L’oltraggio di Sara Bilotti è come gli altri libri erotici del mondo [Recensione]

 In Letteratura

Avendo sentito risuonare abbastanza il nome di Sara Bilotti nel corso del 2015 senza capirne il motivo, quest’estate mi avvicino a L’oltraggio. Sui social era stato tutto un SaraBilotti di qua, SaraBliotti così, SaraBilotti costà. Ma che cosa aveva scritto questa mia conterranea over quaranta per essere così chiacchierata? Qui casca l’asino.

Libri del 2015, segnalibri del 2015

Libri del 2015, segnalibri del 2015

Recita la quarta di copertina: “La prima serie nera erotica italiana”. Mah.
Una serie (allora detta prima) erotica italiana era già uscita nel 2013 ad opera della friulana Irene Cao. Era una cosa tipo Io ti voglio, Io ti guardo, Io qualche-altro-verbo. Cos’è quindi esattamente “una serie nera erotica”? Mi pare che sia stata fatta un po’ di confusione tra romanzo nero classico (o gotico) e noir: il primo una storia in cui amore e terrore sono spesso mescolati a elementi sovrannaturali, ambientata in castelli oscuri e tenebrosi, il secondo tutto sommato un poliziesco (sebbene “nero” sia ormai diventato sinonimo di “noir”).

L’orgoglio, primo capitolo della trilogia bilottiana, è ambientato in una villa a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze. La villa (non tanto descritta all’interno) sembra grande e sfarzosa. C’è una piscina, una domestica, ma nulla in realtà ci fa pensare a tenebre oscure. Anzi, l’edificio è stato chiamato Bruges, non come la più nota città delle Fiandre, ma come il paesino vicino a Bordeaux, ed è pieno di alberi di pesco. Perché un paesino dell’Aquitania con le pesche dovrebbe fare paura?
L’amore di cui si racconta non è più di tanto ostacolato dal destino, non come nelle favole almeno; meno che mai vi troviamo elementi terrificanti. Vogliamo provare con il noir?
L’unico elemento noir del romanzo potrebbe, e dico potrebbe, essere la piccola ricerca che la protagonista Eleonora compie sui due fratelli Vannini, Emanuele e Alessandro, per capire i loro strani comportamenti. Ma Eleonora non è un detective: ascolta pezzi di conversazioni in giro per casa e va una sola volta a consultare l’elenco dei periodici della cronaca locale. Alla fine del primo volume, mi è ancora poco chiaro perché questa sia una serie nera.

Il perché sia erotica è invece ben individuabile. Non avevo ancora paragonato L’oltraggio a Cinquanta sfumature?? Ebbene sì, siamo di fronte a un’altra storia di cosacce. In un’intervista a Vanity Fair, la Bilotti si mostrava piuttosto infastidita dal fatto che alcuni elementi (vedi: amore, erotismo) collocassero il suo romanzo in una certa “categoria” di prodotti. Ma scusami, se Aristotele ha inventato i generi letterari ci sarà pure un motivo, o no?!
Anche perché gli elementi che ritornano sono sempre gli stessi, nelle Sfumature (che ho letto) e nelle Nerità (qualunque cosa significhi “nero” per questi libri): lei è una lavoratrice dipendente con uno stipendio medio, lui un libero professionista con un conto in banca che non si conta nemmeno sulle mani di dieci polpi. Della protagonista non vengono mai date descrizioni fisiche (chi sa perché?) mentre gli uomini sono sempre bellissimi, magneticissimi, irresistibilissimi. Oltre a ciò, si nota che gli uomini dei libri erotici devono anche avere un passato difficile, più precisamente di violenze e abusi, così da diventare adulti attraentemente contraddittori. Possono sempre dare alla protagonista qualunque cosa, tranne il loro amore. Sono generalmente due, anche se non sempre hanno spazio equo: nella storia della Bilotti sì, e sono pure fratelli. Last but not least: sessosessosesso.

SaraBilotti

SaraBilotti

Posso capire che in un romanzo erotico il sesso abbia uno spazio maggiore rispetto al resto, ma è proprio necessario uccidere la coesione narrativa? Qui veramente si copula senza vergogna e senza motivo apparente. Le scene sono incollate l’una all’altra un po’ a caso, giusto per moltiplicare gli orgasmi e infilare riflessioni dubbiose/amorose/rimorsose negli spazi vuoti. I dialoghi sono privi di carattere e la presunta introspezione psicologica che si vorrebbe operare è solo ovvietà sull’ingiustizia del sacrificio, della vita, piazzata a effetto qui e là.
Il principio fondamentale che manca in questo romanzo è quello della cosiddetta pistola di Cechov: “Se in un libro c’è una pistola, prima o poi sparerà”. O bisogna che spari. O che sia stata inserita prima se a un certo punto spara. L’oltraggio è pieno zeppo di spari senza pistole: lungo la trama troviamo persone non presentate in modo adeguato o non presentate affatto che parlano, pensano, agiscono e giudicano. Ma soprattutto troviamo sentimenti e stati d’animo che non hanno avuto il tempo di maturare ed evolvere. La maggior parte delle considerazioni di Eleonora ha un senso di fine, di fatalismo costante, di scelta o situazione definitiva, anche se dura sempre solo due pagine.

Senza svelare nulla, Eleonora è attratta dai due fratelli Vannini, Emanuele e Alessandro, che per lei e per tutti quelli che li conoscono sono il diavolo e l’acqua santa. Emanuele abita in una fattoria, Alessandro nella villa pesche-Bruges. Insieme a lui ci sono Corinne, amica d’infanzia di Eleonora e Maurizio, terzo fratello Vannini, sposato con Denise. Le due coppie vivono la loro vita fatta di equilibri finti e precari fino all’arrivo di Eleonora, che diventa, ovviamente, l’oggetto del desiderio di tutti gli uomini disponibili presenti. Con Alessandro ci sono baci fugaci e mezze parole, con Emanuele si saltano i preliminari dalla seconda sera. Il modo in cui la vita dei fratelli è complicata non lo dico, ma mi pare assurdo. Il rapporto tra Eleonora e Corinne, invece, è quello di due amiche del cuore cresciute come sorelle in casa di Eleonora (anche se non si sa perché). La madre di Eleonora ha trattato Corinne come una figlia più della sua figlia vera, e da qui rancori, gelosie e via dicendo. Corinne è fidanzata con Alessandro, il che complica ulteriormente la faccenda.
Attrazioni e invidie a parte, tutto il polverone sollevato da Eleonora nel corso della storia, secondo me non ha né capo né coda (ritornando alla pistola di Cechov).

Forse dipende anche da come è scritto questo libro, da come i pronomi sono, o meglio, non sono usati nella narrazione. Più che un espediente letterario mi sembra una scrittura grossolana e senza cura, ma ce ne occuperemo nel secondo volume. Al terzo non ho ancora pensato. Però forse arrivati a quel punto ci saremo anche scocciati delle zozzerie.

Iolanda Sequino

Iolanda Sequino

Sono nata lo stesso giorno di Montale, però a Villaricca, provincia di Napoli, e nel 1990. Mi sono laureata in Lettere moderne alla Federico II. Il mio regno per gatti, feste a tema e giochi di parole. Studio come parlano le persone, mi piace un sacco.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca