Non bisogna mai perdere di vista il panorama musicale nazionale mentre si è alla ricerca di nuove sonorità provenienti da tutto il mondo e i romani MantraM, graditi ospiti delle nostre pagine, sono la dimostrazione che spesso anche nella nostra Italia accade qualcosa di buono proprio sotto il nostro naso.

Per prima cosa, un po’ di biografia: il gruppo è attivo dal 2001, il primo disco in studio è arrivato nel 2007 col titolo “Silent Steps Outside” e, dopo due EP e vari cambi di formazione, nel 2017 è stato pubblicato “The Blue Vault”, un lavoro che grida a gran voce “Siamo qui e non ci fermeremo”. Il modo migliore per presentarvelo è utilizzare le parole dei quattro membri della band, tutti ex compagni di scuola, che lo descrivono come un “disco molto intimo” che “deriva da un periodo molto particolare delle nostre vite dove la necessità di esprimersi era elevata”. Le canzoni sono tutte legate tra loro, come in un concept, ed il tema principale alla base di esse è “la lotta costante tra razionalità e voglia di evadere che ognuno affronta quotidianamente”, ispirato alla vita che le generazioni più giovani stanno vivendo attualmente: non c’è certezza di nulla e la sicurezza di una qualsiasi stabilità “ci seduce e ci spaventa allo stesso tempo”.

I MantraM

Il genere prediletto dai MantraM (in sanscrito “strumento del pensiero”) è in realtà un mix di diversi stili, un crossover tra alternative rock e distorsioni che si avvicinano al metal; per chi avesse bisogno di riferimenti più concreti posso dire che le band di maggiore influenza sono Stone Sour, Alter Bridge e Incubus (personalmente ho captato anche un po’ di Foo Fighters). “The Blue Vault” offre ai suoi ascoltatori ben undici tracce, ponendosi come disco compatto, completo e con una matrice di partenza più che solida. La voce è melodica e qua e là accompagnata da cori; incontreremo questo andamento di base già a partire dalla traccia d’apertura All I Want, il cui tema principale è il non potersi affidare completamente alle proprie emozioni, che però spesso lottano per dominarci. Se in Free End i ritmi rallentano un po’, mettendo la voce più in risalto, in Solitude 2.0 le melodie si fanno più introspettive e malinconiche, toccando allo stesso tempo temi quali l’importanza dello stare soli e di cercare di dare un senso ai propri pensieri. Troveremo un andamento musicale simile anche nell’ultimo brano, la title track The Blue Vault, in cui si cerca di dare un nome a ciò che manca nella nostra anima.

Con le strofe di All The Time, di cui segnalo in particolare la bella linea vocale, tocchiamo le atmosfere acustiche della ballata, per poi tornare sulle distorsioni con Crossroads, The Same e la successiva What I’ve Got, strumentale con varie stoppate e cambi di tempo. Le stoppate che saranno l’elemento distintivo anche di Electrical, in cui i brevi ma sapientemente inseriti momenti di silenzio tra un accordo e l’altro conferiscono maggiore dinamismo al pezzo. This Is Not The Time mette il basso al centro di tutto, regalandoci suoni dal passato; Try Again ci accoglie con suoni gravi e scanditi ed ecco che in un batter d’occhio siamo alla fine.

The Blue Vault” è un disco che non può mancare negli ascolti di chi ama il rock di stampo alternativo, un genere musicale inequivocabile e inconfondibile già dalle prime note ma comunque capace di modificarsi, reinventarsi e non risultare piatto né monotono. I MantraM sono sopravvissuti agli anni del liceo, a cambi di formazione e a varie pubblicazioni studio, sono perciò quasi sicura che sentiremo parlare di loro anche tra qualche anno, magari con un nuovo disco o una serata dal vivo: occhi aperti!

Elisa Mucciarelli

Elisa Mucciarelli

Roaming the Earth da 27 anni, senza una fissa dimora da circa 8. Fan dello humor nero, Grammar Nazi per vocazione, sostenitrice dell'eclettismo musicale (che nel mio caso tende al disagio). In parole povere, una rompipalle.
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