Lost in space è tornato, ma ne avevamo davvero bisogno?

 In Serie Tv

Alla fine degli anni Sessanta la 20th Television, una delle principali sezioni della 20th Century Fox Television, produsse una delle primissime serie tv sci-fi ambientata nello spazio, Lost in Space, per l’appunto.

La serie divenne iconica, plasmando le menti di intere generazioni di nerd, ma solo in America, sia chiaro. Lo show, infatti, non fu mai trasmesso in Italia. Ora a partire dal 13 aprile Netflix mette a disposizione sulla sua piattaforma streaming i primi dieci episodi di Lost in Space, reboot dell’omonima serie degli anni 60, di cui riprende anche la trama. Questa è la prima volta che il pubblico italiano ha a che fare con Lost in space. O meglio, la seconda. In realtà, nel 1998 il regista australiano Stephen Hopkins, portò sul grande schermo un adattamento cinematografico della serie cult degli anni 60, con attori del calibro di William Hurt e Gary Oldman, che si rivelò un grandissimo flop al botteghino (e non solo). Quindi la vera domanda è: perché insistere?

Ma vediamo qualcosa in più della serie. Siamo nel 2046, la Terra a quanto pare è ormai incapace di sostenere l’intera umanità, e la famiglia Robinson, composta dal militare John (interpretato da Toby Stephens, visto in Black Sails), sua moglie, l’ingegnere spaziale Maureen (una fantastica Molly Parker, vista precedentemente in House of Cards) ed i loro figli Judy (Taylor Russell), Penny (Mina Sundwall) e Will (Maxwell Jenkins), viene scelta, insieme ad altre famiglie, per cercare un nuovo pianeta da colonizzare, compiendo quindi un lunghissimo viaggio nello spazio. Ma qualcosa va storto.  (E menomale direi, perché se no davvero… che noia!) Uno strano incidente costringe le navicelle Jupiter (shuttle di salvataggio) ad abbandonare la navicella madre, The Resolute, e la famiglia Robinson precipita bruscamente su un pianeta sconosciuto; ed ecco che diventano tutti lost in space. Il compito dei Robinson sarà quello di esplorare le difficoltà della sopravvivenza in un territorio del tutto sconosciuto, sentirsi persi e fare affidamento sugli altri, anche se “gli altri” in questo caso, non è che sono una garanzia. Di fatto, oltre alla famiglia Robinson, altre navicelle sono precipitate su questo misterioso pianeta, tra cui una aliena (ma qui non vi dico nulla perché è stata l’unica cosa che ha destato in me interesse) e altre navicelle Jupiter, con al loro interno, i villain della situazione (tra cui il personaggio del Dr. Smith interpretato dall’attrice Parker Posey, che dà quel tocco creepy a tutta la narrazione).

La prima stagione (che speriamo sia pure l’ultima) di Lost in space è piatta e noiosa.  Ha tutta la verve di una serie Tv per famiglie, ma di fatto non c’è un vero e proprio target di riferimento. I continui flashback sui personaggi principali che ci portano a conoscere le loro storie passate sono anche belli, ma piuttosto deboli.

Il personaggio del capofamiglia, John, non ha per niente personalità, appare come il tipico padre di famiglia americano che chiama il figlio “Campione” (e lo fa, proprio nel primo episodio), che cerca di fare l’eroe ma in realtà non ne combina una giusta, al contrario della moglie Maureen, che sembra avere la situazione sotto controllo più di lui, e il cui personaggio risulta effettivamente molto più interessante. Ovviamente da un punto di vista estetico è tutto perfetto,  i visuals sembrano usciti da un film, così come gli effetti speciali e le scenografie del pianeta sconosciuto.

 

Lost in space si presenta come una serie di fantascienza ma a conti fatti non lo è. Lo show è un racconto corale mancato, dove alla base c’è la storia di una famiglia un po’ travagliata, delle storie umane, insomma, quel qualcosa in cui tutti possono riconoscersi.

Tutti, tranne me.

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shosanna777

shosanna777

30 anni. Eterna ragazzina. Amante del cinema. Appassionata di letteratura inglese e di tutto quello che ha a che fare con la cultura anglosassone. Passione moderata per i libri e per i fumetti. Infine...insaziabile divoratrice di Serie Tv.
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Comments
  • Roberto
    Rispondi

    Niente di piu piacevole che trovare una recensione che calza come un guanto, mi ha colpito la tua espressione “…ne avevamo davvero bisogno?”
    Mi rattrista aver dedicato tempo nel cercare ostinatamente un sussulto di emozione in tutta la serie. Non ha mai catturato la mia attenzione , non so se sia merito della narrazione incolore o di situazioni fin troppo prevedibili con inserimenti forzati di eventi catastrofici in contesti poco realistici per la complessità di una società che viene abbozzata come articolata e organizzata.
    Le storie “umane” e i rapporti interpersonali sembrano usciti più da un sceneggiatore del anni 50, a volte il livello di ingenuità di alcuni personaggi riesce a darmi noia.

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