My unique God, Matthew Le Tissier

 In Sport, Storie di Sport

Le Tissier ball hold celebration.jpg-pwrt3Esistono storie, trite e ritrite, di campioni, di personaggi, che hanno lasciato una traccia indelebile, che resta nei ricordi e negli occhi della gente. Ci sono altri personaggi, la stragrande maggioranza, che restano nell’ombra, scivolando inesorabilmente nel dimenticatoio. Ma esistono, poi, altri personaggi ancora, che quella traccia l’hanno lasciata eccome, ma non così in vista come avrebbero meritato. Figure che, però, non sono state meno importanti di altre, per chi le ha vissute ed idolatrate, deificandole come fossero entità trascendentali. Quell’alone, a volte scomodo, di magia e follia che solo lo sport può regalare. Ladies and gentlemen, here’s to you, Le God, Matthew Le Tissier.

Sedici anni con la casacca del Southampton cucita addosso come una seconda pelle, un mix letale di classe e potenza, valanghe di gol segnati da ogni posizione, l’infallibilità dal dischetto, ma anche i chili di troppo e la passione per l’alcool.

LE-TISSIER-Panini-Southampton-2Andiamo con ordine. Matt nasce a Guernsey nel 1968, la famosa “isola dell’angolo”, 78 chilometri quadrati nel bel mezzo del canale della Manica. Un po’ inglese, un po’ francese ma pur sempre dipendente dalla Corona Britannica. Calcisticamente non una meta da sogno per il giovane Le Tissier. A soli quindici anni, infatti, arriva la chiamata delle giovanili del Southampton, dopo i primi calci tra le fila del Vale Recreation, grazie ai quali si guadagna il suo primo stipendio da 26 sterline a settimana. Basta poco, qualche mese, e il compimento dei sedici anni, per l’esordio in prima squadra, contro il Norwich. Con quei colori che gli scorreranno nel sangue per tutta la carriera professionistica, non smetterà mai di incantare, stupire, ammaliare.

Perché Le God è sempre stato un giocatore fuori dal comune, nel bene e nel male. Giocate mozzafiato, sbalorditive, gol impensabili, soprattutto per il suo tempo, quando alcune magie erano assolutamente una novità e, perché no, una pazzia. Dopo i tifosi, però, il suo grande amore è sempre stato l’alcool, con la sua smodata e innata passione per le birre e il Malibu e Coca, e una silhouette, non proprio perfetta, che si intravedeva  nonostante le larghe magliette degli anni ’90.

“His talent was simply out of the norm. He could simply dribble past seven or eight players but without speed – he just walked past them. For me he was sensational”. Xavi

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Ma la cosa più sorprendente, forse, fu quella mancata, mai arrivata, consacrazione internazionale, quel solco che, Le God non è mai riuscito, o non ha mai voluto, lasciare.

Il discorso, però, in questo caso è delicato, perché per Matt quei colori, l’essere uno dei Saints, giocare ed essere un’icona, un amico, un parente, per gli oltre 15mila del Dell Stadium, significava molto di più. Più di un passaggio al Chelsea, o al Tottenham che ha provato per anni a trascinarlo nella parte nord di Londra, sponda Spurs. O Sir Alex che voleva a tutti i costi affiancarlo ad un altro folle con la numero 7, Eric Cantona. Non lo smossero neppure i continui segnali da oltre Manica, con molte big italiane, su tutte Inter e Juventus, che provarono l’assalto al dio dei Saints. Niente fama mondiale, niente stipendi faraonici, per lui che, nel cuore dei tifosi biancorossi, è rimasto in assoluto il più grande eroe della storia del club, un’istituzione, un rapporto viscerale con una figura così incredibile, ma anche così finita, terrena. Perché se rimanevi sbalordito da una giocata, o da un gol di Le Tissier, non potevi non sentirlo comunque vicino. Un fisico non proprio perfetto, l’amore incontrastato, e chissà forse ottuso, per una realtà come quella del Southampton, e la sua assidua frequentazione di bar e pub dell’Hampshire, come d’altronde molti, tutti, i tifosi inglesi adorano fare.

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Il suo repertorio aveva dell’incredibile. Gol da mettersi letteralmente le mani nei capelli, tiri da distanze siderali, pallonetti e cucchiai da fare invidia al miglior Totti. Non a caso fu il primo centrocampista della storia dell’intera Premier League a toccare quota cento reti, raggiungendo così numeri stratosferici a fine carriera come 162 gol in 443 partite, solo con la maglia del Southampton, e 48 rigori siglati su 49. Una media spaventosa ed una percentuale realizzativa del 97,92%, che lo hanno portato sul tetto del mondo per il rapporto tra rigori tirati e segnati. Incredibile, pazzesco, per un giocatore che non può vantare neanche un trofeo in bacheca.

“I’ve not been particularly great with money. I’m very much a live for the day kind of person so I if I’ve got it, I’ll spend it. If I haven’t, I don’t. I’m not the best of savers”. Le Tissier

https://www.youtube.com/watch?v=WVEcbvrxHQ0

Un uomo che ha sempre voluto vivere la vita con la semplicità quotidiana che Guernsey gli aveva insegnato, inseguendo un sogno comune, ma nella modalità da lui scelta. Una vita che spesso, troppe volte, gli ha anche precluso la convocazione con i Three Lions, sorprendente come un giocatore del suo talento, con i suoi numeri, in qualità e dati, possa vantare solo 21 presenze con la maglia della nazionale britannica. Viste le sue origini, avrebbe potuto scegliere, tranquillamente, una più comoda appartenenza ad altri paesi come Galles, Scozia o Irlanda del Nord.

Una storia d’amore, quella tra le Tissier e il Southampton, che non poteva che terminare come la migliore delle favole. È il 2001 ed è l’ultima partita nel tempio dei Saints, che si apprestano a salutare per sempre The Dell, il loro stadio destinato alla demolizione nel giro di pochi mesi. L’ospite di turno non è una squadra qualsiasi, c’è l’Arsenal, ci sono i Gunners. E con lo stadio è come se il pubblico salutasse anche il suo Dio. Divinità e tempio, tutto in un solo colpo. È l’89esimo minuto quando il bagliore, il miracolo, si manifesta. Le God, è entrato da meno di venti minuti, le gambe, che non hanno mai girato troppo a dire il vero, sono sempre più pesanti, per non parlare della pancia. Ma all’improvviso, per un istante, il genio prevale su tutto, quell’istante in cui Matthew, dopo un batti e ribatti in area di rigore, calcia al volo con il mancino, lasciando partire un siluro che si infila all’incrocio dei pali. Sarà l’ultimo, l’ultima volta che gonfierà la rete per i Saints. Il “the Dell” spegne i riflettori sull’ultima magia di Le God.

È questa la storia, la leggenda, del Dio che ha messo davanti a tutto il suo popolo, Le God, Le Tissier.

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Marco Marani

Marco Marani

Marco Marani, comunemente conosciuto come Nerus Oziantis, è una specie particolare alquanto affascinante. Mentre tutti gli altri esseri umani provengono dalle scimmie, molti studiosi ipotizzano lui discenda dai koala. Nato a Napoli, bivacca e scarabocchia a Firenze, dove è iscritto alla facoltà di giornalismo.
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