Natura Viva, l’album rivelazione degli Eugenio in Via di Gioia

 In Musica

La prima volta che ho sentito parlare degli Eugenio in Via Di Gioia sarà stata nel 2013. Mio fratello era davanti al pc, su Youtube, e mi fa: “Ascolta questi quanto sono forti!”. Sullo schermo un gruppo di quattro ragazzi che suonano in una via di Torino canzoni scherzose e allegre per la gioia del pubblico presente e soprattutto dei bambini. Non avrei immaginato di scrivere oggi una recensione sul loro terzo album uscito il 1 marzo per Universal Music Italia, Natura Viva.

La band nasce dall’incontro di Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia (dall’unione dei cui nomi e cognomi prende origine il nome del gruppo) e Lorenzo Federici (dal cui nome trae democraticamente origine il nome del loro primo album), da cui nascerà un’intensa attività di buskering per le vie di Torino o nei luoghi più disparati che li condurrà a creare le loro prime composizioni, inizialmente brani molto allegri e ironici, tratti dalle esperienze vissute quotidianamente in strada e che saranno in gran parte raccolti in Lorenzo Federici.

È però con Tutti su per terra che gli Eugenio in Via Di Gioia iniziano ad avere maggiore notorietà grazie all’ottimo riscontro dei loro live, al passaparola in rete e a Linus che dopo aver ascoltato Chiodo fisso ed esserne rimasto estremamente colpito, decide di inserirli in rotazione su Radio Deejay. Tutti su per terra è un ottimo album che vuole elevare il gruppo da puro complesso di buskers ad un livello superiore livello di maturazione. Nascono così brani come Giovani illuminati o La punta dell’iceberg che pur mantenendo un tono ironico sono caratterizzati da testi realisti tendenti al pessimismo, in cui iniziano ad essere trattati temi poi riproposti in Natura Viva, quali ambiente, storia, tecnologia, filosofia. Al centro di tutto l’uomo e il suo confrontarsi con un mondo sempre più connesso, freddo e ostile.

Da questo background viene alla luce Natura Viva, un disco che prosegue la falsariga tematica di Tutti su per terra e che ha l’intento di alzare l’asticella della sperimentazione musicale.

Il metodo di lavoro alla base del nuovo album degli Eugenio in Via Di Gioia infatti cambia: la nascita dei brani non avviene più seguendo il percorso strada → sala prove → studio di registrazione, la prima tappa del processo produttivo viene abbandonata e spostata in camera da letto, davanti ad un computer, consentendo al quartetto di avere accesso ad un più ampio ventaglio di strumenti da utilizzare. No, niente sintetizzatori. La base del processo di creazione musicale sono sempre gli strumenti acustici che vengono però campionati e modificati digitalmente per ottenere suoni unici da inserire nei pezzi. È questo che rende Eugenio in Via Di Gioia una band difficile da etichettare, da costringere all’interno di un recinto di genere. È forse anche questo che li fa essere con un piede nell’universo indie-Italia per i loro testi e le loro melodie, e con un altro piede in un contesto non ben decifrabile, ascrivibile a sonorità internazionali (non a caso i riferimenti spesso citati dal gruppo sono Bon Iver, Chet Baker, Stromae).

Le dieci tracce di cui è composto l’album sono nei fatti dieci poesie in musica, le metriche non stringenti rendono difficilmente memorizzabili i pezzi ad un primo ascolto anche se le melodie sono davvero ben fatte.

Altrove è stato il primo singolo estratto, indubbiamente tra i brani più radiofonici e melodicamente riconoscibili così come Camera mia, canzone accompagnata da un video che è una gioia per gli occhi.

Con curiosità seguiamo lo sviluppo della storia degli Eugenio in Via Di Gioia e del loro percorso ardito e cercheremo di essere ad uno dei live del tour che partirà alla fine del mese. Gli spettacoli dal vivo sono, in effetti, davvero il loro forte.

 

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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