Loro 1 : la corte-baracca di Silvio B. tra sesso e solitudine

 In Cinema e Teatro

È una baracca enfatica, proprio come lui: è il suo ritratto.”
( – Fellini)

 

Loro”, “lui”, “quelli che contano”, “i potenti”, “dio”, un giro nella corte-baracca di Silvio Berlusconi allo specchio coi faretti accesi, questo è “ Loro 1 ” (prima parte di un dittico alla quale seguirà “Loro 2” in uscita il 10 Maggio 2018).

La grande bellezza che caratterizza la fotografia di Bigazzi non manca. E se vi capiterà di sentire tra le dita gli impalpabili abiti delle escort che si muovono in modo ipnotico sulla scena, tutto normale. Lo hanno dichiarato quattro spettatori su cinque.

Questo è, infatti, il film più sessuato di Sorrentino, che, a detta sua, chiude un ciclo. Quello che dirigerà in futuro sarà completamente diverso, così ha detto in un’intervista. E dunque, dopo un’ora di scene ai limiti del porno, in particolar modo quella in sauna con “dio” e la bambina (interpretata deliziosamente da Alice Pagani), possiamo supporre che la prossima opera di uno dei registri più singolari d’Italia si ispirerà a “Pietà” di Kim Ki Duk.

Il sesso è così presente che quasi eccita e disturba insieme. E sì, probabilmente, la prima parte del film avrebbe potuto avere un girovita più stretto, tuttavia è pari ad urlo udibile persino per un sordo. Al di là dell’indubbio talento commerciale del regista, in particolar modo oltre oceano, la storia politica discutibile e chiacchierata a luci rosse e caleidoscopiche di sesso e potere nell’Italia del 2006 è stata immortalata in una pellicola che abiterà con certezza le cineteche delle decadi a venire. E ai nostri pronipoti l’ardua sentenza.

Cosa merita il prezzo del biglietto?

Di sicuro le interpretazioni. Due in particolare.
La prima, Toni Servillo compare vestito da odalisca nella seconda parte del film (forse un po’ troppo agli sgoccioli) su sfondo di un prato verde, e ci ricorda a tratti Giulietta degli Spiriti o Polidor di
Straordinaria la mimica facciale dell’attore e ben riuscito il racconto contrastivo del personaggio. Silvio è manipolatore, superficialmente profondo, sofferente nella posa del suo irritante plastico sorriso immobile, neomelodico, in fuga dal vero, sudato nella sua ostinazione all’onnipotenza, solo.

La seconda, Riccardo Scamarcio. L’attore pugliese veste su misura i panni di Tarantini. Un’interpretazione, la sua, briosa, sfacciata, ponderata e promossa a pieni voti.

In Italia esistono solo due categorie di incorruttibili, i ricchi, perché non ne hanno bisogno e i poveri perché non hanno niente da offrire”.

Il bagaglino che si muove sulla scena gareggia godereccio e più o meno consapevole al premio per la corruzione e per l’immoralità. E, ancora una volta, il racconto di questa danza viene esaltato dal contrasto col puro. I libri di Elena Sofia Ricci (Veronica Lario), l’innocenza degli occhi grandi del nipote di Silvio, gli animali-simbolo incapaci di manipolazione che irrompono improvvisamente sullo schermo (una pecora che muore al freddo di un climatizzatore – prima scena tagliente e drammatica-, un rinoceronte in fuga, un topo).

E un’inquadratura. Una escort, alla base di una rampa di scale, al primo piano di un palazzo, in pausa da un evento in corso, culla suo figlio in una carrozzina. Dal piano superiore fa capolino Dario Cantarelli, che interpreta un personaggio quasi senza persona, dama di compagnia di Silvio, e antitesi geometrica del neonato nella culla. L’inquadratura-sintesi dell’intero film potrebbe essere quella che si genera a questo punto: l’occhio del candido neonato osserva un freddo e corrotto Paolo Spagnolo. Sembra quasi che il puro abbia bisogno dell’impuro e viceversa. Geniale Sorrentino.

Ma non ci sorprende. Il regista ha un immaginario estetico sconfinato, ipertrofico e lievemente autocompiaciuto (il che a volte lo penalizza). Tuttavia, è nell’umano, nel romantico, nel drammatico, nel sofferto silente che Sorrentino non sbaglia un colpo. Ricordate Titta Di Girolamo e la sua stanza poco illuminata in Svizzera? Tutto era più che abbastanza.

Si ha conferma di quanto detto nella parte finale del film, nella storia d’amore tra Veronica e Silvio. Paolo Sorrentino è uno degli ultimi romantici.

E vogliamo dargli fiducia, in attesa del 10 maggio e dell’uscita di “Loro 2”. Magari alla brusca interruzione della storia intensa, sussurrata e rapida di Silvio e della sua corte seguirà un secondo capitolo denso di sturm und drang e narrazione ritmata e avvicente, tanto da compensare le lunghe schiene nude, e i seni, e le cosce, e gli sguardi spochi, e le dita ingannevoli e le gambe aperte dei primi lunghi 60 minuti del film.

E noi avremo l’impressione di aver finalmente goduto di un menù completo in un ristorante indubbiamente stellato.

 

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Annarita Chieffo

Annarita Chieffo

Nata in Basilicata nel 1990. Il suo Dio il settimo giorno non si riposò: creò carta e penna, la commedia all'italiana, il cinema francese, quello coreano, l'odore di polvere dei vecchi libri, i dischi in vinile, le autostrade e Monica Vitti. E' convinta che non ci sia niente che Woody Allen e una pizza non possano curare. Non sa fischiare, e i numeri le fanno venire l'emicrania. Certi giorni scrive per vivere e certi vive per scrivere, ma non li distingue mai.
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