L’amica geniale: la trasposizione delle parole

 In Letteratura, Serie Tv

La seconda stagione de L’amica geniale, corrispondente al volume Storia del nuovo cognome, si è conclusa lunedì su Rai 1. Noi di fuoriposto vi avevamo già parlato della storia di tutte le storie e del fortissimo impatto dei libri della Ferrante.

La trasposizione internazionale del romanzo, portata sul piccolo schermo dalla serie tv prodotta da Wildside e Fandango, in collaborazione con Rai Fiction, TIMVision, Umedia ed HBO, è stata vincente principalmente per due motivi: la maggiore fruibilità della storia per una più vasta gamma di pubblico, e la totale fedeltà alla penna della Ferrante, frutto di uno studio puntuale.

Certo, chi ne ha letto i libri troverà sempre qualche difetto nel vedere le puntate; quando, ad esempio, per ragioni tecniche o narrative, pagine e vicende che hai assaporato con particolare coinvolgimento vengono condensate in pochi attimi o addirittura nella voce esterna fuoricampo. Ma la verità è che una tetralogia come quella della Ferrante, raccontata dal punto di vista di una sola delle protagoniste, non è facile da riproporre visivamente, e gli accorgimenti-escamotage ideati da Saverio Costanzo sono stati abili e vincenti, riuscendo a non rinunciare mai alla sensazione di vivere la storia con la mediazione di Lenù. La collaborazione della Ferrante con il team degli sceneggiatori, formato da Francesco Piccolo e Laura Paolucci, oltre che dal regista stesso, è evidente e rassicurante.

L'amica geniale

Mentre nella prima stagione abbiamo visto nascere il forte rapporto di amicizia di Lila e Lenù, facendoci conquistare dalla bravura delle piccole attrici Ludovica Nasti ed Elisa Del Genio, nel secondo volume l’infanzia lascia il passo all’adolescenza e prima giovinezza, schiacciata dai molti obblighi e dalla consapevolezza che i sogni e la libertà, o meglio il sogno della libertà, diventano meno nitidi e reali. Continuano a fare da sfondo e da tacite protagoniste Napoli, che man mano allarga l’orizzonte dal rione verso il centro e, sul finale, addirittura inizia a confrontarsi con il resto dell’Italia, e la violenza, che assume contorni più reali, conseguenze più aspre e frequenza quotidiana.

La seconda stagione de L’amica geniale è focalizzata sulle relazioni umane, fatte di sofferenze sentimentali, tradimenti, rapporti infelici, shock, invidie. A dare volto a tutte queste sfumature emozionali e relazionali sono gli attori, la cui scelta, come nel caso delle bambine delle prime puntate, è stata fondamentale per il successo della serie tv, che ha raggiunto picchi di audience e di trend notevoli. Margherita Mazzucco (Lenù) e Gaia Girace (Lila) mettono in scena le due anime complesse e contraddittorie, rendendo i personaggi vivi e tridimensionali. La stessa capacità hanno anche gli altri personaggi con cui le protagoniste entrano in contatto: Stefano (Giovanni Amura) e Nino (Francesco Serpico) sono i due personaggi più ricorrenti di questi ultimi 8 episodi e anche quelli più spaventosamente sorprendenti.

Lo Stefano della seconda stagione perde tutto il fascino di quello della prima: si era configurato come il “salvatore” del futuro di Lila, ne diventa la più grande rovina; Giovanni Amura riesce a personificare questo drastico e improvviso cambiamento.

Francesco Serpico, a sua volta, fa in modo che il personaggio della penna della Ferrante prenda vita. L’autrice ha, infatti, dichiarato che con Nino aveva la precisa intenzione di “voler mostrare gli effetti della superficialità quando sono combinati con una buona istruzione e una moderata intelligenza”. La superficialità un po’ subdola di questo personaggio viene fuori dalla mimica e dagli atteggiamenti del giovane Sarratore, che si rivela un’evoluzione più intelligente del padre Donato, viva espressione di mellifluo ingannatore.

La costanza, la mitezza e il vero affetto devono pazientemente aspettare per venire alla luce e rivelarsi con Enzo Scanno (Giovanni Buselli), il bambino considerato stupido, il ragazzo con il carretto della frutta e della verdura onnipresente ma mai determinante, l’amico dalle poche parole che si dimostra sincero. Enzo è diventato un uomo capace di far ciò che è giusto e non solo quel che conviene, e diventa l’unico che può riuscire in quello in cui tutti avevano fallito: vedere Lila, coglierne la complessità e il malessere, prendersi cura della fragilità senza approfittarne, mettere avanti il bene, a qualunque costo.

Attendiamo con ansia la terza stagione de L’Amica geniale, che porterà in tv il terzo volume Storia di chi fugge e di chi resta. Se non altro, solo per far sì che la storia di Lila e Lenù continui ad avere risonanza nelle nostre vite anche a livello visivo.
E nell’attesa la domanda è: chi è l’amica geniale? Chi studia per sapere e cerca di non farsi condizionare, o chi sa pur senza studiare, condizionando indistintamente l’altra e il suo percorso?
Resta certo che l’una senza l’altra non hanno motivo di essere.

Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in filologia moderna, cerca la sua strada. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
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