Le 10 serie tv baciate dal 2016

 In Serie Tv

Tra Emmy, top&off, record, errori e revival, un elenco di gioielli che non potete non aver collezionato quest’anno

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1. Game of Thrones 6
68esima edizione degli Emmy Awards: la saga medievale si aggiudica il premio per la miglior serie tv 2016, per la miglior regia e per la miglior sceneggiatura. 38 i riconoscimenti ottenuti nell’arco delle sei stagioni, un vero e proprio record.
L’ultima serie parte con una rapida sequenza di azioni sorprendenti che gli sceneggiatori, Benioff e Weiss, hanno impastato con (troppo?) ritmo ed estro libero (questo anche per via della riduzione dell’influenza sulle riprese di George RR Martin). Game of Thrones, invece, è un’opera che ha bisogno di armonia ampia tra gli spazi di pathos attorno ad ogni evento.
Resta, tuttavia, un capolavoro che sarà difficile da dimenticare nelle decadi a venire.

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2. Stranger Things
Avete 30-40 anni e vi mancano gli anni ’80? Bene, Netflix vi ha fatto un enorme regalo. Stranger things non è altro che una romanticissima dichiarazione d’amore dei registi, Matt e Ross Duffer, agli anni ’80 e al loro cinema, letteratura, musica (Clash, Jefferson Airplane, Toto, Joy Division, i Vangelis e tanti altri), colore e costume. Anche Stephen King ha espresso la sua attrazione per la serie in diversi tweet.
Il dibattito resta però aperto su quantità e qualità del citazionismo contenuto in ogni episodio: per noi, seppur estremo e talvolta quasi stucchevole, ha funzionato, diventando revival vivo e armonico. Per voi?

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3. Mr. Robot 2
Questa serie tv incide su tavola un comandamento: qualsiasi cosa voi vogliate fare la parola chiave è solo una, hacking. E se tra i vostri amori è presente anche il gioiellino di David Fincher, Fight Club, o sapete già di cosa parliamo quando diciamo “Mr. Robot” o è il caso di mollare qualsiasi cosa voi stiate facendo per correre in camera in “modalità maratona e cibo a domicilio” e godervi prima e seconda stagione. La critica alla Società contemporanea è tagliente, cruda, tecnica, disarmante, quasi tragica, e talvolta spaventosamente speculare a quelle che sono le notizie che vediamo in prima pagina sui nostri quotidiani.
Tuttavia, nonostante qualche errore, soprattutto per quel che riguarda trama e narrazione, pregio della seconda serie resta la capacità di mantenere altissima l’attenzione dello spettatore.

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4. Narcos 2
Rinnovata per la terza stagione, la serie, che si apre sul latino sipario musicale della “Tuyo” di Rodrigo Amarante, non fa altro che legarci inestricabilmente alla storia di Pablo Escobar. Il sapore di “realismo magico” scoperto con la prima stagione, è confermato nella seconda, tanto che ci si sente quasi tra le pagine di un romanzo di Marquez.
Al di là di quello che è il tasso di vero nel colore, però, ci sono i fatti. A tal proposito, in un post su facebook, si è espresso il figlio del famoso narcotrafficante, Sebastian Marroquin: «In nome del mio Paese e per rispetto della verità reale dei fatti accaduti tra gli anni ’80 e i ’90 mi vedo costretto a esporre i gravissimi errori di una serie che si autoproclama veritiera, ma che invece è assai lontana dall’esserlo, e insulta pertanto la storia di tutta una nazione, di moltissime vittime e famiglie.» Critica a cui non possiamo non prestare quantomeno attenzione.

