Louisiana (The Other Side) -Recensione

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Possibilità e democrazia: certo. L’America è questo, ma sicuramente è anche il paese delle paradossali contraddizioni e dei mille confini invisibili. Che si tratti delle desertiche distese che la separano dal Messico o di un’assicurazione medica, negli Stati Uniti ci sono nette linee sommerse che dividono chi può da chi non può partecipare al suo grande sogno. Come un fiume che scorre, perentoriamente, tra due sponde opposte. Roberto Minervini con il suo documentario Louisiana (The Other Side) attraversa questo (apparentemente) infinito corso d’acqua per mostrarci le periferie geografiche e sociali degli U.S.A.

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Italiano trapiantato da 15 anni negli States, Minervini continua così la sua personalissima indagine nell’America meridionale, proseguendo il suo lavoro cominciato con i tre “documentari” (da vedere) The Passage, Low Tide (letteralmente “figlio” del primo) e Stop The Pounding Heart (tutti e 3 ambientati in Texas).

Se il suo fine fosse quello strettamente di “denuncia” si limiterebbe ad infoltire una già grossa schiera di autori. Ciò che brilla nei suoi lavori è invece un guizzo di umanità, un irresistibile senso di solidarietà che sembra legarlo a quei personaggi così sofferenti che ci mostra. A metà strada tra fiction e documentaristica, l’occhio di Minervini sa unire la durezza della realtà alla bellezza della composizione e della natura che si rivela, per i suoi personaggi, allo stesso tempo rifugio e luogo ultimo di abbandono.

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Per girare Louisiana, Minervini ha usato contatti e amicizie create nei suoi precedenti lavori (e non solo) per farsi aprire porte altrimenti destinate a restare serrate. Ha potuto così immergersi in una realtà cruda quanto pericolosa (il suo assistente girava sempre con una pistola carica), avvicinandosi così ai figli dimenticati ed invisibili della terra delle opportunità.

Il mondo quotidiano da lui mostrato è fatto di sogni, speranze, amari ricordi e di un sincero desiderio di amore. Tutto ciò viene però affogato da una paralizzante paura di rimanere soli (soprattutto nella prima parte del film) e di perdere i propri affetti in un mondo abbandonato ed isolato dal resto del paese. Questo sentimento esplode nella dipendenza per le droghe, nell’alcolismo, nella rabbia nei confronti dei politici e nella paranoia militarista. Lo Stato è sentito qui come il primo nemico, ancor più delle classiche “minacce estere”: un’entità aliena ed assente che al massimo può aprire la cella di una prigione o restituire le salme di soldati caduti in qualche guerra lontana.

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Si prova una strana sensazione guardando Louisiana. Sembra infatti di guardare un film post-apocalittico nel quale i personaggi si aggirano, con sordo dolore, tra gli scheletri di una società che si è trasferita altrove, come su un altro pianeta. E la sensazione si fa ancora più forte in una scena, quando due di quegli “uomini invisibili” si infilano di nascosto in una scuola deserta: guardando in un’aula i disegni che spiegano i principi della società americana, uno dei due ricorda, con un misto di amarezza, rimpianto e rabbia, come, non avendo neanche il diritto al voto, quel mondo resterà solo un sogno lontano quanto paradossale. Tagliati fuori da tutto, non resta loro che cercare di affogare in qualche modo il dolore in un paesaggio meridionale (lontano da romanticismi “Confederati”) dove la libertà tanto vantata sembra restare un sogno.

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La Ferrovia del glorioso Far West (vagheggiato da molti personaggi) sembra così essere passata, noncurante, attraverso l’intero paese, abbandonando le sue periferie e finendo con il creare, con i suoi binari, più ferite che opportunità. Il treno del sogno americano è passato ormai oltre, senza guardarsi indietro.

 

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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