Mondiali. Storia d’Italia: maledetti rigori

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1986, Messico

Alla presidenza del consiglio c’è Bettino Craxi.
In Italia impazzano i Duran Duran,
È l’anno del disastro di Cernobyl, uno dei più gravi incidenti mai verificatosi in una centrale nucleare.
Il Maxiprocesso di Palermo alla mafia è al centro delle cronache dei quotidiani italiani.
Nel 1986 esce anche Top Gun, segnerà un’epoca.

Cambia la formula del torneo: niente più doppio girone, per la prima volta ci sono gli ottavi.

maradona_inghilterra

La famosa “mano de dios”

L’indiscusso protagonista di questi mondiali è Diego “el pibe de oro” Maradona, che, passando per la famigerata “mano de dios” e per quello che è stato definito il più grande gol nella storia della coppa del mondo FIFA”, trascinerà la sua Argentina al secondo titolo mondiale.

È il primo mondiale raccontato da Bruno Pizzul.
L’Italia è ancora guidata da Bearzot. Il gruppo per metà è quello spagnolo, al quale vengono aggiunti alcuni giovani. Lo stesso gruppo che però non è riuscito nemmeno a qualificarsi per gli ultimi europei del ’84.

Gli azzurri vengono inseriti nel girone di Bulgaria, Argentina e Corea del Sud. All’esordio non andiamo oltre l’1-1 con la Bulgaria, gol di Altobelli. Stesso bottino anche nella partita successiva contro l’Argentina: al momentaneo vantaggio di Altobelli risponde un tocco sopraffino di Maradona che beffa un incredulo Galli. La qualificazione arriva a grande fatica grazie alla vittoria per 3-2 contro la Corea, decisivo l’autogol di Cho Kwang-Rae.
Raggiungiamo gli ottavi, ma nulla possiamo contro la Francia di Platini. Non basta la marcatura a uomo di Beppe Baresi sul numero dieci transalpino: 2-0, Platini e Stopyra

1990, Italia

Andreotti è nuovamente a capo del governo, mentre il mondo è in subbuglio: è crollato il muro di Berlino e il comunismo va scomparendo quasi ovunque.
Sul mercato arrivano i primi telefoni cellulari ma al contempo iniziano a sparire dalla circolazione i 45 giri.

Nell’Italia del calcio c’è fermento: si preannuncia una generazione di nuovi talenti pronti a dare il necessario cambio alla vecchia guardia del mondiale spagnolo.
Ma, soprattutto, sarà proprio il Belpaese ad ospitare questa edizione.

Azeglio Vicini può contare su gente come Baggio, Vialli, Donadoni, Maldini e Baresi; ma nonostante questi nomi altisonanti l’eroe del mondiale casalingo sarà un personaggio insospettato e inatteso, persino da se stesso.

Schillaci

Totò Schillaci

Totò Schillaci. Per Gianni Brera verghianamente “Turi”.
Arrivato come ventitreesimo uomo, l’attaccante palermitano che davanti ai microfoni litiga con la sintassi si trova catapultato nella prima partita contro l’Austria a dover sostituire un evanescente Carnevale.
E cinque minuti dopo l’ingresso in campo segna, di testa.
Per lui e per l’Italia è la prima di sei notti magiche.
Segnerà in tutte le partite dell’Italia, permettendo così agli azzurri di superare agevolmente girone prima, Uruguay e Irlanda dopo, arrivando in semifinale.

3 Luglio 1990, Italia-Argentina.
Il caso vuole che si giochi a Napoli: casa Maradona o casa Italia?
Maradona sfrutta la situazione: “Trovo di cattivo gusto chiedere ai napoletani di essere italiani per una sera, dopo che per 364 giorni all’anno li trattate da terroni.”
Giorgio Tosatti invece descrive così l’anomala circostanza: “In nessuna città del mondo s’è mai giocata una partita così lacerante. Napoli è una donna divisa fra l’amore per il proprio uomo e la lealtà verso la famiglia, l’orgoglio di appartenervi. Il richiamo del sangue e quello del cuore.”

Prevarrà al San Paolo il richiamo delle radici, dei vincoli più antichi: si tifa Italia ma il clima rimane surreale.
La partita non regala grandi emozioni e per la prima volta (di quella che sarà una lunga serie) l’Italia deve decidere il suo destino mondiale ai calci di rigore.
È l’errore di Donadoni a esserci fatale e a concludere qui un cammino bello e inaspettato.

