Mondiali. Storia d’Italia: ritorno alla gloria

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Capitolo 3: ritorno alla Gloria

1970, Messico

È il periodo delle grandi stragi, delle grandi rivolte: sono gli “anni di piombo”.
Il mondo ha appena assistito a Woodstock e proprio nel ‘70 si sciolgono i Beatles.
I mondiali in Messico coincidono con il lancio della TV a colori a livello internazionale.

Per la prima volta il torneo si trova alle prese con i problemi dell’altitudine.
Da quest’anno sono in vigore il cartellino giallo e la possibilità di fare due sostituzioni nel corso della partita.
La regola della Coppa Rimet vuole che chi la vinca per tre volte abbia l’onore di tenerla per sempre con sé.
E in Messico si presentato ben tre nazionali con già due Coppe Rimet nel palmarès (Italia, Brasile e Uruguay) quindi la probabilità di assegnarla definitivamente è concreta.

L’Italia è affidata a Ferruccio Valcareggi.
La squadra, che due anni prima ha vinto il campionato d’Europa, è tra le favorite: c’è gente come Riva, Boninsegna, Facchetti, Mazzola e Rivera.
Mazzola o Rivera: è la prima grande staffetta della storia azzurra.
Valcareggi schiera costantemente l’interista, la staffetta vera e propria inizia ai “quarti” e porta alla qualificazione: dopo il primo tempo contro il Messico terminato 1-1, è proprio l’ingresso di Rivera a svegliare gli azzurri che portano il risultato sul 4-1.

In semifinale ci aspettano i tedeschi.
Città del Messico, stadio Azteca, 19 Giugno 1970. La partita del secolo.
Ventotto milioni di italiani sono incollati davanti alla tv.

Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera, Domenghini, Mazzola, Boninsegna, De Sisti, Riva.

Commemorative_plaque_Aztec_Stadium

La targa commemorativa fatta erigere dai messicani in ricordo della semifinale tra Italia e Germania

È la partita dello storico 4-3 sviluppatosi ai supplementari, dopo che i tempi regolamentari si erano conclusi sull’1-1 con il gol di Schnellinger al 90′ che pareggiava in extremis la rete iniziale di Boninsegna. L’interesse destato dalla gara è talmente alto, anche tra i secondini, che 23 prigionieri del carcere di Città del Messico evadono proprio durante quegli storici tempi supplementari.
Lascio che a raccontarvela siano le parole di Gianni Brera, maestro del giornalismo sportivo italiano.

«I tedeschi sono battuti. Beckenbauer con braccio al collo fa tenerezza ai sentimenti (a mi, nanca un po’). Ben sette gol sono stati segnati. Tre soli su azione degna di questo nome: Schnellinger, Riva, Rivera. Tutti gli altri, rimediati. Due autogol italiani (pensa te!). Un autogol tedesco (Burgnich). Una saetta di Boninsegna ispirata da un rimpallo fortunato.
Come dico, la gente si è tanto commossa e divertita. Noi abbiamo rischiato l’infarto, non per scherzo, non per posa. Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l’aspetto tecnico-tattico. Sotto l’aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è che i messicani non la finiscono di laudare (in quanto di calcio poco ne san masticare).I tedeschi meritano l’onore delle armi. Hanno sbagliato meno di noi ma il loro prolungato errore tattico è stato fondamentale. Noi ne abbiamo commesse più di Ravetta, famoso scavezzacollo lombardo. Ci è andata bene. Siamo stati anche bravi a tentare sempre, dopo il grazioso regalo fatto a Burgnich (2-2). L’idea di impiegare i dioscuri Mazzola e Rivera è stata un po’ meno allegra che nell’amichevole con il Messico. Effettivamente Rivera va tolto dalla difesa. Io non ce l’ho affatto con il biondo e gentile Rivera, ma non posso vedere il calcio a rovescio: sono pagato per fare questo mestiere. Vi siete accorti o no del disastro che Rivera ha propiziato nel secondo tempo?»
[Gianni Brera]

Rivera aveva effettivamente combinato un disastro, che gli era valso parecchi insulti da parte di Albertosi: sul terzo gol della Germania, appostato sul palo ha lasciato che la palla gli sfilasse tra il corpo e il palo. 3-3 al 109′.
Rivolto ad Albertosi, dopo che questo gli aveva rivoltato addosso tutti gli insulti che conosceva, Rivera gli sussurra: “Vado a rimediare, faccio gol”.
Minuto 110, Rivera raccoglie l’assist di Bonimba ed è il 4-3 finale che passerà alla storia.

