Nina Simone puts a spell on you

 In Approfondimento, Musica

di Alessandra Farro

Nina Simone nasceva agli albori degli anni Trenta il 21 febbraio nella Carolina del Nord, il suo nome era Eunice Kathleen Waymon. Nacque e scoprì immediatamente una naturale predisposizione per le note, che la portò a suonare il pianoforte a soli tre anni e a nutrirsi di musica classica a soli sei.
Si istruì alla Julliard School of music di New York (opportunità non da poco per una diciassettenne di colore nei primi dei Cinquanta). Si pagò gli studi suonando in vari club della zona, di nascosto dai suoi genitori, che non avrebbero gradito saperla a interpretare “la musica del diavolo”, servendosi di un nome d’arte. Si lasciò ispirare dalla passione per l’attrice francese Simone Signoret e dal soprannome donatole da un amico ispanico, Nina.
Les jeux son fait, Nina Simone comincia a solcare i palcoscenici americani, sconquassando la musica del tempo.

Fotografia di Alfred Wertheimer, Nina Simone e sua figlia, dicembre, 1964

Fotografia di Alfred Wertheimer, Nina Simone e sua figlia, dicembre, 1964

Non passò molto, infatti, perché acquistasse grande notorietà. Era il 1958 quando il suo primo singolo I Loves You Porgy, tratto dal Porgy And Bess di George Gershwin, scalò le classifiche. Non si fermò qui, dopo gli ultimi anni della sua adolescenza e i primi della sua età adulta in cui si sottomise alle leggi razziali divenne la prima a combatterle fervidamente. Cominciò la sua battaglia silenziosa, era ancora il 1958 quando Nina Simone solcò le strade di Broadway con Raisin in the Sun, fu la prima autrice nera della storia a vincere il premio New York Drama Critics Circle Award.

Comunque gli anni più importanti per questa cantante, pianista e compositrice furono indubbiamente i Sessanta – manco a dirlo – perché le permisero di scoprire e di alimentare la sua vera vena musicale, che la rese inarrestabile. Soltanto nel 1966 produsse sei dischi (porca miseria!).
Qui diede inizio alla sua vera battaglia per i diritti civili, in seguito all’uccisione di quattro bambine afroamericane nel 1963. La sua rabbia e frustrazione esplosero in uno dei suoi più grandi successi, dall’impatto ribelle immediato e forte: Mississippi Goddam. Fece sua anche Strange Fruit, brano di una delle sue cantanti ispiratrici, Billie Holiday, con la quale evidentemente condivise oltre che la passione per il jazz anche la tenacia politica.
Il suo successo continuò e assunse forme più definite. Il suo genere era tanto potente e singolare da non trovare una catalogazione. Un cocktail di musica classica, jazz e blues, con filamenti soul e qualche cubetto di pop. Lei stessa Nina definì così la sua musica: «Jazz is a white term to define black people. My music is black classical music» («Il jazz è un termine bianco per definire le persone di colore. La mia musica è la classica musica nera» ndr). Incendiava la scena, nei suoi live. Era capace di attirare e incantare qualsiasi tipo di pubblico. E alla lunga verrà chiamata la “Suprema Sacerdotessa del Soul”, proprio in virtù del suo esplosivo coinvolgimento dal vivo.

La sua voce potente, vellutata, arrabbiata rispecchia perfettamente la donna che la incarnava. Una donna dal profilo elegante e fiero, le labbra carnose, gli occhi tersi e vivi come ardessero d’energia, un naso importante, un sorriso a riempirle il volto e dei capelli come una grande nuvola bruna, poi lisci come una piccola cascata carbone.

fotografia di Alfred Wertheimer, riflesso di Nina Simone in un motel di Buffalo, New York, Dicembre, 1964

fotografia di Alfred Wertheimer, riflesso di Nina Simone in un motel di Buffalo, New York, Dicembre, 1964

La sua vita è stata costellata d’amori controversi, uomini violenti e storie tristemente spezzate. Ha avuto due matrimoni ed una bambina, cantante anch’essa sotto il nome d’arte di Simone. Verso i Settanta abbandonò per un decennio la sua vita rifugiandosi nel viaggio. Raggiunse l’Egitto, la Svizzera, le Barbados – intrattenendo una relazione col Primo Ministro –,  la Liberia, la Turchia e l’Olanda.
Ha realizzato uno dei desideri che agguanta tutti prima o poi, quello di eclissarsi nel viaggio, nella scoperta, nel desiderio di nuovi profumi e nella visione di stelle diverse.
Eppure negli Ottanta tornò, tornò dopo che Chanel utilizzò il suo brano My Baby Just Cares For Me per una pubblicità tv e la sua fama ricominciò ad echeggiare nella scena americana e non solo. Tornò con un album che ha il sapore di rivalsa: “Nina’s Back” e la sua voce non mente, la sua passione alimenta un altro irresistibile disco.
Nella sua vita combatte due battaglie: quella per i diritti civili e quella contro il cancro al seno che la spegne nel 2003, il 21 di aprile, nel sud della Francia. Per il 2015 è previsto un documentario sulla sua vita, “The Amazing Nina Simone”, regia di Jeff Lieberman, ma non sarà il primo e di certo neanche l’ultimo.
Non posso fare a meno, scoprendo e ammirando le grandi donne che hanno reso onore alla musica, di farmi trafiggere lo sterno da una sottile vena di malinconia. Mi domando perché quell’amore sconsiderato e puro per una passione, in questo caso la passione, s’è perso negli anni, sgretolandosi pian piano lungo il progredire del tempo, perdendo briciole sempre più grosse mentre il nostro momento si avvicinava sempre di più. Sporcandosi.
La forza d’animo che animava le donne non riesco più a ritrovarla. Nina Simone ha sfidato il mondo, le sue regole, per divenirne padrona e signora. Ci ha creduto con tutto il suo potere di donna e di artista e ha lasciato un segno indelebile, marcato e profondo, nella storia della nostra vita.
Spero di poter ritrovare artiste così appassionate anche in questo tempo, dove tutto quello che nasce sembra corrotto e destinato ad una fine rapida senza ombre.
Ringrazio Nina Simone per la sua splendida musica, la sua forte battaglia e l’immortale voce.

LE PUNTATE PRECEDENTI: CLICCA QUI

Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca

fifa world cup brazil