1994, USA

Inizia l’era Berlusconi.
Morti illustri: nella sua casa a Seattle si spara Kurt Cobain, a Imola nella curva del Tamburello muore Ayrton Senna.

C’è Arrigo Sacchi. Cambia la ratio delle convocazioni: non i più bravi, ma i più adatti al suo calcio e al suo modulo: un calcio meno romantico ma più scientifico.
Che io abbia a disposizione 11 campioni o 11 brocchi, non importa: tutto si gioca nel modulo”. Prima di mandarli a letto, consegna ai giocatori schemi con i movimenti da mandare a memoria.

All’esordio a New York però si materializza una pesante sconfitta per 1-0 con l’Irlanda.
Sacchi era sicuro che il pubblico sarebbe stato per gran parte a nostro favore, gli avevano detto infatti che la maggior parte dei biglietti erano stati comprati da italiani. Ma lo stadio è all’80% irlandese.
Gli italiani avevano sì comprato i biglietti, ma solo per rivenderli agli irlandesi a prezzi maggiorati.

Poi c’è la Norvegia: al 21’ Pagliuca viene espulso per un’uscita scriteriata fuori area. Bisogna sostituire qualcuno per far entrare Marchegiani.
Arrigo sceglie il “divin codino”. Roberto e l’Italia intera si chiedono la stessa cosa: sei sicuro? proprio lui?
L’improbabile e fondamentale vittoria arriverà grazie ad un gran gol dell’altro Baggio, Dino.

Il successivo pareggio contro il Messico ci consente di accedere agli ottavi dove ci troviamo ad affrontare la più grande sorpresa di questi mondiali: la Nigeria, guidata da Bababayaro e Jay-Jay Okocha.
Le “aquile” vanno in vantaggio con un gol balordo nel primo tempo, ma la partita si mette decisamente peggio quando al 60’ Gianfranco Zola viene ingiustamente espulso.
Pagliuca inizia a pensare a dove andare in vacanza quando a 100 secondi dalla fine di quell’ottavo di finale inizia il mondiale del giocatore più atteso.
Fino all’88’ di quella partita infatti Roberto Baggio non aveva particolarmente incantato, poi quel piatto destro che si infila nell’angolino. E da quel momento il “divin codino” prende per mano la squadra.
Ai supplementari un rigore dello stesso Baggio fissa il risultato sul 2-1. Italia ai quarti dove una grande partita con la Spagna, 2-1 con la firma dei due Baggio (che non sono parenti), fornisce la fiducia necessaria per andare avanti.

È semifinale, c’è la Bulgaria: Baggio vs Stoichkov.
Segnano entrambi, ma Baggio ne fa due per il 2-1 che porta gli azzurri in finale.
Purtroppo però il campione si infortuna, è in dubbio per la finale.

Pasadena, 17 Luglio 1994, ore 12.00.
Italia e Brasile si affrontano in un forno.
Sacchi sceglie di schierare Baresi (a pochi giorni dall’operazione al ginocchio) e il divin codino, infortunato.
Il caldo gioca un ruolo fondamentale (36 gradi, 70% di umidità) e per la prima volta nella storia una finale mondiale si deciderà ai rigori.
Dopo gli errori di Baresi e Massaro, Pagliuca tiene in corsa gli azzurri Baggio94respingendo il tiro di Marcio Santos. Poi si presenta Baggio. Sono tutti convinti che tirerà un rigore piazzato, rasoterra, con la sua solita calma, ma la palla supera la traversa in alto, Brasile campione.
Non avevo mai tirato un rigore alto, credo sia stato Ayrton da lassù a far vincere i brasiliani”

1998, Francia

Sono gli anni dell’alternanza di governo Berlusconi-Prodi.
Sugli schermi viene proiettato Titanic e my heart will go on fa da colonna sonora ad ogni ragazzina in cerca del suo Jack.

A guidare gli azzurri arriva il tecnico dell’Under 21, Cesare Maldini.
A differenza del più severo e rigoroso Sacchi, Cesare ha i modi da compagnone ed un approccio decisamente meno scientifico; entra facilmente nel cuore degli italiani, nonostante la riproposizione della staffetta. 28 anni dopo Rivera-Mazzola, tocca a Baggio-Del Piero.
Nonostante la scarsa verve della bandiera bianconera però Baggio non viene quasi mai utilizzato per una partita intera.
L’Italia è divisa.

La prima partita è storicamente difficile: se poi è il Cile di Zamorano e Salas sicuramente non aiuta.
Salas è in grande spolvero e con una doppietta porta il Cile sul 2-1, ed è solo grazie ad un rigore, procurato e realizzato da Baggio, che nel finale gli azzurri agguantano il pareggio.
Nonostante la falsa partenza, il girone viene superato in scioltezza grazie ad uno straordinario Bobo Vieri.

