“Nessuno scompare davvero” di Catherine Lacey – Recensione

 In Letteratura

di Alessandra Farro

Ero una tedesca venuta qui da sola per vedere la Statua della Libertà e la Square of Time e il Park of Central (non una donna che stava per prendere un volo solo andata per un paese in cui conosceva un’unica persona, una persona che un’unica volta le aveva offerto la sua camera degli ospiti, il che, a ripensarci, sembrava proprio il tipo di invito che uno fa quando sa che non verrà accettato ma ormai era troppo tardi perché io lo stavo già accettando eh sì proprio così e vabbè).

2-catherine-laceyCatherine Lacey – qui il suo blog – è nata a Tupelo, Mississippi, nel 1987, vive a New York. Nessuno scompare davvero – in Italia edito da Sur, bacino di grandi autori altrimenti sconosciuti – è il suo primo romanzo, dopo essersi dedicata per anni alla scrittura di racconti brevi, coi quali – lei dice – si trova più a suo agio, trattandosi di squarci di vita, più facili da gestire. Eppure non pare che la sua decisione di cimentarsi nella creazione di una storia lunga sia andata male, considerando che il suo esordio è stato incluso tra i migliori libri dell’anno dal New Yorker, dall’Huffington Post, da Vanity Fair e da Time Out.

BIGSUR5_Lacey_Nessunoscomparedavvero_coverIl romanzo racconta la storia di una ventottenne sposata, Elyria, che, senza un motivo apparente, di punto in bianco, decide di piantare in asso la sua vita, suo Marito, la sua città e di girare la Nuova Zelanda in autostop. Non ha idea del perché lo stia facendo e nemmeno se ne preoccupa poi tanto. Sente solamente l’esigenza di andare via dalla sua vita e di percorrere un viaggio al di fuori di se stessa, così al di fuori da esserne totalmente all’interno. La sua fuga, infatti, non ha nulla a che vedere col mondo circostante, la protagonista è mossa da un’incredibile turbamento interiore, che, durante il viaggio tra le campagne neozelandesi, si riversa nel racconto, permettendo al lettore di scoprire, pagina dopo pagina, riflessione dopo riflessione, il suo passato minato da eventi traumatici e il suo “bufalo interiore” che le rende difficile camminare sulla terra senza avvertire qualcosa che si agita all’interno del suo stomaco e cerca di riversarsi all’esterno, nella sua vita.

Il fatto è che nessuno può salvare nessuno e non so cos’è che ci salva, cosa ci rende delle brave persone, cosa ci tiene ancorati a quel lato dell’essere umano che dà un senso alle cose piuttosto che al lato irragionevole, malsano, al bufalo impazzito che ognuno si porta dentro; perché quel bufalo ce l’abbiamo tutti e nel cervello di ogni essere umano c’è una parte insofferente che non ce la fa ad andare avanti, non riesce a stare seduta composta e a guardare la gente dritto negli occhi e a sopportare il ticchettio del tempo che scorre, non ce la fa a mangiare il panino che ha nel piatto, non ce la fa a leggere il giornale, non ce la fa a vestirsi e uscire, a essere sposata, a vedere lo stesso uomo ogni giorno e farsi guardare dallo stesso uomo ogni giorno senza volergli ficcare in gola una minuscola bomba e poi farla esplodere e toglierlo di mezzo, senza voler tornare indietro nel tempo per non avvicinarsi mai più a quell’uomo che ti guarda e vive con te ed è così felice di amarti ed essere amato, e capita a tutti ogni tanto di volersene andare via come se non fosse mai successo niente. Non è forse vero che ogni persona su questo pianeta, o perlomeno sul pianeta chiamato me, è intrappolata fra due impulsi contrastanti: quello di andarsene via come se non fosse mai successo niente e quello di essere una brava persona che è innamorata, ama ed è amata, dà un senso alle cose, insomma, una persona a posto?

