La gioia inaspettata di Fabien Toulmè

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Ci sono esordi letterari un po’ timidi, cauti, che fanno capolino nelle librerie passando inosservati e ce ne sono altri che invece scelgono di fare rumore, di parlare di argomenti che faranno male ma che nascono da una tale urgenza di sfogarsi, di parlarne che è impossibile trattenersi.

Alla seconda categoria appartiene senza dubbio Non è te che aspettavo, il primo libro a fumetti di Fabien Toulmè, ingegnere francese che ha vissuto gran parte della sua vita in America Latina e che, tornato in Francia, ha deciso di provare la carriera di fumettista. Carriera che forse si sarebbe trascinata per qualche altro anno tra illustrazioni e disegni pubblicati qua e là, senza continuità, se Fabien a un certo punto non avesse deciso di affidare al disegno la sua dolorosa storia ovvero l’arrivo della sua secondogenita, Julia, nata con la Trisomia 21, malformazione genetica causa della Sindrome di Down.

L’autore conduce il lettore attraverso un lungo viaggio che comincia con la gravidanza di Patricia, la sua compagna, passa per la tragica scoperta e giunge alla fine all’accettazione di una situazione che non può essere cambiata e da cui, contro ogni aspettativa, è possibile trarre anche una grande felicità (non prima però di aver sofferto pene infernali, messo in discussione la propria vita, rifiutato il proprio status di padre… insomma diciamo che all’happy ending non si giunge in un tiro di schioppo e fino alle ultime pagine non è neanche detto che arrivi).

Ciò che rende davvero speciale quest’opera, al di là del tema inusuale e delicato, è la spiazzante sincerità con cui Toulmè ne parla, senza nascondersi dietro nessun buonismo o patetismo.

Distrutto dalla situazione in cui si trova e nei primi mesi di vita di Julia infatti l’autore non nasconde una orribile crudele sincerissima verità… non le vuole bene. Guarda quella bambina dai tratti strani, diversi, e non riesce nemmeno a prenderla in braccio o a farle un bagnetto, non riesce ad amarla e si sente uno schifo per questo, sa che quella è sua figlia ma non è la figlia che voleva, non è quella che aspettava.

E questo “problema” se lo porterà dietro tutta la vita, è una trappola in cui è caduto suo malgrado. E come se non bastassero gli sforzi che lui e Patricia dovranno fare, c’è da pensare anche alla “gente”. Ecco, cosa dirà la gente? Giudicheranno sua figlia diversa, la derideranno, o tratteranno con falsa accortezza.

Pensa con invidia ai figli “normali” degli altri e si chiede perché a lui è toccata quella disgrazia e a loro no. E lo dice senza giri di parole, in un modo che al lettore fa un po’ male e un po’ schifo. Quando si legge la frase: “Io volevo viaggiare per il mondo, fare esperienze, non essere il padre in un handicappato!”, ci si sente montare dentro un certo senso di disgusto per quell’uomo così concentrato su se stesso, così preso dall’autocommiserazione e dall’egoismo da non considerare sua figlia come un essere umano ma solo come un enorme problema.

Eppure Fabien quelle cose all’inizio le ha pensate sul serio, quella rabbia l’ha sentita forse ogni giorno per mesi e mesi ed è normale, non è un mostro, e chi legge se ne accorge e un po’ alla volta si intenerisce, seguendolo nel suo lento viaggio verso la scoperta della diversità e l’innamoramento puro e genuino per la piccola Julia. Un viaggio fatto di lacrime e paura, ma anche di una riscoperta dell’umanità, di accettazione in primis di se stessi e delle proprie fragilità che alla fine lo porterà a vedere quella figlia che all’inizio sembrava una condanna come un privilegio, facendo propria la filosofia brasiliana secondo cui sono i figli a scegliere i genitori.

Toulmè rompe così il modo tipico e spesso melenso e buonista di affrontare un argomento così delicato quale la Sindrome di Down e decide di chiamare le cose col loro nome, dando voce anche ai sentimenti negativi, al dolore, all’afflizione.

Non è te che aspettavo, edito da BAO Publishing e lungo ben 245 pagine, è in tutta la sua interezza un fumetto totalmente, splendidamente, francese; la narrativa e il disegno di Toulmè ricordano in maniera piacevole i tratti cartooneschi di Manu Larcenet e anche le voci dei personaggi, quell’indolenza che però non rinuncia all’ironia e alla leggerezza strizzano l’occhio al grande maestro.

Lungi però dal pensare a un’imitazione, perchè l’esordio letterario di Fabien pur guardando con ammirazione alla tradizione fumettistica d’Oltralpe, la personalizza e l’arricchisce con trovate originali, come la scelta di colorare ogni capitolo monocromaticamente con un colore diverso adattando toni e saturazioni alle vicende narrate e riuscendo con questo espediente a rendere alla perfezione l’idea dello scorrere del tempo, con una scrittura fresca e veloce.

Per essere alla sua prima prova letteraria insomma Toulmè si dimostra un autore già dotato di solidità e spessore, padrone del medium fumetto e capace di giocare con i maestri che lo hanno preceduto; quel che è da vedere ora è se, con una seconda opera magari non autobiografica, riuscirà a mantenere il tiro così alto.

Nel frattempo che aspettiamo però, ci godiamo questo piccolo gioiello.

Ideale compagno di pomeriggi in cui si ha bisogno di fare pace con la propria emotività.

 

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Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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