Agli ottavi c’è la Norvegia, squadra di giganti.
Il gioco degli scandinavi è semplice, cross a più non posso in area a cercare la testa del colossale Tore Andre Flo. In marcatura sul centravanti viene sistemato Fabio Cannavaro.
La critica commenta aspramente questa scelta, I centimetri di differenza tra i due sembrano troppi, ma Fabio, dotato di grande elevazione, si esalta, le prende quasi tutte lui.
È il solito Bobone a siglare l’1-0 che stende la Norvegia.

Ai quarti ci aspettano i padroni di casa, ci temono, e la partita non regala nessun tipo di emozione: la decisione dopo i tempi supplementari.
Di_Biagio_98
Per la terza volta consecutiva ci si gioca il mondiale ai calci di rigore, e per la terza volta consecutiva il fato ci è avverso.
Due errori a testa e per ultimo tocca a Gigi Di Biagio. Se sbaglia siamo fuori.
Il centrocampista crolla di schiena a terra dopo aver sentito il rumore sordo della palla che si stampa sulla traversa.
L’immagine di Blanc che bacia la pelata di Barthez sarà l’ultimo fotogramma per gli italiani a Francia ’98.

2002, Corea e Giappone

Ancora Berlusconi.
Intanto il 2002 è l’anno della definitive adozione dell’Euro.

Per la prima volta il mondiale va in Asia e ci guida una pietra miliare del calcio nostrano, uno degli allenatori più vincenti di sempre: il Trap.
I giocatori vengono portati in ritiro in Giappone sin dall’inizio di giugno, Totti commenterà con un eloquente “s’è squajata ‘a Playstation”.

All’esordio incontriamo e superiamo facilmente l’Ecuador e, come in Francia, è ancora Bobo Vieri l’uomo in più degli azzurri, nonostante l’attenzione mediatica sia focalizzata sull’ennesima staffetta.
Questa volta il binomio è Totti-Del Piero.
Il romanista viene quasi sempre preferito allo juventino, nonostante non disputi un mondiale memorabile.
La seconda partita ci vede opposti alla Croazia, ed è una partita strana: l’Italia conduce 1-0 senza grossi patemi e anche con qualche gol ingiustamente annullato, la partita sembra in pugno agli azzurri, ma avviene un’incredibile rimonta croata che in 3 minuti segna prima con Olic e poi col perugino Rapajc.
Ci si gioca tutto contro il Messico.
Ed è Del Piero, subentrato, a mettere a segno a pochi minuti dalla fine il gol del pareggio e della qualificazione.

18 Giugno, Daejeon.
Si va a giocare in Corea contro i coreani.
È un inferno di maglie rosse sugli spalti, e la scritta Again 1966 inquieta gli italiani e riporta alla mente l’impresa dei cugini del Nord.
Ad arbitrare c’è Byron Moreno, un cicciottello ecuadoregno che sarà incredibilmente l’uomo partita.tutti contro Byron Moreno
Si capisce subito quale sarà l’andazzo della partita: fortunatamente Gigi Buffon riesce a neutralizzare un rigore dubbio assegnato ai coreani.
Vieri riesce a siglare il gol del vantaggio, ma tra rigori non dati e falli non fischiati si arriva all’87’ quando su errore della retroguardia italiana, i coreani agguantano il pareggio.
I supplementari sono una battaglia, il pareggio in extremis è una mazzata psicologica per gli italiani, ma il peggio deve ancora arrivare: viene espulso Totti per doppio giallo per “simulazione”.
Eroicamente non ci arrendiamo e continuiamo ad attaccare ma nuovamente viene annullato un gol, stavolta a Tommasi, per fuorigioco, e Vieri riesce a sbagliare una clamorosa occasione a porta quasi vuota.
Il destino è chiaro quando su un cross dalla sinistra il perugino Ahn salta più in alto di tutti e deposita la palla nell’angolino alle spalle di un incolpevole Buffon. È il golden gol che ci condanna.
A poco è servita la bottiglietta d’acqua santa del Trap sotto la panchina.

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Mario Villani

Mario Villani

Nato a Bari nell'ormai lontano 1989. Dopo 5 anni a Milano abbandona il grigiore padano per cercare qualcosa nel Sud Est del mondo. Oggi in Indonesia, scrittore per caso (o per sbaglio).
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