Le due vite di George Foreman

 In Approfondimento, Sport

Se provate a camminare per strada e fermate un passante e gli chiedete “Scusa, chi è George Foreman? vi sentirete rispondere al 99% “è quello che ha perso contro Ali, no?”.
In effetti è vero.
Big” George Foreman, oro olimpico a città del Messico 1968, categoria massimi, si presenta semisconosciuto ed imbattuto nel 1973 in Jamaica per sfidare l’invincibile “Smokin’ ” Joe Frazier in un match valevole per la corona mondiale detenuta da quest’ultimo. Frazier è fresco della sua Forrman-Ali-presser_RINGvittoria contro Muhammad Ali, ha il mondo ai suoi piedi, ed è pacificamente convinto di battere Foreman in poco tempo. Le sue fantasie però rimangono tali: finisce cinque volte al tappeto in due round, rendendosi co-protagonista di un match passato alla storia per la sua breve durata e crudeltà con il famoso “Down goes Frazier” urlato dai telecronisti americani (oggi usato dagli appassionati in una maniera simile al nostro noto “Clamoroso al Cibali”).
Il mondo conosce così George Foreman,
“il martello di Dio” “il massacratore di Frazier”, che tritura Ken Norton in meno di 180 secondi e poi va a perdere contro ogni previsione a Kinshasa contro Muhammad Ali che lì realizzò il suo capolavoro (The Rumble In The Jungle).
Qui finisce nell’immaginario collettivo la carriera di Foreman: il picchiatore un po’ scemo inchinatosi al genio di Muhammad Ali, insomma il protagonista di una storia che è stata raccontata come una fiaba alla Davide contro Golia. Se da una parte questo è vero, dall’altra una visione della carriera di Foreman terminata nel 1974 è riduttiva. George, infatti, è stato molto, molto di più – e vale la pena raccontare una seconda fiaba, in cui il nostro veste i panni totalmente diversi dell’eroe.
La sua seconda storia comincia subito dopo quella calda notte nello Zaire. Dopo il match contro Ali, Foreman staccò un anno e si rese protagonista di un match violentissimo contro il fortissimo Ron Lyle, in cui i due caddero con violenza al tappeto cinque volte nel giro di 4 violentissimi round.

Dopo qualche match interlocutorio, inclusa una rivincita contro Frazier, fu la volta di Foreman-Lyle, con quest’ultimo nettamente sfavorito.
Carramba: vince proprio Lyle ai punti. Foreman viene trascinato negli spogliatoi visibilmente disidratato, che nel mentre ha una visione ed afferma di vedere la Madonna, che gli impone di appendere subito i guantoni al chiodo e di divenire un pastore. Foreman esegue subito e si trasforma da riottosa e taciturna macchina tirapugni ad un amabile prete piuttosto pasciuto.
Foreman rimarrà in questa versione di sé per 10 anni, finché non si fa trovare di fronte ad una returntelecamera ed annuncia a 39 anni un ritorno sul ring. Il pubblico si sganascia di fronte ad una trovata del genere, ma Foreman è imperterrito (“
Voglio dimostrare che i 40 anni non sono una condanna a morte”) e si presenta sul ring nel marzo 1987, tanto rotondo quanto convinto.
Un’estesa campagna di marketing lo aiuta presto a far breccia nel cuore del pubblico, che lo adora in questa nuova versione tutta-un-sorriso protagonista di divertenti spot pubblicitari in cui corre per strada rubando panini a vecchiette e bambini per soddisfare la sua voracità (va detto però che la conversione lo ha senza dubbio trasformato da un presuntuoso becero in uno dalla debordante simpatia).
Una sola cosa è rimasta in lui: la potenza nei guantoni, che lo aiuta a mettere KO molti dei suoi invero non fortissimi avversari. Pian piano Big George riconquista credibilità, e quattro anni dopo ritorno sul ring gli viene concessa una chanche mondiale contro il campione del momento, Evander Holyfield. Accompagnato all’angolo da Angelo Dundee, storico manager di Ali, Foreman non riesce nell’impresa, ma regala momenti emozionanti (una settima ripresa da almanacchi) e rimangono impresse nelle orecchie di chi è sintonizzato sull’incontro le parole dell’eterno radiocronista Lerry Merchant
“[il pubblico] sta applaudendo Foreman per il suo coraggio” .

Dopo il bell’incontro con Holyfield, George fallisce una seconda chance contro il buon Tommy Morrison (qualcuno lo può ricordare nelle vesti di Tommy Gunn in Rocky V), e la sua carriera sembra finita, inevitabilmente chiuso da Tyson, Lewis ed Holyfield.
Ma Tyson finisce in prigione, Lewis perde per KO contro Oliver McCall, e Holyfield è impegnato in una trilogia al massacro contro Riddick Bowe. C’è anche un nuovo campione taciturno che non sopporta nessuno: il forte mancino Michael Moorer, in vena di difese facili della sua corona. Foreman veste i panni del “rieccolo” e viene scelto come sfidante.
Las Vegas, novembre 1994: Moorer – Foreman vale il titolo mondiale dei massimi. Il campione tesse le trame di un capolavoro durante tutto il match. Entra ed esce, colpi al corpo e via. Foreman accusa, ed i suoi fendenti falciano l’aria ripetutamente. Sembra un match senza storia. Decimo round, quello in cui George aveva promesso (sottovoce) il KO, con una profezia bizzarra “
vedrete, ad un certo punto Michael Moorer non si muoverà più, ed io lo metterò KO”. Michael in effetti nel decimo round per ragioni solo a lui conosciute (orgoglio?) sceglie di diventare un bersaglio fisso. George sorride. Sinistro-destro, una volta sola. Moorer accusa brevemente, George capisce. Un’altra volta. Al mento, preciso. Moorer crolla come un sacco di patate. Una combinazione potentissima e precisa, espressa da uno dei più potenti picchiatori di sempre. Moorer non si rialza, Foreman è campione. Alza gli occhi al cielo e forse vede di fronte a sé in un lampo quella notte di venti anni prima, contro Ali. Si pulisce i guantoni sui suoi pantaloncini rossi e blu, gli stessi indossati quella notte a Kinshasa. Stavolta ha vinto lui. Stavolta è lui l’eroe. L’uomo che ha promesso “vedrete che la mia volontà è più forte dei miei pugni” ha mandato il pubblico in visibilio, ottenendo tra l’altro il record di titolato più vecchio di sempre a 45 anni (record battuto 17 anni dopo da Bernard Hopkins).

Foreman si consegna così alla leggenda. La sua dimenticabile carriera successiva a quella notte (molto corta e composta di vittorie dubbie ed una sconfitta controversa) non scalfisce l’immaginario collettivo, che continua a cullarsi il mito dei due George Foreman, quello di taciturno ed implacabile picchiatore e quello successivo di predicatore sorridente ma ancora campione.
Oggi Foreman è tornato a fare il pastore, continua a pubblicizzare la sua celeberrima George Foreman Grill (prodotto di culto presente in ogni casa americana che si rispetti) e si presenta spesso sorridente al fianco dei suoi vecchi rivali per revival capaci di mandare in visibilio gli appassionati. E voi, invece,
cosa risponderete se qualcuno per strada vi chiedesse chi è George Foreman?
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Raoul de Toma

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