Maniac, la serie eccentrica di fine anno

 In Serie Tv

Maniac è una serie originale da qualsiasi punto di vista la si guardi. Scritta in gran parte da Patrick Somerville, romanziere americano atipico e interamente diretta da Cary Joji Fukunagaregista americano che ha diretto la prima stagione del sensazionale True Detective, la visione caleidoscopica del duo prende vita a singhiozzi. Nonostante i continui cambi stilistici e tonali però, questa nuova miniserie targata Netflix può essere considerata incredibilmente brillante, tanto da lasciare un segno indelebile nell’universo seriale.

Siamo nella New York del futuro…o almeno così pare. I cittadini possono usufruire di un compagno di annunci come mezzo di cambio se non hanno i soldi per il biglietto del treno, che siederà accanto a loro durante la durata del viaggio promuovendo servizi e aziende per coprire i costi. È un ritratto insolito del futuro, dato che questa società apparentemente avanzata si basa su una tecnologia piuttosto vecchia. I PC presenti negli uffici sembrano dei computer della fine degli anni ’80, i telefoni fissi hanno dei pulsanti enormi e sono installati negli appartamenti di tutta la città, mentre i cartelloni pubblicitari sono dotati di una voce pre-registrata che divulga merce ai passanti, le immagini di questi ultimi appaiono su pannelli rotanti piuttosto che su degli schermi a LED.

Insomma, il nostro presente come l’avrebbero immaginato i nostri nonni! 

Owen Milgrim (Jonah Hill, attore americano famoso per aver recitato in Suxbad e in The Wolf of Wall Street), è un membro di una ricca famiglia di New York. Suo padre parla di un “episodio psicotico” che il figlio ha avuto 10 anni prima, e mentre Owen cerca di convincere suo padre che è guarito definitivamente, una versione immaginaria e baffuta di suo fratello maggiore Jed gli appare e gli dice che è stato scelto per salvare il mondo. Deve prendere contatto con una donna che può aiutarlo. Rifiutando l’aiuto economico dei genitori dopo aver perso il lavoro, Owen decide di fare da cavia presso la Neberdine Pharmaceutical Biotech (NPB), un’azienda farmaceutica piuttosto stramba, dove vede per la prima volta Annie Landsberg (l’attrice premio Oscar Emma Stonewhat else?), una donna chiaramente disturbata. Owen è convinto che Annie sia l’unica in grado di aiutarlo a salvare il mondo. Annie ha le sue disperate ragioni per prendere parte al progetto (ha infatti una dipendenza dal farmaco di cui vuole fare da cavia) e sembra che Owen non sia il solo a cercare di sfuggire a dei vecchi traumi familiari. Illuminati con una luce al neon, i due si siedono per guardare un video educativo piuttosto esilarante in stile anni ’70, in cui il dott. James K Mantleray (Justin Theroux, attore americano conosciuto principalmente per The Leftovers e Mulholland Drive) informa il gruppo degli obiettivi del programma. La NPB promette una soluzione sicura al dolore causato dai ricordi traumatici, che comprende la somministrazione di tre pillole, A, B e C. Il cervello “rimapperà” la sua risposta al dolore, guarendo i pazienti e portandoli ad uno stato di pura gioia. Quello che sembra essere l’inizio di una triste distopia segna invece l’esordio di una compenetrazione di diversi generi, dove Owen e Annie si trovano insieme in una serie di fantasie condivise, influenzate dalle loro esperienze individuali. Talvolta comiche, a volte tese ed elettrizzanti, i nostri protagonisti scopriranno una safe zone dove possono dare un senso al loro dolore e, mentre il sistema operativo che supervisiona le prove diventa senziente, il programma inavvertitamente offre ai nostri solitari protagonisti la stessa cosa che inizialmente cercava di prevenire a tutti i costi: la connessione. Infatti, sarà lo stesso Owen, in una delle illusioni condivise con Annie a dire “La vita è semplice finchè non trovi un complice.

Insomma la visione della società offerta da Maniac è proprio messa male: depressione, schizofrenia paranoica, dipendenze ecc sono all’ordine del giorno ed è forse qui che la versione futuristica fuori moda di New York diventa attuale in maniera allarmante. Mentre Owen, all’inizio della serie, lancia le pillole prescritte per la sua schizofrenia nel vaso di una pianta del suo appartamento asettico, si ritroverà poi a fare da cavia proprio per dei farmaci che guariscono dalle malattie mentali.

Ci troviamo di fronte ad un mondo in cui le case farmaceutiche ricercano le proprie vittime, scegliendo, appunto, i più vulnerabili. Un mondo in cui il sistema cerca di risolvere qualsiasi problema con i farmaci. 

Un mondo che nonostante tutto, non è senza speranza.

Emma Stone riesce ad interpretare personaggi totalmente diversi, e la amiamo proprio per questo, e mentre la sua Annie ha una natura rabbiosa e stravagante, il personaggio di Jonah Hill, Owen, ha una natura depressa e introversa, che si interfaccia in maniera del tutto comica al personaggio della Stone.

Maniac è una serie maleducata e a dir poco bizzarra, una serie, in un certo senso, sofisticata che non è alla portata di tutti. È difficile stare al passo con gli episodi, che ci immergono in generi totalmente differenti, ed è sicuramente fastidioso assistere ad un mondo triste, dove le persone vengono lasciate in balia dei loro problemi e delle loro solitudini. Ma Maniac, ci insegna anche che c’è un via d’uscita dalla tristezza e dall’apatia, che possiamo trovare qualcuno che ci capisce anche nelle condizioni più estreme e bizzarre della vita.

Ma in fondo…cos’è la normalità?

shosanna777

shosanna777

30 anni. Eterna ragazzina. Amante del cinema. Appassionata di letteratura inglese e di tutto quello che ha a che fare con la cultura anglosassone. Passione moderata per i libri e per i fumetti. Infine...insaziabile divoratrice di Serie Tv.
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