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5. Daredevil 2
Terza stagione confermata per lo show targato Marvel-Netflix. Nuovo ritmo e nuova struttura degli episodi (non più “monografici”) rispetto alla prima. Ora il processo di caricamento dell’eroe è completato: ha nome, storia e un costume d’alta sartoria. Il grande successo della prima stagione, dovuto ad alcune delle migliori sequenze d’azione mai viste su piccolo schermo e alla buona regia cinematografica, si conferma per quel che riguarda la seconda, che ha invece sapore meno sorprendente ma più maturo e orchestrale, anche grazie all’avvento di nuovi personaggi: the Punisher e la bella Elektra Natchios.
Non possiamo non notare, tuttavia, come la prima stagione sia più immediata e lineare, mentre in questa la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un lungometraggio dai tempi un po’ troppo dilatati. Non trovate?

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Serie di indubbio successo, e doppiamente meritevole se si pensa alla ricchezza di tecnicismi politici contenuti, materiale che non attira certo l’attenzione come invece fa la dolce commedia. Uno dei segreti della buona riuscita di House of Cards? Lo stesso che ha regalato l’immortalità ai grandi della tragedia greca o a Shakespeare: temi quali lo Stato, il dovere, l’ambizione, il potere, il fato, la fortuna, gli inganni, la forza e l’amore. Cantare l’umano, insomma.
La quarta stagione dello show diretto da Beau Willimon ha una sola indiscussa protagonista: Claire Underwood. La bella Robin Wright diventa insaziabile e spietata, spregiudicata e machiavellica, contraddittoria e conflittuale, fragile e troppo umana, determinata, e corrotta.
Rumori, a cui nessuno della serie ha mai pensato, ipotizzano l’esclusione di Kevin Spacey dalla prossima stagione. Sicuramente questo priverebbe l’opera di una colonna dorica, tuttavia siamo davvero certi che la Casa Bianca non potrebbe splendere senza Frank?

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7. Jessica Jones
Era inevitabile la conferma di una seconda stagione. Volgare e sboccata, cinica, talentuosa investigatrice privata, reduce da esperienze terribili. Una donna che, più che lottare per salvare il mondo, lotta per arrivare a fine mese. Dura come il vetro riempito dai suoi alcolici. Fredda come le sue notti di sesso crudo e privo di sbavature sentimentali. Diversa da qualsiasi supereoe mai raccontato finora: umana, imperfetta, e priva di maschera. (C’è qui da specificare, però, che se vi aspettate di vedere una serie di supereroi non resterete soddisfatti.) È la nuova creatura di papà Marvel e mamma Netflix, è Jessica Jones.
Interpretata da quell’adorabile faccino di Krysten Ritter, Jessica catapulta lo spettatore nelle viscere di una vicenda quasi noir, o meglio hard-boiled, muovendosi tra i numerosi colpi di scena (a volte non abbastanza ritmati) su un sottofondo costante d’ansia perversa.
Regalo della serie sarà finalmente la scoperta del vero legame fra Jessica e Luke Cage che non riesce ad uscire dall’ombra degli altri personaggi, stratagemma probabilmente voluto dagli autori per far spazio alla terza e imminente creatura Marvel-Netflix: la serie omonima a lui dedicata.
Certo, dopo la goduriosa esperienza di pathos visivo che abbiamo assaporato in Daredevil, qui cogliamo una proporzionale carenza d’attenzione per questo aspetto della serie: minor cura nelle inquadrature, tonalità cromatiche e movimenti di camera. Ora, l’occhio vuole sempre la sua parte?

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8. Veep 5
Confermata la sesta stagione per la brillante comedy con protagonista Selina Meyer. La serie ha fatto innamorare anche Michelle Obama, che l’ha posta nell’Olimpo delle sue preferite. Nonostante lo sfondo sia dello stesso bianco di House of Cards, cambiano qui toni e ritmi, grazie alla figura di una protagonista inadatta al ruolo di Vice Presidente e ad uno staff incapace, che si muovono rappresentando l’immobilismo politico americano.
Nella 68esima edizione degli Emmy Awards ha ottenuto il premio di miglior commedia.