In finale c’è il fortissimo Brasile di Pelè; chi vince si porta definitivamente a casa la Coppa Rimet. È una partita storica.gol-pele-finale
E il primo gol storico lo è: su un cross dalla destra Burgnich, un bel mastino, deve marcare Pelè. Burgnich è più forte, è più alto, è più cattivo. Il brasiliano non può farcela. Pelè però si arrampica dove nessun altro sarebbe potuto arrivare e la schiaccia in rete. Boninsegna ci illude regalandoci un pareggio, ma la fatica della semifinale si fa sentire e il Brasile vince meritatamente per 4-1.
Con sorpresa di tutto il pubblico italiano, stavolta al 46′ non c’è stato il solito cambio. Solo all’84’ Valcareggi ha inserito anche Gianni Rivera.
Le cronache raccontano di pressioni da parte di alcuni giocatori ed anche dirigenti dopo la semifinale per tenere l’interista in campo, perché Rivera si era dimostrato troppo votato all’attacco e allungava pericolosamente la squadra. Tanto basta per scatenare polemiche infinite, nonostante il pur onorevolissimo piazzamento: in Italia la comitiva è accolta da fischi e lancio di pomodori e uova.

1974, Germania Ovest

Aldo Moro è presidente del consiglio. Il paese è diviso tra le Brigate Rosse, forze di estrema destra e strane congiure parastatali.

La Germania è molto preoccupata di adottare adeguate misure di sicurezza. Solo due anni prima infatti, in occasione delle Olimpiadi di Monaco di Baviera, un gruppo di terroristi palestinesi aveva fatto irruzione nel villaggio olimpico che ospitava la rappresentanza israeliana prendendo come ostaggi 11 atleti. Nonostante una lunga trattativa con la polizia, l’operazione si concluse col triste bilancio di 17 vittime. La tragedia viene oggi ricordata come il Massacro di Monaco.
Quindi in occasione dei mondiali i tedeschi potenziarono notevolmente le misure di sicurezza. Le forze di polizia pattugliavano gli stadi, e le sedi dei ritiri delle squadre nazionali furono poste sotto coppa-fifastretta sorveglianza. Ogni nazionale veniva scortata, per ogni incontro, dal ritiro fino all’ingresso nello stadio, per poi essere riaccompagnata in albergo, dopo la partita.

La nuova coppa del mondo, la “coppa FIFA”, disegnata dall’italiano Silvio Gazzaniga, prende il posto della coppa Rimet.
A differenza della precedente, questo trofeo non viene mai assegnato definitivamente ad una nazionale, verrà però cambiato quando finirà lo spazio per incidere i nomi dei vincitori (2038).

La squadra azzurra è pressoché la stessa del 70′, il cittì è ancora Valcareggi e 10/11 sono gli stessi, tutti sopra i trent’anni.
Alla vigilia della competizione, la nazionale è carica di tensioni. Il problema della convivenza tattica fra Mazzola e Rivera tiene tutti sulla corda.

Dopo aver battuto Haiti e pareggiato con l’Argentina, la nazionale azzurra si trova di fronte la Polonia, già qualificata, mentre all’Italia serve un punto per passare il turno. Il primo tempo si conclude con la Polonia in vantaggio per 2-0, gli azzurri riescono ad accorciare le distanze con Capello ma non basta. Con questa sconfitta finisce l’avventura dell’Italia ai mondiali di Germania.
Uno degli episodi più significativi del mondiale azzurro fu la celebre parolaccia lanciata da Chinaglia, e ripresa in diretta tv, all’indirizzo di Valcareggi al momento della sostituzione con Anastasi (che peraltro segnò) nella partita contro Haiti. L’episodio, rese bene il clima che si respirava nello spogliatoio, diviso per clan.

