Un tipo che conosco si è messo in testa di scrivere un campionario delle situazioni sentimentali-tipo che ci si può trovare ad affrontare nella giungla delle (non)relazioni… e c’è riuscito! Questo tipo si chiama Emanuele Rosso ed è il nuovo entrato nella grande famiglia Coconino con cui ha da poco pubblicato il graphic novel Limoni, l’ho importunato a tarda ora per chiedergli qualcosa in più su questo libro e ne è nata una chiacchierata sulle solitudini e i fraintendimenti quotidiani, ma anche sull’indie, sull’importanza dei cambiamenti e su cosa hanno in comune David Foster Wallace, Sartre e Tinder.

Nike: Allora iniziamo spiegando un po’ come nasce Limoni.

Emanuele: L’idea viene fuori a una Lucca Comics di ormai tre anni fa, se non sbaglio. Stavo parlando in piazza Anfiteatro (la piazza dove tutti gli addetti ai lavori si radunano la sera, dopo che la fiera è chiusa e i cosplayers si sono svestiti e hanno abbandonato la città), parlando con una mia amica fumettista, Giulia Sagramola, che mi fa notare che le mini-storie che pubblicavo con dei post su Facebook ai tempi, in cui raccontavo aneddoti più o meno relazional-sentimentali, e che avevano un sacco di feedback, tra commenti e reazioni, erano sprecati in quanto tali, visto che dopo 24 ore che hai postato un contenuto sui social è già precipitato nell’oblio di internet, e che avrei dovuto farne qualcosa di più, magari a fumetti. Allora ho deciso quasi subito di provare a realizzare delle piccole storie brevi, e di trovare poi una collocazione per pubblicarle. Il titolo, che poi è il “TIPO CHE un tipo che conosco…“, mi era venuto quasi immediatamente, come un’illuminazione. Questo perché avevo chiaro sin da subito che non volevo fare una cosa apertamente autobiografica, in cui il lettore provasse quel gusto morboso di poter scandagliare la vita dell’autore, e volevo inoltre fare qualcosa che potesse assumere un valore più “universale”, per quanto da un punto di vista maschile. L’idea era provare a replicare, con i miei mezzi, quello che mi è capitato spesso di leggere in blog al femminile, come ad esempio il celebre “Memorie di una vagina”. E che era raramente trattato da un punto di vista maschile, per quanto, come dici, molte situazioni credo siano valide in maniera “unisex”. Il passo successivo è stato trovare il luogo in cui pubblicarle, e conoscendo bene Simone Sbarbati di Frizzifrizzi.it, ho chiesto se era interessato a farne una rubrica sul sito. Simone ha accettato entusiasticamente, e la rubrica è andata avanti per un paio di stagioni.

Nike: Il riscontro è stato immediato?

Emanuele: Beh, difficile quantificarlo, ma mi sembra che ottenessero un discreto successo. A quel punto avevo ormai messo insieme ben 36 episodi, e un corpus abbastanza ampio da raccogliere tutto in un libro. La cosa non era certo nata con quello scopo, ma quando di trovi tra le mani tutte quelle pagine, inizi a farci un pensierino, anche perché per un autore il feticcio del libro di carta, stampato, è sempre molto forte. Quindi mi sono messo a realizzare un altro po’ di episodi, rimasti in sospeso tra tutti i miei appunti. A quel punto mancava una cornice che tenesse tutto insieme!

Nike: Ecco, com’è venuta l’idea (geniale) della cornice?

Emanuele: Per quella devo ringraziare Giovanni Ferrara, redattore di Coconino, che mi ha instradato nella ricerca di una cosa leggere ed efficace. Anche in questo caso, come in molti altri nel libro, c’è di mezzo un riferimento a un’altra opera. Sono sempre rimasto molto impressionato dalla frase “L’inferno sono gli altri”, sapendo però solo che era di Sartre, così ho letto “A porte chiuse”, l’opera teatrale che la contiene, in cui tre personaggi si ritrovano chiusi in una stanza, e scoprono presto che si tratta dell’inferno. Un inferno in cui sono costretti per l’eternità a subire le recriminazioni, le accuse, i pentimenti reciproci…

Nike: Nel caso di Limoni la stanza è un ascensore bloccato e i tre ragazzi sono diretti a una festa, invitati dalla stessa ragazza.

