L’All You Can Eat degli Slivovitz è nel sacco

 In Musica

 di Alessandra Farro

Attenzione! Comunicazione di servizio di interesse nazionale per la tutela sociale: gli Slivovitz hanno registrato un nuovo disco, All You Can Eat, e stanno cercando te per incastrarti (ma andrebbe bene pure tua nonna).

Bene, chi non conosce questi sette musicisti partenopei, e non è minimamente interessato a conoscerli, nonostante siano in giro da più di dieci anni, abbiano alle spalle tre dischi alla cui realizzazione hanno partecipato musicisti di fama nazionale, e nonostante abbiano solcato grandi palchi internazionali come lo 254612_10150277347369474_1932977_nSziget Festival, può chiudere questa pagina e riprendere la propria triste vita proprio lì da dove l’aveva interrotta, portandosi sulla coscienza di non aver voluto contribuire alla preservazione della specie umana.
Chi, invece, li conosce e ha a cuore le sorti della band, e dunque quelle della sopravvivenza del genere musicale partenopeo, può continuare a tenere in standby il resto della sua vita e, magari, vedere pure questa video-intervista al gruppo dopo aver cliccato il tasto play a quello proprio qui sopra.
Chi, invece, è interessato al destino dell’umanità, ha a cuore la sopravvivenza del genere umano e di quello musicale partenopeo, ma non ha tempo di vedersi due video per capire di che si sta parlando, resti qui, che gli spiego tutto comunque.

Fotografia di Sabrina Cirillo

Fotografia di Sabrina Cirillo

Gli Slivovitz nascono nel 2001 nella ridente città di Napoli, sono Derek Di Perri, Marcello Giannini, Vincenzo Lamagna, Salvatore Rainone, Ciro Riccardi, Pietro Santangelo e Riccardo Villari. Spaziano, fin dal loro primo lavoro del 2006 per l’etichetta milanese Ethnoworld, dal jazz al rock. Marcano sempre più la loro identità musicale nel secondo disco, Hubris, e la fortificano nel terzo, Bani Ahead, entrambi pubblicati dalla newyorkese Moonjune Records, prestigiosa etichetta del panorama avant jazz e progressive. Attraversano in note l’America e i Balcani atterrando nel Mediterraneo, ma giusto il tempo di riprendersi per continuare il giro.
Sono nevrotici, isterici a tratti, e poi zen, poi di nuovo nevrotici, isterici a tratti, e poi zen. Sono, insomma, irrequieti, tanto da sentire l’esigenza di suonare ovunque, fino ad arrivare ai più importanti festival italiani, quali appunto l’Umbria Jazz 4184_79540224473_3789545_ne il MittelFest, ed europei, lo Sziget Festival, il Debrecem, il Veszprem, l’Ocs, poi Barcellona per qualche tempo, la Serbia al Nisville Jazz Festival, a Belgrado e in Austria con il Mumyuha Festival Hochneukirchen (hanno promesso un premio a chi riuscirà a leggere correttamente tutti questi nomi).
Adesso hanno registrato il loro quarto disco, All You Can Eat, pronto, finalmente, per essere sfornato, manca soltanto un piccolo, ultimo passo, perché possa vedere la luce: il contributo di chi ha amato i primi tre dischi ed è curioso di conoscere gli otto brani inediti contenuti in questa ultima loro fatica. Attraverso il crowdfunding, di cui ironicamente spiegano le gesta nel video qui sopra, è possibile contribuire alla stampa del disco e poter vantare anche una serie di gadget per il proprio contributo, fino a un house concert in quartetto degli stessi Slivovitz (pensate alla poesia di poter offrire, nella propria dimora, dello slivovitz agli Slivovitz, dopo aver assistito a un concerto degli Slivovitz comodamente seduti sul divano). Oppure potreste farlo semplicemente perché, come me, avete amato il loro video promozionale, in cui il disco viene rapito e il crowdfunding serve per pagarne il riscatto – il che vi farebbe diventare anche una specie di eroi (e io ho sempre voluto poter dire: “Ciao mamma, guardami, sono un eroe!”).

Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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