Nessuno scompare davvero è sorprendente, non per la storia narrata. Il personaggio di Elyria è frammentato, diviso tra intense riflessioni, black humor e momenti in cui sfiora la follia. Il registro adottato dall’autrice rende immediata la connessione tra la mente di Elyria e il lettore, adottando una scrittura a tratti semplice, colloquiale, e a tratti elevata, che descrive sicura le insicurezze della protagonista, consentendo di entrare direttamente nella sua testa e di scoprire, di pari passo con lei, cosa ribolle all’interno delle sue confusioni. Eppure la Lacey non riesce a coinvolgere allo stesso modo nella narrazione del viaggio materiale che Elyria compie. I vari personaggi che incontra si confondono, non lasciando un’impronta forte nel lettore. Risulta chiara, così, l’intenzione dell’autrice di non volersi soffermare sulla storia che appartiene al mondo esteriore, ma su quella che viene covata nell’animo della protagonista e che scalpita per uscire allo scoperto.

La storia, infatti, si agita tra le parole, scompigliandola coi suoi pensieri, con il suo passato sofferente, con la sua solitudine forzata e assente, con la sua assoluta mancanza di certezze e la sua assoluta presenza di mancanze. Non è uno di quei romanzi che ci si può permettere di leggere con distrazione, perché ogni pagina, ogni capoverso è denso di contenuto. Ripercorrere la vita di Elyria attraverso un’intricata serie di mezze verità raccontate a coloro che le danno un passaggio, le finte identità inventate per cambiare la sua storia o per il semplice fastidio di dover condividere qualcosa con uno sconosciuto, i flash-back costanti attraverso cui rivive il suicidio della sorella, l’alcolismo della madre, il suo matrimonio, rendono impossibile al lettore allontanare il naso dalle pagine. Ci si accorge presto di non prestare davvero attenzione allo sviluppo del racconto, piuttosto al progredire dei pensieri di Elyria.

Nessuno scompare davvero è esattamente un libro d’esordio, perfettamente riuscito. Come tutti gli esordi, o comunque come la maggior parte di essi, l’autrice ha addensato molte tra le sue riflessioni più contorte e le ha riversate nella mente di una ragazza fragile, per quanto tenace. La differenza tra il suo esordio e gli altri è che lei è riuscita a concentrarsi sul mondo interiore del suo personaggio, senza stancare il lettore, ma anzi riuscendo a catturarlo al punto da fargli dimenticare delle vicende materiali.
Permette al bufalo che sonnecchia in ognuno di noi di venire allo scoperto e respirare un po’ di quell’aria che giornalmente gli priviamo. È un romanzo che scuote profondamente, lasciando, a lettura ultimata, la necessità di conoscerne ancora di quei pensieri disturbati di cui si nutre la protagonista.

Conosciamo entrambi il concetto di tempo, la sua matematica spietata, sappiamo che la storia di ognuno di noi diventa sempre più voluminosa, meno comprensibile, sovrappeso, sovraccarica, non smette mai di crescere, e a volte i ricordi vengono archiviati male e finisco per incasinare i sentimenti senza un buon motivo e a quanto pare ci sono persone più brave a gestire questa cosa, a tenere la propria storia pulita e in ordine, ma io continuo a non capire come mai i momenti che volevamo trattenere ci sono scivolati via mentre quelli che avremmo preferito dimenticare ci perseguitano ancora. Forse è un tipo di matematica che proprio non ci riesce, un esame che non abbiamo superato.

Se almeno una volta si è stati vittima di un impulso irrefrenabile che spingeva alla fuga, al rifiuto della realtà circostante; se ci si è sentiti inadeguati, inadatti alla vita ordinata a cui il mondo ci ha abituato; se si ha avuto l’impulso di urlare, ma si è rimasti fermi, zitti e sorridenti; se almeno una volta si è desiderato di lasciare tutto proprio lì, al punto in cui si è arrivati e andare via, facendo finta che ogni cosa resti lì ad aspettare, mentre ci si prende una pausa dalla propria vita; se non si sanno gestire i sentimenti, o non si è stati capaci di farlo; se il proprio passato spaventa, ma mai quanto il futuro; se “Alcune mattine, pur essendo me stessa, vorrei comunque essere una cosa che fugge lontano da me piuttosto che quella cosa cucita dentro di me per sempre” non so come abbiate fatto ancora a non leggere questo libro, che non assomiglia a niente e a nessuno, proprio come ognuno di noi.

P.s. La colonna sonora consigliata dall’autrice, con la quale lei stessa ha scritto questo romanzo, è la discografia degli Animal Collective, un ritmo che cresce e decresce frenetico, così come i pensieri di Elyria.

Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca