Minus The Bear – Voids – Recensione

 In Musica

Se non vi fosse mai capitato di ascoltarli, dopo il primo approccio alla loro musica probabilmente vi trovereste spiazzati. Se qualcuno mi chiedesse di associare una band ad un animale, per me i Minus The Bear sarebbero un camaleonte. Un camaleonte con spiccati tratti di schizofrenia e con un sistema di mimetizzazione in corto circuito.

Il 3 marzo è uscito il sesto album della band di Seattle, Voids, un disco gattopardiano, in cui tutto cambia, pur 1484152163638-mtb_voids_cover_f_rgb_lg_1400restando com’è. Dopo cinque anni dall’uscita dell’ultimo full-lenght di inediti, la formazione risulta mutata radicalmente dopo l’addio del batterista, Erin Tate, membro fondatore nonchè anima e deus ex machina della band, sostituito dal buon Kiefer Matthias. L’assenza di Tate rende la band monca di uno degli arti inferiori, e dunque incapace di correre, danzare e dare improvvisi cambiamenti di direzione. La struttura di base rimane invariata, con linee melodiche vocali estremamente piacevoli, ottimi arrangiamenti delle chitarre e sapiente uso dei synth, ed infatti l’ascolto di Last Kiss, traccia di apertura dell’album, ci porta immediatamente nell’eclettico mondo dei Minus dando l’impressione di un ritorno a casa. Non so voi, ma a volte capita di far ritorno a casa dopo un lungo periodo di tempo e trovarsi a disagio nel ritrovarsi sempre nelle stesse dinamiche e magari trovare un nuovo divano che non vi piace invece che quel divano fichissimo che avevate prima, ed è un po’ la sensazione che si ha ascoltando Voids, che nonostante possa contare su brani davvero piacevoli ed interessanti all’ascolto, non propone l’innovazione stilistica alla quale i Minus The Bear ci hanno abituato in ogni loro album.

L’impressione è che questo sia un album di passaggio, in cui la band di Seattle abbia deciso di fare all-in sui suoi punti di forza per mascherare la debolezza temporanea dovuta all’addio di Erin Tate, abbandonando i ritmi sincopati e le variazioni inaspettate, oltre che i momenti minimalisti che tanto avevo amato in Planet of Ice, per puntare su un’impostazione più facile nell’esecuzione e nell’ascolto, con dei momenti pop (Call the Cops, tra Coldplay e Biffy Clyro, What About the Boat?) ed altri più vicini al post-punk (Invisibile). Non mancano però delle sperimentazioni sonore interessanti sulle chitarre, come in Tame Beasts, uno dei migliori brani, e in Robotic Heart.

Voids non è il miglior lavoro dei Minus The Bear ma è un disco piacevole all’ascolto. Anche perchè, da loro, ci si aspetta sempre tanto. Ci si aspetta sempre qualcosa in più.

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Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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