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9. Gomorra 2
Un crudo ultimo episodio, in cui Sollima omaggia il western all’italiana, chiude la seconda stagione di una serie targata Sky e Fandango che porta sul piccolo schermo la dura bellezza della verità. Una verità che, come succede nello stadio avanzato delle storie criminali, è costellata di proiettili e cadaveri. Salvatore Esposito, Fortunato Cierlino e Marco D’Amore sono tutto tranne che eroi, sono lancette che si avvicinano allo scoccare dell’ora quando però è già tardi, sono parti di un sistema feroce fatto di sabbie mobili che li ingoia lentamente senza dar loro il tempo di rendersene conto.
Il rischio di andare incontro a una delusione dopo l’armonica e incalzante convivenza di linguaggio e ritmo della prima stagione era preoccupante, eppure Gomorra 2 vince anche questa sfida, grazie all’azione, alla battaglia spietata. E non solo, l’opera, frutto della mente di Roberto Saviano, è riuscita a sbarcare in America ed ad essere consacrata dal Wall Street Journal come “l’esportazione televisiva italiana di maggiore successo”.
Come non essere in attesa della terza stagione?

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10. Ash vs Evil Dead
Da poco uscita la prima puntata della sua seconda stagione: è Ash vs Evil Dead, un gioiello unico nel suo genere. Comicità demenziale e geniale su uno sfondo cupo e horror.
La serie è basata sulla trilogia de “La Casa”, di cui riusciamo a cogliere con poca difficoltà citazioni di vario genere. E se eravate tra quelli che segretamente sognavano il ritorno di Ash Williams, siete stati accontentati con una dose extra di colpi di motosega, fucile a pompa e tanto, tantissimo sangue. Ash vs Evil è una battaglia manichea dalle sfumature vintage, goliardiche e violente, un improbabile caos calmo tenuto a bada da un protagonista sbruffone e sempre in cerca di rimorchio, che non potete proprio perdervi.

Le grandi aspettative…
#1 The Young Pope
Prodotta da Sky, HBO e Canal+ e presentata (nello specifico le due prime puntate) alla Mostra del Cinema di Venezia, “The Young Pope” è la creatura da piccolo schermo che porta una firma da Oscar, Paolo Sorrentino. Protagonista è Jude Law, un Papa che… non crede in Dio.

#Crisis in Six Scenes
Woody Allen, ebbene sì. Il Maestro ha ceduto al fascino delle serie tv, sei puntate da 30 minuti con Miley Cyrus protagonista su sfondo anni ’60: se siete curiosi, la vostra cartella clinica è a posto.

#Sherlock 4
Dopo la visione dello speciale “The Abominable Bride”, che ha preso vita lo scorso gennaio 2016, siete in attesa dell’uscita della quarta stagione, lo sappiamo, prevista per il 2017. Per ora le anticipazioni sono poche, tra queste una dichiarazione del creatore Steven Moffat: «Ovviamente è ancora troppo presto per sapere cosa verrà, ma sono abbastanza sicuro che la prossima cosa che accadrà a Sherlock e John è quella che vi aspettate di meno.(…) Credo che il nostro piano è devastante, abbiamo praticamente ridotto in lacrime l’intero cast quando gli abbiamo rivelato cosa abbiamo intenzione di fare… siamo più eccitati che mai riguardo Sherlock.»
Siate pazienti…

Annarita Chieffo

Annarita Chieffo

Nata in Basilicata nel 1990. Il suo Dio il settimo giorno non si riposò: creò carta e penna, la commedia all'italiana, il cinema francese, quello coreano, l'odore di polvere dei vecchi libri, i dischi in vinile, le autostrade e Monica Vitti. E' convinta che non ci sia niente che Woody Allen e una pizza non possano curare. Non sa fischiare, e i numeri le fanno venire l'emicrania. Certi giorni scrive per vivere e certi vive per scrivere, ma non li distingue mai.
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