Emanuele: Si, l’ascensore è una sorta di piccolo inferno, possiamo dire.

Nike: Il tuo è un libro da un lato molto “pop” (tratta di amori ai tempi dei social, notti di sesso fugace, tradimenti ai party, ecc.) dall’altro è denso di riferimenti coltissimi, continui richiami al cinema e alla letteratura e tu stesso sveli che la cornice viene addirittura da Sartre e la bellezza del lavoro è il modo in cui riesci a mettere insieme le due anime senza stridori. Da dove nasce questa dicotomia e come la spieghi?

Emanuele: Questa doppia natura riflette un po’ i miei interessi, direi. Sono comunque un’umanista con una laurea in lettere, che però ama molto anche il pop più “becero”. E di base sono molto curioso e attento al mondo che mi circonda. Mi è sempre piaciuto mescolare alto e basso. Un po’ come le famose “tette intertestuali” nel famoso sketch parte del film “Santa Maradona” di Marco Ponti.

Nike: Sotto questo aspetto possiamo dire che il tuo libro sta al fumetto come l’indie sta alla musica italiana?

Emanuele: Dipende quale indie, ammesso che sia ancora possibile parlare di indie. Sono cresciuto con l’indie italiano di 10 anni fa, ho un sacco di amici musicisti, ed era molto diverso da questo! Al massimo, se vogliamo fare un parallelo musicale, si potrebbe dire che l’attitudine è quella dell’hip-hop, fatta di campionamenti, e di mescolamento totale di generi. Se c’è una band italiana in cui mi rivedo, e mi sono sempre rivisto (sono amico loro, ma allo stesso tempo anche fan), sono gli Amari, che hanno sempre portato avanti un approccio “farraginoso”, di mescolamento continuo, di grande cultura musicale e di ricerca pop.

Nike: Da dove nasce il titolo Limoni e il sottotitolo “Cronache di quotidiane resistenze sentimentali”?

Emanuele: Il titolo è un’idea di Ratigher, il direttore editoriale della Coconino. Io non avrei mai osato tanto. Però l’ho subito fatta mia. Titolo e sottotitolo riprendono il primo episodio, quello che si interroga appunto sul limonare alle feste. Il sottotitolo fa un po’ il verso a “Giornale di guerra e di prigionia” di Carlo Emilio Gadda.

Nike: Il tuo è stato uno dei primi libri pubblicati dalla Coconino ratigheriana, com’è nata la collaborazione con questa casa editrice?

Emanuele: La collaborazione è nata grazie a Gipi, che non ringrazierò mai abbastanza per avermi scritto un giorno di mandare gli episodi a Giovanni Ferrara. So che ne aveva letto qualcuno e gli era piaciuto. Da lì è passato un po’ di tempo, perché le cose in Coconino stavano un po’ cambiando, come è emerso dopo. C’è stato da avere un po’ di pazienza!

Nike: Però alla fine sei stato ripagato.

Emanuele: Sì, decisamente. Per me, che sono da sempre un lettore di libri Coconino, è stato uno dei premi più grandi, entrare a far parte di un tale catalogo. E mi sta piacendo anche moltissimo il nuovo corso, e l’energia che sento da tutte le persone che ci stanno lavorando, da Ratigher in giù.

Nike: E credo anche che il tuo ingresso sia un po’ la prova che il vento sta cambiando nella nuova produzione. Non trovi? Lo dico da lettrice più che da esperta del settore, ma questa è la sensazione che ho avuto vedendo un libro come Limoni nella produzione Coconino.

