Basato sull’omonimo libro di memorie scritto dall’oboista Blair Tindall, Mozart in the jungle: sex, drugs and classical music parla di una delle passioni più forti, più travolgenti e trascendentali. La serie tv, creata da Roman Coppola, Jason Schwartzman, Alex Timbers e prodotta per il servizio di streaming di Amazon, parla di musica, attraverso la musica e chi vive di essa. Tutto parte dalla musica classica e dalla New York Symphony Orchestra, ma non si ferma lì: i generi presenti, gli artisti e i compositori citati, le sinfonie usate sono tanti e vari. Dal jazz al pop e alla salsa, da Mozart, Mahler e Debussy a The Police, Led Zeppeline e Katy Perry: lo scenario musicale è vasto, pur riamanendo sempre ricercato e sublime.

La musica non è solo un sottofondo, una comparsa, un mezzo: è la protagonista, a cui molti volti, primo tra tutti Amadeus Wolfgang Mozart, danno voce e gli altri personaggi sembrano personificazioni della stessa. Rodrigo De Souza (Gael Garcìa Bernard), il direttore d’orchestra brillante e stravagante, ne rappresenta l’improvvisazione, il fascino e la coesione, è “un insieme di note suonate dagli altri”; Hailey Rutledge (Lola Kirke) ne è la freschezza, il talento, la pura ed eterna bellezza; l’ex direttore d’orchestra Thomas Pembridge (Malcom McDowell), avversario e allo stesso tempo alter ego di Rodrigo, è l’esperienza, ma anche un poì la patina d’argento di cui la musica vuole liberarsi; il primo violino Warren Boyd (Joel Berstein) rappresenta il ritmo sicuro, certo e affidabile, mentre Anna Maria (Nora Arnezeder), l’ex moglie di Rodrigo, personaggio forte anche se di nicchia, è la parte più folle e potente della musica, che con lei viene usata come arma di protesta. I personaggi si muovono come note nel meraviglioso concerto dell’esistenza, che suonano e dirigono loro stessi alla ricerca costante di sinfonie nuove.

Ad ogni degna protagonista si oppone un’antagonista con cui combattere: in questo caso la musica è in contrasto con la burocrazia. Il talento deve vedersela con i fondi a disposizione, l’ispirazione è frenata dalle aspettative dei donatori, il direttore viene distratto dalla musica da servizi fotografici, serate di gala e cene promozionali, gli orchestrali non possono dedicarsi completamente ai loro strumenti, perché occupati e preoccupati di far valere i loro diritti sanitari e pensionistici. La burocrazia crea forti e lunghe battute d’arresto che alterano il ritmo e trascinano l’arte in un vortice di costrizioni, senza permetterle di godere di totale libertà e trascendere ogni pregiudizio. Gli eventi si susseguono veloci in un tempo Allegro come note slegate e casuali che solo alla fine creano un’armonia perfetta. La musica e l’amore, la vita professionale e quella personale si intrecciano, si influenzano e si scambiano continuamente in un gioco di relazioni molto libero e spesso poco chiaro agli stessi personaggi.

Iniziata nel 2014, Mozart in the jungle è giunta alla terza stagione e la prima visione italiana è in onda su Sky Atlantic dallo scorso mercoledì.

Dopo che la “giungla”, in cui la musica classica deve sopravvivere, ha preso le sembianze di New York e di Città del Messico nelle prime due stagioni, ora l’ambientazione per la prima parte della terza si sposta in Italia, a Venezia in particolare, dove l’opera lirica e il soprano Alessandra, soprannominata La Fiamma, interpretata da Monica Bellucci, dona alla serie nuovo brio e arricchisce la trama di una nuova sfida che Rodrigo deve affrontare. Anche grazie a questo nuovo incontro, Rodrigo, il cui pensiero fisso è trovare chi “suona con il sangue”, diventa più sperimentale e Hailey ricerca e intraprende nuovi percorsi artistici in cui misurarsi. La musica classica viene contaminata con l’elettronica, il divario tra arte e burocrazia diventa sempre più netto e arriva allo scontro finale.

Tra i nuovi personaggi della stagione spicca il volto familiare di Cristian De Sica, che interpreta in modo un po’ caricaturale l’agente della femme fatale.

Nuovi temi e aspetti della musica, che nella terza stagione vengono approfonditi, sono la pressione del pubblico e l’ossessione di piacere a tutti i costi cui gli artisti sono sottoposti e a cui reagiscono in due modi opposti: con un esasperato egocentrismo, come nel caso del violoncello solista Andrew Walsh (Dermot Mulroney), o con una paralizzante insicurezza, come nel caso della lirica Alessandra, ritiratasi da palcoscenico da molti anni.

Svelando poco a poco le questioni irrisolte e chiudendo il finale aperto della stagione precedente, Mozart in the jungle continua a funzionare, affascinare ed attrarre. La musica non ha perso il suo posto di privilegio e continua a rimanere il cuore pulsante, al centro di ogni episodio.
Mozat in the Jungle è musica.

Valutazione dell'autore
Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.