Il Brasile, dell’ormai ritirato Pelè, cedette il testimone al calcio totale dell’Olanda di Johan Crujff, che dominò tutto il torneo con le sue giocate eccezionali. In finale però gli “orange” si arresero alla tenacia della Germania del “kaiser” Beckenbauer.

1978, Argentina

Siamo già al quarto governo Andreotti.
Il 9 maggio l’Italia celebra i funerali dello stato: per Aldo Moro e Peppino Impastato.
È l’anno dei tre Papi sulla cattedra di Pietro: Paolo VI, Giovanni Paolo I (che pontifica solo per tre giorni) e infine Wojtyla.
È anche l’anno di John Travolta che affolla i cinema e le disco con “La febbre del sabato sera”.

Ma è soprattutto il periodo della “guerra sucia” (la guerra sporca), condotta in Argentina tra il 1976 e il 1983 dalla giunta militare argentina. Dopo un colpo di stato militare guidato dal generale Videla (spodestando Evita Peron), vige un regime totalitario, che alimenta un terrore quotidiano. Le prigioni traboccano di prigionieri politici, di molti altri non si avranno più notizie: costituiranno il lungo e triste elenco dei “desaparecidos”.
In un clima del genere (Johan Crujff, protagonista indiscusso dell’edizione precedente, si rifiuta di partecipare per protesta contro il regime di dittatura), ancora una volta il calcio è strumento per raccogliere consenso di massa: la nazionale argentina, anche per questo motivo, è la favorita d’obbligo e riuscirà infatti a vincere il suo primo torneo mondiale, impresa mai riuscita, neppure ai tempi di Di Stefano, né a quelli di Sivori, Maschio e Angelillo.
Timerman, Ministro degli Esteri argentino, ha poi dichiarato: “Considero la vittoria del 1978 una vergogna. È stata la vittoria della dittatura, un successo che è servito a quegli assassini per lavarsi la faccia.”

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Enzo Bearzot, soprannominato il “vecio”

Gli azzurri sono guidati da Enzo Bearzot.
Il commissario tecnico friulano, allenatore poco fortunato alla guida di squadre di club e della nazionale under-23, presenta una formazione completamente rivoluzionata rispetto alle edizioni precedenti: una squadra giovane, tradizionalmente attenta alla difesa con Zoff, Scirea e Gentile, può contare sulla classe di Causio e Bettega, sull’estro di Antognoni e sui guizzi vincenti di Paolo Rossi.
Dopo aver eliminato l’Inghilterra nelle qualificazioni, la nazionale si ritrova in un girone di ferro con Argentina, Ungheria e la Francia di un giovanissimo Platini.
Contro ogni aspettativa gli azzurri dominano il girone. Esordio vincente con la Francia per 2-1. Sconfitta nettamente l’Ungheria per 3-1. E un’indimenticabile gol di Bettega, considerata la rete più bella di tutto il torneo, relega i padroni di casa al secondo posto. L’Italia è indicata come la migliore formazione di tutto il torneo.

La formula prevede un altro girone, stavolta ci toccano Germania Ovest, Olanda e Austria. Nonostante il buon gioco ci fermiamo sullo 0-0 con i tedeschi, mentre un gol di Rossi è sufficiente a battere l’Austria. Ma siamo costretti a soccombere di fronte al calcio totale degli olandesi, 1-2 con Zoff non privo di responsabilità. Ci giochiamo comunque il terzo posto con il Brasile.
Nella finale di consolazione ci condanna un tiro da lontano di Dirceu che inganna Zoff, lasciando ancora spazio ad ampi dubbi sulle sue qualità. Si riscatterà però, con gli interessi, quattro anni più tardi in Spagna.

