Nevernight – Quando tutto è sangue, il sangue è tutto

 In Letteratura

Prendete una sottotrama del Trono di Spade, una di quelle di vendetta, sangue e diaspore familiari, e innestatela in una Hogwarts per assassini. Inserite tutto in una ampolla di vetro di Murano, ripetete “’bisso e sangue” per tre volte e otterrete Nevernight – Mai Dimenticare, primo volume degli Accadimenti dell’Illuminotte, fortunata trilogia dark fantasy di Jay Kristoff.Ambientata nell’immaginaria Repubblica di Itreya, una sorta di Roma Repubblicana sopravvissuta fino al Rinascimento italiano (Godsgrave, la capitale, una città di ponti, canali e gondole è ispirata a Venezia), Nevernight ruota intorno a Mia Corvere, un osso duro di sedicenne che cova sentimenti di vendetta verso i potenti che hanno accusato di tradimento e condannato a morte suo padre, un console molto in vista della Repubblica, quando lei era solo una bambina. Dopo aver ricevuto un rudimentale addestramento da un vecchio assassino in pensione, Mia viene ammessa alla Chiesa Rossa, un culto segreto di assassini, devoto a un’antica divinità, che trasforma giovani e aspiranti assassini in professionisti del mestiere, le Lame. Mia dovrà affrontare estenuanti prove fisiche, proteggersi da veleni micidiali e imparare pratiche magiche se vorrà perpetrare la sua vendetta. Ma una scuola di potenziali assassini non è esattamente un luogo sicuro, nemmeno per una come Mia, che vanta della protezione di un demone fatto di ombre.

La parabola di Mia Corvere è peculiare già dall’incipit di Nevernight, che dichiara senza mezzi termini il tono dell’intera opera:

Spesso le persone si cagano addosso quando muoiono. I muscoli si rilassano, l’anima svolazza via e tutto il resto… viene evacuato.

Segue subito qualche altro buon colpo: nelle prime pagine la protagonista perde la verginità con un gigolò, in un atto descritto con dovizia di dettagli e che richiama per similitudine un assassinio; e solo qualche pagina più tardi disquisisce di parti intime con un suo collega. La caratteristica più evidente (ma controversa) della saga di Nevernight è infatti il suo stile esagerato, estremo, tanto nel linguaggio quanto nei contenuti, che non risparmia volgarità, non edulcora nulla, e non rinuncia a impressionare anche il lettore più impudico.
Di contro, l’estrema compenetrazione del narratore nella vicenda, vero e proprio personaggio interno alla storia che non manca di sfondare la quarta parete per rivolgersi direttamente al lettore, è quanto distingue Nevernight dai precedenti illustri. Interventi, quelli del narratore, che compaiono per lo più nel folto apparato di note a piè di pagina, in cui Jay Kristoff dà il meglio di sé e mostra i muscoli del world builder esperto: si va dalla brillante ironia, o dall’umorismo spietato e nero, con cui commenta le azioni a volte discutibili di Mia, a lunghi spiegoni su storia, usi, costumi, morfologia, cosmologia dell’affascinante mondo dell’Illuminotte (chiamato così perché caratterizzato da un giorno perenne, portato da tre soli che tramontano solo ogni tre anni).

I personaggi sono tanti, tutti rappresentati con diverse pennellate di chiaroscuro, lontani dai cliché del genere, credibili nel loro muoversi sulla complessa scacchiera di eventi: dagli accoliti della Chiesa Rossa, ai maestri preposti alla loro educazione (dimenticatevi la professoressa McGrannitt, questi sono tutti pericolosi assassini, disposti anche a sacrificare qualche vita se necessario) a consoli e senatori del governo repubblicano, tutti più o meno delle carogne. Poi c’è la protagonista, che da sola vale l’intera esperienza di lettura: anti-eroina a tutto tondo, determinata a compiere la sua vendetta a qualunque costo, ma profondamente spaventata; forte ma fragile; sboccata ma capace di grandi atti di tenerezza; internamente divisa tra l’assassina spietata e la vittima traumatizzata (difficile non pensare ad Arya Stark…). Ѐ significativo in tal senso che si sia guadagnata il favore di un demone fatto di ombre, un tenebris, che ha le fattezze del gatto che aveva da bambina, Messer Cortese, e che ha il compito di nutrirsi delle paure di Mia per evitare che abbiano il sopravvento sulla sua psiche: un rapporto controverso, struggente, che se da un lato protegge la giovane dal crollo emotivo sempre in agguato, dall’altro rinnova continuamente in lei il trauma subito durante l’infanzia. La tagline dell’opera infatti è “mai tirarsi indietro, mai avere paura e mai, mai dimenticare”.

La paura, il peso soffocante che ha sulla nostra vita, ma anche l’importanza di imparare a incanalare correttamente il rancore per dare una possibilità ai traumi di guarire, è una delle tematiche che fanno di Nevernight qualcosa di più di un mero romanzo d’intrattenimento.

Non mancano colpi di scena da capogiro, com’è da aspettarsi da un’opera del genere, tutti anticipati da un sapiente gioco narrativo, una tela sottile e imprevedibile che assicura di stupire anche il lettore più scaltro.

La storia di Mia Corvere convince pienamente con Nevernight, e promette di alzare il tiro in Godsgrave e Alba Oscura, i seguiti pubblicati e distribuiti da Oscar Vault Mondadori il 4 settembre. Se i romanzi fantasy dai toni cupi, le folli ucronie che non immaginavate possibili e le conturbanti protagoniste femminili sono la vostra passione, troverete negli Accadimenti di Illuminotte, con le sue quasi millecinquecento pagine, un degno compagno per le prossime sere autunnali.

Dario Orilio
31 anni. Laureato in Lettere e correttore di bozze. Non riesce a separarsi dal suo account Netflix. Vive in una fortezza di libri, che arreda dando sistematicamente fondo al suo stipendio. Da quando ha aperto un blog per parlare di libri, qualche tempo fa, non può più farne a meno.
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