Martin Eden: una premiata e appassionata storia di libertà

 In Cinema e Teatro

Come la bellezza, a differenza di quanto chi vi mente potrebbe sostenere, Martin Eden è una storia per tutti. O almeno così dovrebbe essere.
Se siete scrittori o gente che ha un rapporto confidenziale con carta e inchiostro, dal primo minuto del film vi innamorerete empaticamente di Martin:

E la mia potenza è temibile finché avrò il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo.

E se non è la scrittura ciò che vi brucia dentro, in questa storia troverete le vostre lotte e la cruda freschezza del coraggio umano.

La regia è di Pietro Marcello classe ’76, appassionato documentarista casertano, che riadatta liberamente l’omonimo romanzo di Jack London, sostituendo la California con la Campania e arricchendo il girato con materiale di repertorio, in maniera estremamente armonica sia dal punto di vista cromatico che emotivo.

Meglio un barbone vivo che uno schiavo morto.

Il Martin Eden di London racconta tanto del movimento socialista, e il film si mantiene sulla stessa linea. Innumerevoli, infatti, sono le citazioni filosofiche (Spencer), oltre che letterarie (Baudelaire) e musicali. Ma, a differenza del romanzo, nel film di Marcello i moti socialisti servono per raccontare in maniera contrastiva la storia di un individuo e la sua lotta per la libertà.
La cultura è strumento di emancipazione, ciò che Martin Eden riesce a ottenere grazie ai suoi libri ne è la prova.  La critica sociale è marcata, e cruda come il tormento che accompagna tutta la vita del protagonista. Ma qual è la chiave della felicità? È l’amore, salvezza e condanna insieme.

Questo film ha il retrogusto di una tragedia greca e la calda leggerezza di una commedia neorealista italiana anni ’50. E la colonna sonora (con al suo interno Teresa De Sio, Daniele Pace e Joe Dassin) veste il film alla perfezione.

Luca Marinelli, vincitore, per il ruolo di Martin Eden, della coppa Volpi maschile alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, merita senza dubbio il vostro tempo. E merita almeno un paragrafo di questa nostra recensione.
È scapigliato, appassionato, romantico, poi cinico, è mare e terra e aria insieme, è indifeso, è onnipotente.
È un pianto sbronzo e fradicio, ed viso pulito e sfacciato della prima volta in alta società in giacca e cravatta.  È un cucciolo di aquila  che sarà in grado di farvi tenere gli occhi sgranati per tutti i 129 minuti di girato. A noi è successo. Provare per credere.

Annarita Chieffo

Annarita Chieffo

Nata in Basilicata nel 1990. Il suo Dio il settimo giorno non si riposò: creò carta e penna, la commedia all'italiana, il cinema francese, quello coreano, l'odore di polvere dei vecchi libri, i dischi in vinile, le autostrade e Monica Vitti. E' convinta che non ci sia niente che Woody Allen e una pizza non possano curare. Non sa fischiare, e i numeri le fanno venire l'emicrania. Certi giorni scrive per vivere e certi vive per scrivere, ma non li distingue mai.
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