Mondiali. Storia d’Italia: Le grandi beffe

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Capitolo 2: Le grandi beffe

1950, Brasile

L’Italia è ancora un paese prevalentemente agricolo.
Al governo c’è De Gasperi, e in radio inizia a fare capolino il Rock n’Roll.

4 Maggio 1949. Il campionato italiano è dominato da un’unica squadra: il Grande Torino. È dal 1942 che vince sempre.
Quel pomeriggio la squadra si trova su un aereo di ritorno da Lisbona dove era andata a disputare una normalissima amichevole contro il Benfica.
L’aereo si schianta sull’ormai tristemente famosa collina di Superga, vicino Torino, tutti morti.
“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta”. (I. Montanelli).

L’evento segnò profondamente il calcio italiano e in particolare la nazionale.
Gran parte di quei giocatori, infatti, erano giocatori della nazionale, e l’anno successivo era in programma il mondiale in Brasile. Per la prima volta la nazionale doveva andare oltreoceano. Chiaramente la paura era tanta e si scelse di andare in nave.

 Ma 16 giorni di traversata non sono ideali per preparare un evento sportivo. Gli azzurri avevano pianificato di sostenere tutta la preparazione atletica durante quei giorni, in nave.
Un totale fallimento.
Lo scarso spazio, lo stress psicologico e soprattutto la carenza di palloni non aiutarono.
A due giorni dallo sbarco ogni pallone portato dall’Italia era ormai finito nell’Atlantico.
L’esordio dunque si rivelò una debacle assoluta: gli italiani riuscivano a malapena a stare in piedi e furono sconfitti per 3 a 2 da una compagine di dilettanti svedesi. Avventura conclusa. Durò più la traversata della permanenza.

1954, Svizzera

Il 3 gennaio in Italia arriva la televisione.
Al Governo c’è Scelba con una forte politica anticomunista: L’Unità deve essere venduta sottobanco nelle edicole.

Al passo coi tempi questo mondiale è il primo ad essere trasmesso in televisione.
Il commissario tecnico è l’ungherese Lajos Czeizler, il capitano e bandiera azzurra è lo juventino Giampiero Boniperti, reduce dalla disfatta di quattro anni prima.

Alla prima partita ci attende la Svizzera padrone di casa, ad arbitrare il brasiliano Viana.

Lorenzi

Benito Lorenzi in procinto di segnare la rete che poi gli verrà ingiustamente invalidata

Niente di strano al di fuori del fatto che quest’ultimo fosse in ritiro nello stesso luogo in cui c’era la nazionale elvetica.
L’Italia perde la gara di l’esordio per due a uno.
E perde con un regolarissimo gol di Lorenzi annullato prima per fuorigioco (con due calciatori svizzeri sulla linea di porta..) e poi per un fallo di Galli (colpevole di aver driblato due difensori avversari..). Al fischio finale il discusso direttore di gara verrà percosso e malmenato da più di un giocatore italiano.

Il caso vuole che ai quarti ritroviamo la Svizzera. È il momento della vendetta.
Ma inspiegabilmente Czeizler la mattina della partita decide di annunciare una formazione fatta solo di seconde linee. La squadra si ribella, c’è chi se ne va, chi lancia sedie, ma la formazione è già decisa.
Quattro a uno per gli svizzeri, tutti a casa, come sempre tra le polemiche.

1958, Svezia

Al soglio pontificio sale Giovanni XXIII, il Papa buono.
Al governo, invece, c’è Fanfani, e la DC non è mai stata così potente.
Nelle radio inizia a sentirsi quella che diventerà la canzone italiana più conosciuta al mondo: Volare.

Al mondiale, però, l’Italia non ci arriva.

Belfast, 15 Gennaio 1958.
Gli azzurri devono almeno pareggiare contro l’Irlanda del Nord per qualificarsi per il mondiale svedese.

Ad allenare la nazionale c’è questa volta Foni, allenatore poco esperto, preso in bambola tra mille consigli e indecisioni e strenuo oppositore del “catenaccio” e del gioco all’italiana.
Indeciso tra la granitica difesa del Padova di Rocco e tra schierare un unico blocco di una delle grandi del campionato, Foni schierò una formazione imbarazzante, un mix di tante squadre, addirittura con quattro punte, tutte oriunde, garantendosi gli sberleffi di tutto il mondo.
Sconfitta per 2-1 l’Italia non può andare in Svezia.

1962, Cile

C’è Ancora Fanfani al governo, ma in Italia ormai si cambiano due governi all’anno.
Il boom economico sta trasformando il paese.
Celentano è il simbolo musicale dell’Italia, mentre nelle radio imperversa ancora il fenomeno del Rock n’Roll e in particolare del king, Elvis.
Muore in circostanze misteriose Norma Jean Mortenson, in arte Marilyn Monroe, e Brian Jones forma ufficialmente i Rolling Stones.

