli del periodo d’oro in cui la città non veniva riconosciuta in Italia e nel mondo solo per la tradizionale canzone napoletana o per la (neo)melodia, ma anche per la spinta vitale ed innovativa che stava dando alla musica del Bel paese, mescolando i ritmi funk e blues con le armonie partenopee, l’inglese con l’italiano ed il napoletano. Il lavoro però non è stato di mera imitazione, lo stile dei Nu Guinea è estremamente riconoscibile negli arrangiamenti, nelle scelte sonore e nello stile che è arricchito dalle precedenti esperienze tra la disco e la world music.

In questo senso è stato curioso ed interessante vederli alla Rotonda Diaz in apertura al misterioso progetto Liberato. Sullo stesso palco sono salite due identità musicali napoletane molto forti che, ognuna nel suo tempo, hanno riportato la città al centro del dibattito musicale nazionale.
La verità è che è davvero difficile trovare un brano migliore degli altri in questo album. Nuova Napoli, Je vuless, Ddoje facce, Parev’ ajer sono canzoni che entrano in testa e che ti trascinano. Ascoltarle con le cuffiette nelle orecchie camminando per il centro storico di Napoli, guardando qua e là poster o graffiti di Maradona e di maglie del calcio Napoli sponsorizzate Mars ed Ennerre potrebbe far perdere la cognizione del tempo, catapultandoci in un’epoca in cui ancora si poteva festeggiare uno scudetto a sud di Roma.

 

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Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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