Lo scorso venerdì Netflix ha caricato la seconda stagione di Master of none, la serie tv comedy creata da Aziz Ansari e Alan Yang, che per la scorsa stagione aveva ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui l’Emmy per la miglior sceneggiatura.

Nella prima stagione abbiamo imparato ad apprezzare una struttura e un mood narrativo diverso dal solito. Non si tratta della solita storyline lineare, che ha i riflettori puntati su un’unica situazione. Piuttosto gli episodi sono brevi pillole di quotidianità, più o meno slegati tra di loro, che affrontano argomenti attuali più o meno banali, temi di tendenza e stereotipi da sfatare o da consolidare.
La vita di Dev (Aziz Ansari) e della sua eclettica e particolare cerchia di amici rimane a volte sullo sfondo per poi riemergere con forza e decisione in alcune puntate e in particolare negli ultimi episodi. Dev è un ragazzo indiano all’imbocco dei 30 anni che deve compiere importanti scelte di vita e capire davvero cosa vuole fare e chi vuole essere: trovare il suo posto e la sua normalità in un mondo che ormai sembra importi quando e come raggiungere dei traguardi. Centrale è il tema della ricerca dell’amore, affrontato con originalità e spirito: Rachel (Noël Wells), la ragazza con cui Dev, dopo una serie di vicissitudini, si fidanza e va a convivere, è il personaggio più brioso e interessante.
Spicca tra tutti il nono episodio Mornings, in cui, come una serie di flash, si susseguono le mattinate che la coppia trascorre insieme e si assiste alla crescita e ahimè al capolinea di una relazione che resiste a ciò che la società si aspetta e dà per scontato. Dunque, nel finale di stagione la coppia si separa… lei va a Tokyo, lui in Italia.

 

Ed è in Italia, precisamente a Modena, che si apre la seconda stagione: la struttura, la vitalità e il mood rimangono gli stessi. Tuttavia, dal punto di vista tecnico fa un passo in avanti: la regia diventa più sapiente e sofisticata; la scenografia e la fotografia fanno risaltare i meravigliosi luoghi e paesaggi scelti, da Pienza al The Brooklyn Museum of Art.
I riferimenti alla cultura italiana, dal cinema in bianco e nero alla musica degli anni 50, sono costanti e per lo più dovuti a Francesca, la ragazza italiana che vivacizza la trama, interpretata da una Alessandra Mastronardi naturale e accattivante, che si integra perfettamente nel cast. Anche Riccardo Scamarcio, che interpreta Pino, il fidanzato di Francesca, entra nel cast anche se con un ruolo minore e un’interpretazione meno valida.
Dev in questa seconda stagione è cresciuto: più deciso, motivato e concentrato, sembra trovare la sua strada nel mondo lavorativo, coniugando il mondo della tv e quello della cucina.
Nonostante la maggiore coesione e unità tra gli episodi, le puntate centrali, ancora slegate e monotematiche, affrontano questioni più di spessore. Tra questi c’è il miglior episodio della stagione New York, I love You in cui le storie di alcuni abitanti della città si intrecciano e, come piccole tessere, si incastrano in un mosaico che raffigura la bellezza della diversità.

 

Master of None in questa nuova stagione è in crescita: continua a sperimentare dal punto di vista tecnico, aprendo una nuova strada alla comedy americana, e raggiunge nuove vette di ironia e di bellezza costruite su una trama semplice, che vuole rappresentare nient’altro che la diversità nella quotidianità.

Valutazione dell'autore
Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.