Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano…o forse sì?

 In Fumetti

Ve lo dico subito.

La risposta è sì.

Sì, dobbiamo prestargli attenzione. Dobbiamo ascoltare le paure, i drammi, le scoperte e anche le banalità che caratterizzano quel difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Dobbiamo ascoltare le storie di queste ragazze che crescono e non vogliono più essere chiamate bambine.

Seguendo il percorso già tracciato da libri come Misdirection di Lucia Biagi, la Eris Edizioni prosegue con le sue pubblicazioni generazionali con “Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano” di Eleonora Antonioni e Francesca Ruggiero che raccontano quel rito di passaggio dall’infanzia all’adolescenza che tutti siamo costretti ad affrontare.

Il libro è ambientato negli anni ’90 ed è strutturato in tre parti, ognuna delle quali ha una diversa protagonista: Giulia, Anna e Clarice. Frequentano la stessa scuola e incrociandosi danno vita a una storia di formazione corale, leggera e difficile. C’è chi per la troppa insicurezza e timidezza non riesce a farsi accettare dal gruppo di amiche, chi scopre per la prima volta nuovi sentimenti, e chi ha ben presente la strada da percorrere e non esita a scontrarsi con la famiglia per conquistarla.

Seguiamo la loro storia attraverso i diari; un racconto semplice, diretto, immediato. Il diario è un confessore personale che non giudica, la scrittura un mezzo per lasciarsi andare e raccontare i turbamenti che si faticano ad esprimere a parole. Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano segue una narrazione senza filtri di alcun genere, sincera come solo un diario segreto sa essere.

Gli anni ‘90 sono gli altri grandi protagonisti della storia. Non solo come sfondo alle vite delle protagoniste, ma le continue citazioni a personaggi, canzoni, trasmissioni dell’epoca colpiscono al cuore anche i meno nostalgici. Nessun 30enne rimarrà indifferente ai riferimenti a Mtv, Daria, Beavis&Butt-Head, gli spot dell’epoca e il walkman. Un modo romantico, ma anche accuratamente progettato, per coinvolgere un’ampia fetta di lettori.

Lo stile di Eleonora Antonioni in Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano è fresco e originale e cambia a seconda del personaggio, del tempo, e della situazione: il presente è in nero e rosso, le parti del diario sono in blu e il televisore è sempre in verde. Un tratto semplice, lineare, ma che riesce ad essere intimista e introspettivo. L’opera sembra un vero e proprio diario, (ed anche qui il richiamo alla Smemoranda è più che velato) incasinato e coloratissimo, come quell’età.

Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano è una lettura leggera e piacevole che racconta l’età della preadolescenza in maniera spontanea; una storia di formazione che insegna agli adulti a prestare molta attenzione alle bambine che urlano, e alle bambine ad urlare ancora più forte perché, già a quell’età, nessuno può dirvi chi siete e cosa dovete fare.

 

 

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Luca Illiano

Luca Illiano

Una passione economicamente tragica per libri e fumetti. Da figlio degli anni 90 amo le citazioni e la nostalgia. Scrivo per disconnettermi dalla realtà.
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