Ci sono storie in cui gli eroi non sono coloro che combattono contro mostri o organizzazioni segrete, non hanno principesse da salvare o donne da conquistare, ma sono coloro che affrontano la precarietà della vita quotidiana, che lottano contro demoni interiori, non per vivere ma per sopravvivere.

Tutto questo, e non solo, è L’uomo senza talento di Yoshiharu Tsuge edito da Canicola Edizioni, uno dei capolavori della storia del manga, vero e proprio caposaldo del filone Gekiga. Il termine Gekiga (immagini drammatiche) nel corso degli anni Sessanta definiva un nuovo modo di intendere il manga giapponese rispetto alla concezione comune, una sorta di “fumetto d’autore” da contrapporre al manga di puro intrattenimento.

Riscoperto e particolarmente apprezzato dalla critica europea sin dalla sua traduzione francese nel 2004, L’uomo senza talento raccoglie diverse storie apparse nel 1985 e 1986 sulla rivista Comic Baku ed è l’opera che ha segnato l’apice della carriera di Tsuge che, da allora, come il protagonista del suo romanzo, ha abbandonato i manga per darsi a vita privata, affrontando un periodo di forte depressione a causa delle sue crisi esistenziali, emotive e lavorative che lo portarono addirittura ad un tentativo di suicidio.

A trent’anni dal ritiro dalle scene dell’autore (fratello maggiore di Tadao Tsuge, autore di La mia vita in barca, altro capolavoro del genere Gekiga) e nell’ottantesimo anno dalla sua nascita, Canicola edizioni porta in Italia un libro che analizza il mestiere del mangaka da un punto di vista esistenziale.

Il protagonista del romanzo è Sukesan Sukegawa, un uomo che, a dispetto del titolo, possiede un grande talento. Egli infatti è un abilissimo mangaka, famoso nel suo ambito e apprezzato dalla critica ma che considera l’arte un passatempo, un qualcosa che non può dar da mangiare alla sua famiglia. Per questo motivo abbandona una promettente carriera nel mondo del fumetto e, con moglie e figlio a carico, inizia a vivere di espedienti, di lavori improvvisati (dalla gestione di una passerella sul fiume Tama, alla riparazione di macchine fotografiche vintage, fino ad arrivare a vendere pietre) iniziando un declino sociale e psicologico per una serie di decisioni personali pessime e poco ragionate.

Ansia, depressione, sconforto sono i demoni che attanagliano l’animo del protagonista che non riesce ad adattarsi ad un mondo perennemente in cambiamento; un uomo che ha rifiutato il suo ruolo all’interno della società e che, a causa della sua stessa indolenza, non riesce ad uscire da uno stato di miseria e sembra ormai vivere per inerzia. Il timore di Sukesan è di essere inutile, convive con la perenne concezione che la funzione di una persona ne determini l’esistenza stessa.

L’opera rientra nel genere del watakushi manga, un “fumetto dell’io” dove l’azione è sostituita dall’introspezione, in cui la descrizione lucida e razionale della realtà si alterna a momenti poetici, e addirittura grotteschi. Nonostante l’ispirazione autobiografica, L’uomo senza talento nasconde anche una riflessione amara sui tempi che cambiano, criticando duramente una società consumistica che ostacola le ambizioni personali e ti costringe a trovare una degna occupazione per non essere emarginato.

Le vicende quotidiane, la miseria e le insicurezze sono raccontate con una precisione estremamente credibile. Fondamentale in questo senso è il tratto grafico del romanzo, molto simile alle altre opere Gekiga pubblicate in Italia: i personaggi sono abbozzati, quasi accennati, per dare risalto soprattutto alle loro storie, al proprio vissuto più che all’aspetto esteriore. Al contrario i paesaggi e gli sfondi sono ben dettagliati, disegnati con una cura quasi maniacale.

Nonostante il tempo passato dalla sua prima pubblicazione, L’uomo senza talento è un manga ancora attuale. Uno dei capolavori assoluti di Tsuge che, attraverso una narrazione semplice, asciutta, suggestiva, riesce a raccontare storie di ordinaria quotidianità, ponendosi come una pietra miliare del manga d’autore.

 

Valutazione dell'autore
Luca Illiano

Luca Illiano

Nato a Napoli nel 1987. Fin dai primi anni ho amato la lettura, la buona musica e il perder tempo. Dopo 29 anni non è cambiato nulla, ma si è aggiunta qualche passione in più. Sogno di scrivere e pubblicare un libro, ma aspetto l’idea giusta. Perché l’idea giusta arriva, vero?
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