 

Emanuele: Beh, era inevitabile che un nuovo direttore portasse anche una nuova (e diversa) visione del fumetto. Conosco Ratigher da anni e lo apprezzo sia come autore che come “agitatore” culturale. La sua nomina è stata una piacevolissima sorpresa. Di certo c’è l’idea di mantenere uno sguardo al fumetto di ricerca, ma di abbinarlo anche a delle declinazioni più pop, per quanto sempre intelligenti e particolari. Sebbene poi non vorrei che il mio fumetto fosse considerato solo per l’aspetto contenutistico, visto che, anche se il disegno è volutamente molto veloce, equiparabile a una forma di scrittura, la costruzione delle tavole, il famigerato “storytelling”, è sempre molto pesato, figlio di tutto quanto ho letto e assorbito negli anni. E c’è inoltre una grande ricerca sulla scrittura, e su come questa sia abbinata alle immagini (in quasi ogni episodio il narratore interagisce con la parte “visiva” in maniera diversa).

Nike: Ecco, parliamo un po’ della scelta grafica di Limoni, colori e tratti estremamente forti.

Emanuele: L’idea era di abbinare sempre due colori acidi o comunque accesi, diversi di episodio in episodio e colorare tutto in maniera un po’ naif, che però mantenesse sempre una certa freschezza.

Nike: Rispecchia un po’ l’urgenza di quello che si sta raccontando, la fugacità delle storie e delle relazioni di cui parli, no?

Emanuele: Non avevo mai provato a dare una lettura “semiotica” al tipo di segno, onestamente, ma potrei fare mia questa tua interpretazione. Ero più che altro guidato dalla volontà di fare una cosa fresca e rapida, e di farla soprattutto “analogicamente”. La parte digitale è stata limitata alle correzioni, e alla sovrapposizione dei livelli (bianco e nero e colore sono realizzati su fogli diversi con il tavolo luminoso, e riuniti successivamente alla scansione).

Nike: Chiudo con una domanda cattiva, perché so che ogni storia è come un figlio e i figli sono tutti uguali, ma hai una tua storia di Limoni preferita? Una che senti particolarmente tua per qualche motivo?

Emanuele: Difficile sceglierne una soltanto, molto difficile. Forse però quella che riguardo sempre con un piacere un po’ maggiore delle altre è “quella dei samurai”, perché parla del diventare adulti, e di come purtroppo anche le relazioni a un certo punto vadano soppesate secondo criteri di convenienza, comodità e fattibilità. Arriva un certo punto dell’esistenza in cui l’amore romantico non basta più, o non è comunque sufficiente. Non so se sia un bene o un male, ma è qualcosa di inevitabile.

Nike: Dopo aver letto tutte le storie ed essersi sentiti vicini a molti dei personaggi teneramente persi in gabbie di non relazioni (come dici anche tu in una delle storie quando uno dei personaggi dice: “Ci mancano le parole per le non-relazioni moderne”) qual è il messaggio finale che vorresti trasmettere al lettore?

Emanuele: Diciamo che ho cercato di fare un libro che ponga quesiti, più che dare risposte. Risposte che io stesso spesso non ho. Le domande invece non mi mancano mai. La cosa che ho capito retroattivamente su Limoni è che parlava soprattutto dell’incomunicabilità tra le persone, della difficoltà che facciamo a dire agli altri quello che proviamo e come stiamo. Siamo tutti un po’ rinchiusi nella nostra sfera egotica. Forse ci vuole giusto un po’ più di coraggio nell’aprirsi agli altri (ed è un consiglio che dò prima di tutto a me stesso).

Nike: Credo che sei riuscito a porre al lettore le giuste domande e forse anche a dare qualche risposta, di certo ci si sente meno soli e un po’ più capiti leggendo queste cronache di quotidiane resistenze sentimentali.

Emanuele: Se ottengo questo effetto, sono molto contento, ti ringrazio.

Nike: Ringrazio io te per questa chiacchierata e sono sicura che mi ritrovò a scrivere di te in futuro, quindi questo è un arrivederci!

Emanuele: Farò del mio meglio per meritarmi un’altra intervista!

 

 

Valutazione dell'autore

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.