Legge del mercato e cinema di resistenza – Intervista a Gerardo De Vivo

 In Cinema e Teatro, Interviste

La Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia potrebbe essere una perfetta metafora dell’industria della settima arte. Pur essendo un novellino ignorante al suo primo grande festival, l’impressione è piuttosto chiara. Davanti alla storica Sala Grande, una sorta di tempio che ha accolto negli anni il meglio del cinema mondiale, c’è il red carpet, un sentiero tutto rosso illuminato a giorno da decine di proiettori. Lungo le transenne che lo circondano, curiosi, appassionati e semplici passanti si assiepano assetati di stelle. L’attenzione, a tratti spasmodica, è naturalmente riservata agli attori e al massimo a qualche regista particolarmente celebre. Tanto glamour e luci ipnotiche che rischiano di ridurre il cinema, agli occhi di noi spettatori, ad una sorta di “miracolo artistico” sorretto dal carisma di pochi personaggi. A ben guardare però il vero Festival si gioca nelle retrovie, nel buio oltre la siepe e i riflettori. Lì c’è un mondo sommerso, un brulicare di professionalità più disparate: produttori, distributori, esercenti, giornalisti. Dai primi, giunti al Lido per tifare per i propri cavalli in competizione sui drappi rossi, agli ultimi, suonatori di bonghi che faranno riecheggiare lodi e bocciature sulla stampa e sul web, sono tutti ingranaggi indispensabili per il funzionamento di quella che è, prima di un’arte, un’industria ben strutturata.redcarpet

Quando le luci sul red carpet si spengono è infatti il loro operato a determinare la vita o la morte dei “film festivalieri”. Anche autori blasonati come Malick, Landis, Kusturica sanno bene che non trovare un distributore significa restare a casa. Senza parlare degli esercenti, ai quali spetta la scelta di quali film noleggiare. In poche parole, quello che vedete in programmazione al cinema ogni fine settimana non è altro che il frutto di una lunga catena di scommesse, tutte speranzose di farvi spendere i soldi di un biglietto. In un momento storico di trasformazioni del mercato, mentre le sale cittadine scompaiono una dietro l’altra e anche i famosi multiplex hanno i loro problemi, queste sono scommesse decisive per il futuro della settima arte.

Sperando di capirci qualcosa di più, durante il Festival ho incontrato Gerardo De Vivo, direttore di Stella Film, circuito di cinema che comprende anche lo storico Modernissimo, un punto di riferimento a Napoli, da 22 anni parte integrante della geografia culturale del centro storico.

Si trovava al Lido in quanto membro della Europa Cinemas Label, una giuria che nomina annualmente i propri membri, pescando dal panorama europeo degli esercenti aderenti più virtuosi, con il compito di assegnare ad una delle produzioni selezionate, 100% europee, un’etichetta (label) che assicurerà degli incentivi economici alle sale che la proietteranno.

La giuria Europa Cinemas Label, da sinistra: Michel Ferry, Gerardo De Vivo, John Morgan-Tamosunas

La giuria Europa Cinemas Label, da sinistra: Michel Ferry, Gerardo De Vivo, John Morgan-Tamosunas

De Vivo ha risposto innanzitutto ai miei dubbi riguardo il futuro della “sala fisica” in un mondo di streaming e netflix. “Il mercato è cambiato con il telecomando non con il televisore, il pubblico vuole poter fare delle scelte. Questo modifica certamente la domanda ma non mette in pericolo il cinema. La sala è come lo stadio, permette di andare oltre il semplice contenuto, di vivere un’esperienza più completa. Ciò che conta è l’evento, la condivisione sociale che lo schermo domestico non avrà mai. Andare in compagnia, seduti vicino ad altre persone nel buio della sala, chiacchierare all’uscita, sono cose che solo la sala fisica può dare.

Forte di un inventario di pensieri comuni allora gli ho chiesto cosa ne pensasse del modello francese e di come nelle nostre sale spesso singoli film, penso a Zalone e a Siani, cannibalizzino tutte le sale disponibili riducendo la scelta effettiva. “Quello francese è un mondo a parte, con una cultura cinematografica decisamente più diffusa ma soprattutto un mondo nel quale lo Stato contribuisce economicamente alla sopravvivenza di certe realtà. Il mercato porta gli esercenti a fare determinate scelte, però è anche vero che il pubblico evidentemente si ritrova in un certo cinema, in certe storie. Bisogna smettere di contrapporre la cinefilia più pura ad un animo popolare”

Mentre ascoltavo Gerardo De Vivo mi sono venute in mente le parole di un grande teorico del cinema, McKee, che riferendosi anche al cinema europeo diceva che molte volte ci si dimentica che una buona storia sopravvive sempre al mercato e che ciò che vediamo nelle sale è spesso, paradossalmente, il meglio di un certo tipo di produzione. Il “problema” non sta solamente nel circuito chiuso esercenti/pubblico ma anche nella forza delle singole idee.

Gli ho chiesto allora come si potrebbero unire questi due aspetti in contrasto. “Parliamo chiaramente, Zalone e Siani permettono agli esercenti di mantenere aperte delle strutture già in difficoltà e in più ci mettono nella possibilità di sperimentare, di creare nuovi spazi dove proiettare film che la sola legge del mercato non farebbe sopravvivere. E’ quello che facciamo al Modernissimo, dove da 22 anni portiamo avanti un’idea di cinema di resistenza.”

Sfruttare le logiche del grande mercato per incoraggiare i pesci più piccoli. Una strategia intelligente ma che, faccio notare, non viene applicata da tutti gli esercenti. Gerardo De Vivo mi ha allora sorriso. Evidentemente non è un caso che l’Europa cinemas abbia voluto premiare la 14303756_10155221726027785_147151501_odirezione del Modernissimo con la presenza in questa giuria. Un riconoscimento che è anche una conferma, dopo una prima nomina alla Berlinale di 4 anni fa. “Le scelte difficili, soprattutto a Napoli, richiedono una resistenza, sulla lunga durata, considerevole, ma che spesso viene ripagata con il doppio del successo. Chi avrebbe mai detto che decine e decine di persone sarebbero andate a guardare dei film in tedesco proiettati in collaborazione con il Goethe Institut? Senza parlare delle gettonate proiezioni in lingua originale al Modernissimo, segno di un pubblico più attento ed esigente, impensabile 10 anni fa. Da Gomorra le cose son cambiate. Produzioni internazionali vogliono arrivare a Napoli mentre realtà incredibili come lo studio d’animazione Mad Entertainement provano che un lento cambiamento è in atto a tutti i livelli della nostra industria cinematografica”

Dopo la chiacchierata con De Vivo credo di avere ancora più domande di prima. Noi pubblico dovremmo ricordarci di quali lunghi percorsi portino un film dal set al festival, dai leoni d’oro alle nostre sale. Dovremmo conoscere qualcosa di più delle leggi del mercato senza scordarci che un cinema di resistenza è ancora possibile. Come accade in quel sentiero che incredibilmente parte dalla laguna più famosa del mondo per arrivare fino al centro storico di Napoli.

 

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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