È il primo Mondiale in cui troviamo una mascotte.

altafini, angelillo e sivori

Altafini, Angelillo e Sivori

L’Italia arriva in Cile guidata da Edmondo Fabbri.
Fabbri era stato protagonista di un miracolo sportivo: in quattro anni aveva portato il Mantova dalla Serie D alla Serie A. Quell’estate era anche stato contattato dall’Inter per sostituire Helenio Herrera.
Per fortuna dei nerazzurri Moratti cambiò idea.
Per tutta risposta il tecnico decise di non convocare le due bandiere interiste Armando Picchi e Mariolino Corso.

L’Italia arriva in Cile con grandi aspettative: la squadra è forte, solida e guidata da tre campioni assoluti: Altafini, Sivori, Rivera.
Alla prima partita incontriamo la Germania Ovest e, come spesso accade, disputiamo un esordio senza lodi, ma questa volta senza nemmeno infamie: 0-0.

Ci tocca affrontare così i padroni di casa.

Il clima è dei più complicati: alcuni giornalisti italiani avevano attaccato aspramente il Cile definendolo “il simbolo triste di uno dei paesi sottosviluppati del mondo e afflitto da tutti i mali possibili: denutrizione, prostituzione, analfabetismo, alcolismo, miseria”, o ancora :“il Cile sul piano del sottosviluppo deve essere messo alla pari di tanti paesi dell’Asia e dellAfrica… Gli abitanti di quei continenti sono dei non progrediti, questi sono dei regrediti.”

2 Giugno 1962, la Battaglia di Santiago.

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Un immagine della “Battaglia di Santiago”

Non ci vuole molto a capire che Cile-Italia sarà una guerra più che una partita di calcio. Ad arbitrare si trova malauguratamente l’inglese Aston. E pensare che gli italiani avevano protestato per evitare un arbitro di lingua spagnola.
Magari sarebbe stato meglio.
Al 7’ un brutto fallo scatena la reazione di Ferrini. Rosso e proteste.
Durante le proteste un cileno colpisce violentemente Maschio che crolla a terra, Aston è girato e non interviene; ma ad intervenire sono i Carabineros de Chile per sedare la rissa generata e portare fuori Ferrini imbufalito.
Maschio, nell’episodio, si frattura il naso, ma continua a giocare: all’epoca non erano previste le sostituzioni.
La partita continua tra falli e proteste.
Il cileno Sanchez (figlio di un ex campione di pugilato) dopo aver commesso un brutto fallo su David e averne subito uno altrettanto brutto, sferra un pugno al giocatore italiano.
Aston per tutta risposta fischia una punizione a favore per il Cile.
Nell’azione successiva David entra su Sanchez sferrandogli un calcio alla spalla: rosso diretto.
La polizia deve intervenire altre tre volte durante la partita.

Ovviamente l’Italia viene sconfitta per due a zero, e sfuma così la qualificazione alla fase finale.

1966, Inghilterra

Infuria la guerra in Vietnam.
In Italia Aldo Moro è presidente del Consiglio.
Un nuovo tipo di musica sta nascendo, sconvolgendo l’intero panorama mondiale, i Beatles sono ovunque nelle radio, e il movimento hippie ha conquistato ormai mezzo mondo.

L’Italia, non si sa bene perché, è ancora guidata da Fabbri, e il mondiale si gioca nella patria del calcio.
Il girone degli azzurri sembra semplice: (Cile, URSS e Corea del Nord).
L’esordio ci regala una vittoria contro il Cile che sa di vendetta, mentre la successiva sconfitta con l’URSS non fa tremare gli italiani: per l’ultima partita si gioca contro i coreani, la pratica sembra archiviata, il pensiero va già ai quarti.

19 Luglio, Middlesbrough.
La Corea del Nord non esiste, è un paese non riconosciuto e che ancora non si è ripreso dalla guerra civile. Il presidente, Kim Il-sung, chiede almeno una vittoria, per l’orgoglio, per far vedere al mondo che esistono.

corea

Italia – Corea


Fabbri, però, li ritiene ridicoli e si sente tanto fiducioso da schierare Bulgarelli in condizioni precarie.
La partita si mette bene per l’Italia che ha diverse occasioni per segnare, mentre la Corea sembra spaesata; ma al 35′ la partita cambia: Bulgarelli si infortuna ed esce. Non ci sono cambi, Italia in 10.
I coreani prendono coraggio, e iniziano a giocare davvero, gli italiani vanno in confusione e col passare del tempo i piccoli asiatici diventano dei giganti.
È al 42′ che il dentista Pak Doo-Ik sferra un bel tiro su cui Albertosi non può nulla.
È il trionfo per i coreani, che vinceranno 1-0; l’ennesima umiliazione per gli italiani.

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Mario Villani

Mario Villani

Nato a Bari nell'ormai lontano 1989. Dopo 5 anni a Milano abbandona il grigiore padano per cercare qualcosa nel Sud Est del mondo. Oggi in Indonesia, scrittore per caso (o per sbaglio).
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