1982, Spagna

Il primo ministro è Spadolini, il primo governo repubblicano con un presidente non democristiano.
A Sanremo Vasco Rossi esplode con Vado al massimo.
Inizia la folle guerra delle Falkland-Malvinas.

La grande novità di questi mondiali è l’incremento del numero delle formazioni partecipanti: da 16 a 24 squadre.
Le grandi stelle non mancano: il francese Michel Platini, l’ex pallone d’oro Oleg Blochin, i tedeschi Karl-Heinz Rummenigge e Hansi Müller, il polacco Zbigniew Boniek, ma soprattutto fa il suo esordio al mondiale uno dei giocatori più forti della storia del calcio: Diego Armando Maradona.

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Da sinistra in piedi: Dino Zoff capitano, Graziani, Bergomi, Scirea, Collovati, Gentile
Seduti: Conti, Rossi, Oriali, Cabrini, Tardelli

L’Italia è ancora guidata da Bearzot. Il cittì è fortemente contestato dalla stampa per aver escluso giocatori di livello come Beccalossi e Pruzzo, ed aver invece deciso di portare in Spagna Paolo Rossi, reduce da due anni di squalifica per il coinvolgimento nello scandalo del calcio scommesse, il Totonero del 1980.
Il gruppo cardine comunque è quello del ’78, rinforzato da giocatori di altissimo livello quali Baresi, Bergomi, Conti e Altobelli.

Al primo girone ci aspettano Polonia, Peru e Camerun (alla sua prima partecipazione).
Con tre deludenti pareggi riusciamo comunque a passare al secondo girone. Per reagire alle critiche dei giornali nostrani Bearzot inaugura il cosiddetto “silenzio stampa”: solo il capitano Zoff rilascia interviste.

Al secondo turno di gironi ci sono Brasile e Argentina. Una squadra costruita sul contropiede dà il meglio contro squadre più forti, fatte per attaccare.
Contro i bianco-celesti di Menotti Gentile ha l’arduo compito di marcare a uomo Maradona. Le reti di Tardelli e Cabrini stendono l’Argentina, 2-1.

Dopo c’è il Brasile: si dice sia il più forte Brasile di sempre. L’Italia deve assolutamente vincere per accedere alla semifinale.
La stampa chiede il cambio di Paolo Rossi, fuori forma.

La partita è delle più emozionanti. È il match che vede esplodere Pablito Rossi con una storica tripletta, che vede Claudio Gentile mettere la museruola a Zico. Gli azzurri passano per due volte in vantaggio, ma il Brasile riesce sempre ad agguantare il pareggio (Socrates, Falcao), finché Rossi al 75′ infligge alla nazionale verdeoro il definitivo k.o. e Zoff sul fischio finale si distende magicamente a bloccare sulla linea un colpo di testa di Leandro, prendendosi a quarant’anni la rivincita su se stesso ed il mondo intero.

La partita sarà ricordata dai brasiliani come “la tragedia del Sarrià”.

 

Ormai siamo noi la squadra da battere.

In semifinale c’è la Polonia: 2-0, doppietta di Rossi in scioltezza.

Madrid, 11 luglio 1982

In finale, al Bernabeu, c’è la Germania Ovest. Sempre loro. Ad assistere c’è anche il presidente della repubblica Sandro Pertini.mitico-pertini

Ci permettiamo finanche il lusso di sbagliare un rigore con Cabrini. Poi però dilaghiamo con Rossi, ancora lui, Tardelli, il cui urlo di gioia ancora risuona tra gli spalti del Bernabeu, e con Altobelli, concedendo agli avversari soltanto le rete della bandiera con Breitner.
Per la terza volta siamo campioni del mondo.
In tv la voce di Nando Martinelli ripete per tre volte “campioni del mondo”. In tribuna Pertini agita le mani accanto al Re di Spagna, forse pregustando la partita a scopone con Zoff e Bearzot sull’aereo che lo riporterà in Italia accanto ai campioni del mondo.

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Luca Cisternino

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