La parola avventura deriva dal Latino “adventura” ovvero ciò che è sul punto di accadere. L’avventura esprime una particolarissima forma di esperienza. In Marocco si vivono avventure, non semplici vacanze. Il Marocco è una terra piena di cultura, dove arte e follia convivono in armonia rendendo il soggiorno piacevole ed adrenalinico allo stesso tempo.

Sbarcato a Tangeri con una nave traghetto proveniente da Tarifa, vengo subito divorato dal “caos marocchino”: migliaia di taxi pronti ad accompagnare turisti in ogni luogo. Percorro così all’incirca 115 km all’interno del taxi di Habdel (o almeno così mi è parso di capire), un simpaticissimo ragazzo sulla trentina; un po’ meno simpatica è la sua guida spericolata. Dopo quasi due ore, arrivo a Chefchaouenla città blu“, dove stradine strettissime e viuzze si intersecano tra loro, dando vita ad un divertentissimo gioco, come in un labirinto. Conosciuta anche con l’abbreviativo di “Chaouen” questa cittadina rappresenta una vera e propria perla azzurra tra le montagne. L’interazione è uno dei momenti più piacevoli in una terra come il Marocco. Gli abitanti del posto, provenienti in gran parte dalle tribù berbere del Rif, si improvvisano guide turistiche in ogni momento della mia giornata, mi invitano a bere thè verde nelle loro dimore e con la curiosità di un bambino mi chiedono com’è in realtà questo Occidente di cui tanti parlano. Ma meglio non dilungarsi nelle chiacchiere sul Vecchio Continente che in accoglienza e vibrazioni positive ha tanto da apprendere dal continente africano.

(Uno dei tanti gatti che vive tra le caratteristiche stradine della città blu)

Piuttosto divertente è quella che in Marocco è ritenuta un’arte: la contrattazione. Tra i molteplici mercatini colorati, ogni abitante del posto potrebbe trascorrere ore provando a vendere ai turisti tappeti berberi, vasi di argilla, collane, tutti prodotti pregiati in quanto costruiti e modellati al momento da veri e propri artigiani. In questo piacevole caos l’eco dei tamburi dei bambini si confonde con il brusio dei passanti, finchè la preghiera recitata dagli altoparlanti dei Minareti richiama i fedeli nelle Moschee, ed il caos in pochi secondi si trasforma in un silenzio assordante quanto religioso. Tutto vissuto con un unico colore predominante, il blu. Il richiamo del muezzin che per cinque volte al giorno accompagna i fedeli verso le moschee è un evento davvero suggestivo, che ci fa capire sia l’importanza che l’Islam ha per loro ma che al contempo ci porta a riflettere sulla forte spiritualità e la pacatezza con la quale questo popolo approccia alla vita.

Non è stato un caso esordire con il significato etimologico della parola avventura; prima di lasciare Chefchaouen, tre simpatici ragazzi conosciuti nella piazza principale Uta-el-Hamman mi invitano a mangiare un tajine de poulet nella loro fattoria sulle cime del Ketama, mostrandomi le vastissime colture di cannabis presenti. I ragazzi mi spiegano tutto il processo di lavorazione dell’hashish, che per quanto possa sembrarci strano è uno dei prodotti principali del loro paese. Così lontano dal proibizionismo italiano mi diverto a camminare tra cime di cannabis alte quasi due metri. Dopo aver ampliato la mia conoscenza sul mondo della cannabis, sono pronto per un’altra tappa: il deserto. Dopo tante, forse troppe ore di autobus raggiungo Merzouga. Mi aggrego ad un tour e con soli 500 Dirham (45€) riusciamo a pernottare due notti nel deserto di Erg Chebbi. Un’esperienza unica.

Dopo due ore passate sul dorso di un dromedario, ci fermiamo su una delle infinite colline di sabbia del deserto. I berberi, ovvero gli abitanti autoctoni di quei territori nord-africani, con le loro affascinanti tuniche blu iniziano a dialogare con i turisti increduli per così tanta bellezza e silenzio; altri invece, compresi me erano alla ricerca della duna di sabbia più alta da scalare, finchè stremati arrivati in cima, ci lasciamo rotolare giù.

Purtroppo una foto del deserto di notte non poteva trasmettere le fortissime sensazione provate, dunque decido di interrempere il mio reportage per ammirare la luce della luna che si posava sulle dune dorate.

Prima di raggiungere l’aereoporto di Marrakech mi concedo l’ultimo giorno da “marocchino”. Impossibile non visitare le famose cascate di Ouzoud, situate nella catena montuosa del medio Atlante e ritenute tra le più alte del Marocco. Anche in questa tappa non sono solo.

Così mentre mi diverto a lanciare loro delle noccioline, loro si prendono gioco di me saltandomi su tutto il corpo. Le cascate di Ouzoud sono famose per i colori e per gli arcobaleni che spesso sfiorano l’acqua; io così prendo per l’ultima volta la macchina fotografica e immortalo questo fenomeno mozzafiato.

Francesco Fusi

Francesco Fusi

Sono nato a Napoli ed anche se odio tanti aspetti della mia città la difendo a spada tratta ; laureando in lingue all'Università Orientale di Napoli , lavoro in una pizzeria da troppo tempo , ciò non significa che sono stanco di mangiare pizze !!! Lo yoga mi salva nei periodi di nevrosi ; Obiettivo costante : VIAGGIARE !
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