Lo Spietato, la Milano da bere anni ’70 tra rapine e Ferrari

 In Cinema e Teatro

Un po’ Romanzo Criminale, un po’ poliziesco anni ’70, Netflix ci regala un’altra chicca made in Italy Lo spietato, per la regia di Renato De Maria (regista di quel capolavoro che fu Paz!) alla guida di un convincentissimo Riccardo Scamarcio che, appesa del tutto al chiodo la giacca di pelle dello Step di Tre metri sopra il cielo, indossa completi Armani e vestaglie Versace per interpretare il gangster Santo Russo.

Siamo negli anni ’70 quando un Santo adolescente giunge con la sua ultraterrona famiglia calabrese nella periferia di Milano, dove è costretta a rifugiarsi dopo che il padre ha fatto uno sgarro al boss di Platì. Il giovane da quel hinterland povero e straccione intravede la Milano da bere di quei favolosi anni: il lusso, la mondanità, le macchine fiammanti dei boss della Mala, ecco è lì che vuole arrivare. Così rapina dopo rapina, truffa dopo truffa, giunge nell’attico vista Duomo da cui sentirsi il re della città più cool e viva dell’Europa di quegli anni.

Ma si sa che tutti i sogni hanno vita breve, specie se la tua ha a che fare con traffici di droga, furti di Ferrari e regolamento di conti. Insomma la fortuna di Santo si disfa con la stessa velocità con cui si è formata ma pazienza, sono cose che capitano, l’importante è avere salva la pelle… in un modo o nell’altro.

Con Lo Spietato Renato De Maria dipinge con pennellate dai colori oro e fluo un personaggio per l’appunto spietato fino all’osso, pronto a passare con leggerezza sui cadaveri di nemici e amici, sacrificando affetti senza batter ciglio e c’è una scena che più degli omicidi a sangue freddo, delle sparatorie e dei pestaggi può esserne l’emblema: Santo deve lasciare la sua castissima e devotissima moglie (Sara Serraiocco) per scappare con la biondissima amante parigina (Maria-Ange Casta, petite soeur della più famosa Laetitia), decide allora di affidare il messaggio per la consorte al loro figlio piccolo che armato di palloncini colorati dovrà spiegare alla madre che il babbo va via, e anche se è difficile ora da accettare un giorno capirà che quella è cosa giusta per tutti.

Oltre ad una buona recitazione, a cui però Scamarcio ci ha già abituato, così come i suoi compagni di scena come le già citate Serraiocco e Casta, o Alessio Praticò che avevamo apprezzato nella serie Il Miracolo, quello che rende Lo Spietato un puro piacere per gli occhi sono i costumi, elegantissimi, perfetta rappresentazione della Milano da bere di quegli anni, della leggerezza venuta dopo l’austerity, dell’esplosione vitale che pervase la città. E infatti lo stesso De Maria dice:

Ho impiegato tutto il rigore possibile nella ricostruzione dell’epoca per i costumi abbiamo fatto le prime ricerche negli archivi di Armani e Versace, abbiamo divorato intere annate di Vogue, studiato centinaia di videoclip d’epoca e girato l’Italia alla ricerca di collezionisti d’abiti anni 70-80, trovandone di sorprendenti.

Uguale cura, oltre che nelle ambientazioni, viene riversata nella scelta delle musiche originali composte da Riccardo Sinigallia e Emiliano Di Meo che non potranno non far sognare gli appassionati della musica leggera italiana anni Settanta e Ottanta.

Lo Spietato, in linea con i tempi, è un prodotto certamente ben fatto che senza pretese di straordinarietà regala due ore piacevoli e interessanti, forse non al punto da pagarci un biglietto al cinema ma abbastanza da sceglierlo dal catalogo Netflix per una serata da divano&popcorn.

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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