L’attesa per vedere in azione l’ultimo dei Defenders è finalmente finita.  Dopo Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage, Netflix presenta Iron Fist, una nuova serie originale composta da 13 episodi da un’ora circa ciascuno, appartenente al Marvel Cinematic Universe e basata sull’omonimo personaggio del fumetto.

La storia è quella di Danny Rand, figlio del ricco imprenditore Wendell Rand, che durante un viaggio sull’Himalaya all’età di dieci anni resta coinvolto in un terribile incidente aereo insieme ai genitori. Non rinvenendo i corpi, l’intera famiglia Rand è data per morta, facendo passare la gestione dell’impresa al secondo socio, Harold Meachum, e in seguito a causa di una malattia, ai figli Joy e Ward.

In realtà Danny è sopravvissuto ed è stato preso in custodia da dei monaci guerrieri, appartenenti alla fantastica città di K’un-L’un luogo di una dimensione parallela che apre il suo accesso al mondo ogni quindici anni. Grazie al loro addestramento Danny diventa un guerriero fortissimo, l’ultimo discendente della dinastia degli Iron Fist. La padronanza del kung-fu e una profonda fede mistica gli permettono di concentrare un’energia smisurata all’interno del suo pugno, diventando una vera e propria arma di distruzione. Dopo quindici anni di assenza Danny decide di tornare a New York per riprendere possesso dell’azienda di famiglia e indagare sulla morte dei genitori.

La creazione del contesto è uno dei punti di forza della serie. Se nei precedenti prodotti Marvel targati Netflix, il passato dei protagonisti è narrato attraverso flashback sporadici, qui abbiamo ben chiaro l’origine e lo scopo di Iron Fist e, sebbene la storia del miliardario che combatte il male ci suona come qualcosa di già sentito (Batman vi dice qualcosa?), gli autori giocano con i soliti cliché con ironia e sarcasmo. Dimentichiamoci quindi le atmosfere cupe e oscure di DareDevil e Jessica Jones, Iron Fist si avvicina più alla leggerezza e alla linearità dei prodotti cinematografici Marvel, che a quelli televisivi.

L’attore Finn Jones risulta un Danny Rand credibile, forse non troppo in linea con l’originario character design dei fumetti, più brillante e meno goffo, ma piuttosto naturale nell’interpretazione che infonde una profonda empatia nello spettatore. Seguiamo il percorso di Danny, passando dallo smarrimento, alla formazione, alla maturazione: la genesi del supereroe è interiore, non esteriore. Il protagonista deve innanzitutto accettare se stesso e ciò che è diventato. La scelta di non indossare maschere o costumi, infatti, punta a mostrare il lato umano dei protagonisti, fragili e insicuri, ma non per questo deboli.

Ma basta un buon protagonista a reggere un’intera serie? In questo caso no. Iron Fist ha più di qualche difetto, e non
li nasconde nemmeno tanto bene. La narrazione è lenta e pesante, ricca di espedienti inutili ai fini della stessa, che rendono il ritmo lento e frammentato. La trama manca di originalità ed è poco avvincente; la classica curiosità di fine episodio, linfa vitale di chi ama le serie tv, fatica a mostrarsi. L’azione stenta a decollare e le scene di combattimento, anche se ben coreografate, sono davvero rare.

Altro punto debole della serie sono i personaggi secondari. Nessuno di loro spicca per caratterizzazione o interpretazione, soprattutto i villan, poco carismatici e cattivi (i tempi di Kingpin e Killgrave sono lontani ahimè). Unica eccezione è la bella e brava Rosario Dawson nei panni dell’infermiera Claire Temple, presenza costante e forse vero filo conduttore di questi Defenders.

Nel complesso Iron Fist è una serie leggera e fruibile con un enorme potenziale ma sfruttato poco e male. Dopo il deludente Luke Cage, la parabola discendente delle serie Marvel targate Netflix sembra continuare; vedremo ora cosa saranno capaci di fare con il crossover The Defenders, che riunirà i quattro personaggi in un’unica narrazione. Un banco di prova da non fallire per il colosso americano.

Valutazione dell'autore
Luca Illiano

Luca Illiano

Nato a Napoli nel 1987. Fin dai primi anni ho amato la lettura, la buona musica e il perder tempo. Dopo 29 anni non è cambiato nulla, ma si è aggiunta qualche passione in più. Sogno di scrivere e pubblicare un libro, ma aspetto l’idea giusta. Perché l’idea giusta arriva, vero?
Luca Illiano

Latest posts by Luca Illiano (see all)