Mio cugino Marek Hamsik

 In Sport, Storie di Sport

Napoli, intorpidita e iperattiva al suo risveglio, stropiccia gli occhi nei suoi rioni.
I vociai diffusi, gli odori di pasticceria, i movimenti frenetici, i clacson in lontananza, il caffè nella tazzina rovente.
Alzi lo sguardo e la vedi li, candida, stesa su un filo, quasi deificata da un raggio di sole, profumata, appena lavata. E’ una maglia azzurra, con il 17 bianco, li pronta per essere sudata, come ogni giorno, tra quelle stradine, vissuta, strattonata, baciata. Perché a Napoli, quella maglia e quel numero, vogliono dire sacrificio, classe, dedizione, appartenenza, napoletanità, vogliono dire: aver scelto Napoli.

Un rapporto carnale nato quasi per sbaglio, come un figlio non voluto. Marek Hamsik arriva a vent’anni in punta di piedi e infradito a Castel Voluturno, lo stesso giorno del Pocho Lavezzi, per cinque milioni e mezzo di euro, proprio nel pieno di una dura contestazione dei tifosi: “Basta giovani, vogliamo campioni”.
Non lo sapevano, ma indirettamente erano appena stati accontentati.hamsik-620x400

Da quel 28 giugno del 2007, Marek e la sua cresta non hanno mai più lasciato le pendici del Vesuvio. E’ cresciuto e ha visto crescere una squadra, anno dopo anno, accompagnandola, soffrendo e gioendo con lei in ogni occasione.

media_x1s69k5zDopo la gavetta a Brescia il primo anno è già da incorniciare, gol all’esordio durante un 4-0 rifilato al Cesena in Coppa Italia, e sole tre giornate d’attesa per timbrare il cartellino la prima volta anche in campionato. A fine stagione risulterà il giocatore più prolifico del Napoli in Serie A con nove reti, tra le quali, una doppietta contro la Lazio e un gol memorabile contro il Milan, dopo essere partito in contropiede dalla propria area di rigore.
Il secondo anno comincia come era finito il primo, e non tradisce le attese, ancora nove gol a fine stagione e Oscar del calcio Aic come miglior giovane del campionato, superando Balotelli e Giovinco, il primo straniero nella storia a portare a casa questo riconoscimento.

I tifosi ormai hanno già imparato ad amarlo, apprezzarlo e a vedere in lui il futuro del Napoli, ma è la terza stagione che scatta veramente la scintilla, quella in cui avviene la fusione, dove si crea il legame.

31 ottobre 2009 – Il Napoli è sotto a Torino contro la Juventus per 2-0, dopo i gol di Trezeguet e Giovinco, quando Hamsik accorcia prima le distanze con un facile appoggio nell’area piccola, e poi, dopo il gol del pareggio di Datolo, con un piattone destro potentissimo supera nuovamente Buffon per il definitivo 2-3. Erano 21 anni che il Napoli non vinceva a Torino contro la Juve, 21 anni di ulcere e delusioni per i tifosi azzurri. Lo slovacco, il 17, quello con la cresta, aveva appena restituito ai napoletani gli sfottò. La soddisfazione di alzarsi con un sorriso beffarlo il lunedì mattina, e guardare con innato ottimismo al resto della settimana.

https://www.youtube.com/watch?v=WnmD3YAKYok

hamsik (1)Una storia che si scrive da sola quella di Marekiaro e Napoli. Il 13 marzo 2010 diventa il più giovane capitano della storia della società partenopea a soli 22 anni e 229 giorni, toccando quota 100 presenze solo qualche giorno più tardi, guarda caso, proprio contro i bianconeri.
Nel giro di un paio d’anni quella fascia sarà come tatuata sul suo braccio.

Un giocatore incredibile e imprevedibile, che sa unire la tecnica alla grinta, l’estro al senso della posizione. Un jolly in mezzo al campo, ma anche un implacabile giustiziere negli ultimi metri.

hamsik_getty_1Perché quando Marek gioca male, i tifosi non si arrabbiano, si offendono quasi, come un torto fatto in famiglia, come quelle reazioni di delusione con indifferenza passiva annessa, che utilizzano di solito i genitori. Nessun urlo, nessuno sbraito, nessun rimprovero, solo constatazioni per lui. Perché quando Marek gioca male, si vede subito. E’ chiaro, lampante, che manchi qualcosa. Non può non saltare all’occhio. Quasi come se fosse scontato per tutti che faccia ‘ò partiton’ o che, semplicemente, segni un golletto dei suoi. Perché lui già lo sa che i tifosi ci tengono.

Gioie che è riuscito a regalare più di una volta al popolo azzurro. Tantissimi i gol, altrettanti gli assist e due Coppa Italia portate a casa, la prima, guarda caso ancora una volta con la Juventus di mezzo, sconfitta questa volta per 2-0. Una Vecchia Signora che, ferita e colpita, ha più volte provato a trascinare prima il talento, poi la promessa, e infine il campione simbolo via dalla sua città, ma sempre con scarsi risultati. Perché Hamsik ha ripetutamente dichiarato di voler restare a Napoli, rinnovando ben tre volte il contratto da quando è arrivato nel giugno del 2007.

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Icona e capitano, inevitabilmente, anche della sua nazionale. Con la Slovacchia ha collezionato 83 presenze e 17 gol. Centrando la qualificazione ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, passando anche sopra l’Italia con un’incredibile vittoria per 3-2, che valse un inaspettato posto agli ottavi. Ad ottobre del 2015 poi, contro il Lussemburgo, grazie anche ad una sua doppietta la sua nazionale ha conquistato la prima storica qualificazione ad un Europeo.

arsenal-napoli-hamsik-270574Nel dicembre del 2013 arriva, in Champions League, quella che, forse, risulterà la più grande delusione di Hamsik con la maglia del Napoli.
Per l’ultima partita del girone d’eliminazione al San Paolo è ospite l’Arsenal, non un avversario qualunque. Al termine dei novanta minuti, nonostante un monumentale 2-0, la squadra di Benitez, con ben 12 punti, a pari merito con il Borussia Dortmund e i Gunners è costretta inesorabilmente a dire addio al passaggio del turno, a causa della differenza reti nella classifica avulsa. E’ la prima volta nella storia della competizione che una squadra viene eliminata dai gironi con così tanti punti conquistati.

Gli anni passano, gli allenatori e i compagni girano, ma Hamsik, il Napoli e la 17 restano lì, indissolubili. 391 con la maglia azzurra, 307 in campionato, 97 gol segnati e grandi del passato che vengono superati senza alcuna fatica, vecchi record che accostati allo slovacco appaiono mostruosamente normali, una cosa da tutti i giorni.

Dopo nove, intensissimi, anni il Napoli e Marekiaro sono lì a giocarsi, per la prima volta concretamente, il primo posto contro la Juventus. Con un Hamsik che sembra addirittura ringiovanito e rinvigorito dall’elisir di Sarri. Tanta corsa, precisione, duttilità, gol e assist. Emblema e simbolo anche dietro le quinte.

Per una cresta che ormai sta prendendo sempre più la forma del Vesuvio…

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Marco Marani

Marco Marani

Marco Marani, comunemente conosciuto come Nerus Oziantis, è una specie particolare alquanto affascinante. Mentre tutti gli altri esseri umani provengono dalle scimmie, molti studiosi ipotizzano lui discenda dai koala. Nato a Napoli, bivacca e scarabocchia a Firenze, dove è iscritto alla facoltà di giornalismo.
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