La vita è come una scatola di biscotti

 In Letteratura

di Alessandra Passaretti

Cerca di pensare che la vita è una scatola di biscotti. […] Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.

cover

Norwegian Wood è una storia d’amore, che inizia con un prologo dal sapore proustiano, dove la madeleine è Norwegian Wood, l’omonimo brano dei Beatles, (http://www.youtube.com/watch?v=lY5i4-rWh44) che ascoltato su un volo Lufthansa, risveglia nel protagonista Toru Watanabe il ricordo di Naoko, la ragazza che aveva amato venti anni prima. La storia è un lungo flashback ambientato nel Giappone della fine degli anni ‘60, tempo in cui i protagonisti erano poco più che diciottenni appena iscritti all’università. All’inizio della storia incontriamo Watanabe bloccato in una sorta di “inerzia esistenziale”. Trasferitosi a Tokyo per frequentare l’università e fuggire dalla sua adolescenza segue le lezioni senza alcun interesse particolare, «alla seconda settimana di settembre giunsi alla conclusione che l’istruzione universitaria per me non aveva il minimo significato» finché non incontra Naoko, la fidanzata del suo unico amico Kizuki, morto suicida anni prima. Attraverso lunghissime passeggiate per le strade della città tra i due nascerà un rapporto sospeso tra l’amore di Watanabe per Naoko e i gravissimi problemi psicologici di lei, che non le permetteranno di ricambiarlo pienamente. A questo punto si fa spazio nella storia anche un’altra ragazza, Midori, solare, estroversa e sfacciata, probabilmente il personaggio più positivo del romanzo (oltre a essere sicuramente il più divertente). Ma non aspettatevi il classico triangolo, così come non aspettatevi una risolutiva scelta finale. O un finale stile happy ending in generale.

Murakami Haruki

Murakami Haruki

Come ogni personaggio murakamiano, Toru Watanabe è totalmente assorbito in se stesso, nel suo tormento e nella sua interiorità, tanto che potremmo dire che la vera ambientazione della storia è la sua mente, che vive di musica e libri, primi tra tutti Il grande Gatsby e i singoli dei Beatles. Immobile nel suo eterno dubbio su ciò che giusto e ciò che non lo è, vive questa tensione con profonda angoscia e malinconia, tormentandosi pur di non dover scegliere tra le due, in attesa che la vita – o la morte – scelgano per lui.

Norwegian Wood, Noruwei no mori, è stato pubblicato nel giugno del 1987, e rispetto a tutti gli altri romanzi di Murakami è il più intimistico, aderente alla realtà, patetico. Inizialmente l’autore aveva in mente di scrivere un romanzo d’amore «non troppo sentimentale» ma dopo più di 300 pagine ed un libro che certamente non si può definire leggero ammette «forse questo libro chiedeva di essere scritto più di quanto io stesso mi rendessi conto (…) è dedicato a tutti i miei amici che sono morti e a quelli che restano». Tratto da un suo racconto, La lucciola, pubblicato nell’ ’85, la storia è un viaggio attraverso le paure e i desideri di un adolescente che lotta per sopravvivere alla vita.

Più di una volta ho letto in giro per la rete commenti che suggerivano di leggere la storia “come se si avessero vent’anni”, beh io vent’anni li ho e devo ammettere che ci sono pochi autori che come Murakami sono stati in grado di cogliere le sfumature della dolorosa consapevolezza di dover crescere o dover arrendersi, senza possibilità intermedia, senza una terza via d’uscita. La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante.

«Ehi, Kizuki, pensai, io a differenza di te ho deciso di vivere, e anche di cercare di vivere bene. Immagino quanto deve essere stata dura per te, ma lo è anche per me, credimi sulla parola. E lo è perché tu sei morto lasciando Naoko in quel modo. Ma io non la abbandonerò così. Perché le voglio bene e perché sono più forte di lei. Ma diventerò ancora più forte di come sono adesso, e più maturo. Diventerò adulto. Devo farlo. Finora ho sempre pensato che avrei voluto oscillare in eterno tra i diciassette e i diciott’anni, ma adesso non lo penso più. Non sono più un ragazzo. Comincio a sentire le responsabilità. Ho vent’anni ormai. E devo pagare il prezzo per continuare a vivere».

Alessandra Passaretti

Alessandra Passaretti

Nata a Napoli nel 1992, vive a Milano da quando ne aveva 18. Laureata in Lettere Moderne - Editoria, si è iscritta ad una specialistica in Arte Contemporanea.
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