La vita bugiarda degli adulti, il ritorno della Napoli di Elena Ferrante

 In Letteratura

La vita bugiarda degli adulti è l’ultimo, attesissimo romanzo di Elena Ferrante, di cui non è stato rivelato alcun particolare prima dell’uscita del 7 novembre. Una storia tutta nuova che continua a parlare di Napoli, di crescite, di adolescenti in piena ricerca e di adulti guardati attraverso gli occhi dei ragazzi.

L’autrice della tetralogia di successo mondiale, iniziata con L’amica geniale e conclusasi con Storia della bambina perduta, è riuscita a dare all’anonimato un valore e un significato differente rispetto allo pseudonimo tradizionale, proprio di chi vuole fuggire da qualcuno o da qualcosa: di lei come scrittrice, complice anche il libro autobiografico La frantumaglia, si conosce tutto, ma non si sa chi sia, anagraficamente. Tramite lettere, interviste, dichiarazioni e corrispondenze Elena Ferrante fa sbirciare continuamente dentro i suoi cassetti di autrice, rivela l’essenza della persona letteraria, ma protegge e mantiene misteriosa quella di persona reale, manifestando apertamente un desiderio di autoconservazione del proprio privato e la convinzione che i suoi libri siano “organismi autosufficienti” a cui la conoscenza della sua identità non aggiungerebbe nulla.


Tuttavia, l’invisibilità, fortemente sostenuta dalla casa editrice e/o, è una scelta controcorrente che elettrizza i media, per cui, senza metterne in dubbio gli alti meriti letterari, di lei si parla con una curiosità inimmaginabile in Italia e fuori d’Italia, tanto da scatenare indagini, ipotesi e continui scoop azzardati.

La maschera dello pseudonimo e l’invisibilità agiscono sì come potente leva promozionale, ma non mettono in ombra neanche per un attimo il valore letterario dei suoi romanzi, scritti con un punto di vista acuto e uno stile brillante e crudo, che invadono con forza anche La vita bugiarda degli adulti. Lo scorrere fluido delle più intime paure, paranoie e delusioni raccontano la crescita adolescenziale di Giovanna, che si scontra all’improvviso con le menzogne e le omissioni degli adulti, scombussolando una vita apparentemente serena e tranquilla.

Crescere per diventare cosa, per assomigliare a chi? E così diventare grandi perde le guide sicure di modelli di vita, che si mostrano in balia di segreti, malvagità, passioni primordiali, che sembrano in contrasto con il mondo intellettuale e razionale in cui si erano rifugiati.

Cosa succedeva insomma nel mondo degli adulti, nella testa di persone ragionevolissime, nei loro corpi carichi di sapere?

I molti e chiari punti in contatto con gli altri romanzi di Elena Ferrante, in particolari con quelli che ne compongono la tetralogia, non risultano ripetitivi o ridondanti, l’autrice sembra qui infatti fare un passo in avanti rispetto all’adolescenza di Lila e Lenù; discosta lo sguardo dal rione periferico di Napoli, o meglio lo filtra attraverso gli occhi di una ragazzina che appartiene ad una generazione successiva, che è figlia di chi è riuscito a riscattarsi e scappare dalla povertà e dall’ignoranza, grazie alla cultura e all’educazione che le stesse Lila e Lenù hanno sempre rincorso. Ma tagliare i ponti con il mondo in cui si nasce non è mai una soluzione e presto o tardi, in un modo o nell’altro ci si ritrova a doverci fare ancora i conti.

La penna scorrevole e lo stile vivido propri dell’autrice in La vita bugiarda degli adulti mettono nero su bianco una verità disarmante e l’introspezione psicologica di un fiume in piena, che non si arresta davanti a niente. La lingua ha pochi ma crudi prestiti dialettali, che, proprio come accade agli italiani colti del sud e di Napoli in particolare, invadono soprattutto l’intimità sessuale, i momenti più forti di rabbia e i litigi più accesi.

Le pagine si divorano e permettono di entrare nella psiche e nella profonda fragilità di una ragazza piena di dubbi, di domande, alla ricerca della sua strada, di chi e cosa diventare e come farlo. Latente in tutto il romanzo e affrontato con un pizzico di modernità è il rapporto tra bruttezza fisica e bruttezza morale, oggetto di una vasta letteratura che ha origine sin dal mondo greco. La bruttezza viene vista come conseguenza di malvagità e peccato ed è una peculiarità che deforma il viso quando la mente è occupata da brutti pensieri e preoccupazioni.

Elena Ferrante è una continua scoperta, che anche stavolta con La vita bugiarda degli adulti ha mostrato un nuovo volto di Napoli, dell’adolescenza e dell’animo umano, costretti a scontrarsi con la forza della menzogna.

Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in filologia moderna, cerca la sua strada. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
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