“La terra dei figli” di Gipi – Recensione

 In Fumetti, FumettiNews

di Alessandra Farro

gipi-la-terra-dei-figli-cover-jpg-ok-defQuando finisci un libro di Gipi, arrivi all’ultima pagina, bianca, niente più disegni, niente più storia, tu non ci vuoi credere, non sei pronto, perché dalla sua matita ingarbugliata, fatta di ombre e linee precise,  è difficile uscirne. Devi convincerti a ricordarti che il mondo fuori è diverso, è un’altra cosa, o meglio, è esattamente quello che Gipi rappresenta, soltanto che non tu non sei abituato a vederlo, perché sta in fondo, lì dentro, dalle parti del cuore.

Questo a me succede sempre, è successo con LMVDM, con S., con unastoria (finalista del Premio Strega), insomma con tutti. È successo anche adesso, con La terra dei figli, però è stato diverso, perché qui dentro Gipi non c’è. Non racconta nulla di autobiografico, come invece noi lettori siamo abituati ad aspettarci da lui.

La terra dei figli, edito da Coconino Press, racconta di due ragazzi, che sono liberi da qualsiasi vincolo sociale, vivono d’istinto e covano dentro un animo a cui nessuno li ha mai educati. Due “bambini”, vengono definiti, che non hanno conosciuto la vita, non quella che noi conosciamo. Non sanno cosa sia un dondolo, un tappeto, un animale domestico.

“I figli hanno ammazzato un cane. È normale, per noi. Ora. I gatti, i cani li ammazziamo, li mangiamo. È giusto. Ma io, ora, con loro cosa dovrei fare? Dirgli che un tempo i cani stavano sui tappeti accanto ai divani in case calde, asciutte, e che invece di mangiarli gli facevamo le carezze? Se lo facessi poi dovrei dirgli cos’era un tappeto, un divano, una casa asciutta…”
“E le carezze, dovresti dirgli anche questo.

Tutto il loro mondo viene sconvolto dalla morte del padre e dal taccuino che lo stesso continua a scrivere, senza sosta, senza che i figli possano leggerlo, perché lui, a loro, a leggere e a scrivere non gliel’ha mai insegnato. C’è una strega, che in realtà è una donna normalissima; c’è una schiava, anch’ella in realtà è una donna normalissima; e poi ci sono gli uomini e dei fanatici, che anche loro sono normalissimi, idolatrano solamente il “dio fiko” e misurano la vita in base alla quantità di like (questa è la pagina facebook a loro dedicata).

gipiLa terra dei figli è un enorme metafora di quello che la vita è,  nuda e cruda nel profondo del suo essere, senza i fronzoli delle case, dei camini, dei divani e dei lavori. È l’essere umano scevro da qualsivoglia vincolo imposto dalla società, anzi è esattamente l’essere umano in assenza di società. Ma sotto c’è molto di più. C’è la lotta per la sopravvivenza, la confusione per un mondo che è stato abbandonato, la brutalità dettata dall’ignoranza e la magnificenza dell’amore che regna silenziosamente negli animi rimasti pulsanti.

In fondo, è il racconto di un amore grande, così puro da sopravvivere all’essenza stessa del sentimento. Tanto intelligente da non trasmetterlo ai propri figli, il padre continua ad amarli silenziosamente, insegnando loro a essere dei perfetti combattenti, degli animali pronti a scontrarsi con chiunque e con qualsiasi essere animale, senza amore, senza carezze, senza piangere.

“Piangi? Lui diceva che non si piange, che se uno piange un altro si approfitta. Io una volta ho pianto e mi sono preso le legnate. Lui diceva che si deve imparare dai cani. Avere i denti dei cani, ma essere più forti dei cani.”

Finalmente Gipi dà anche spazio alla figura femminile salvifica. Se fino ad oggi le donne sono state sempre disegnate dal fumettista come personaggi marginali e del tutto negativi, per la prima volta, all’interno di una storia, hanno un ruolo definito e, soprattutto, vengono viste con tenerezza e umanità.

L’approccio alla graphic novel è diverso anche nei colori. Se prima l’acquerello era diventato la materia attraverso cui Gipi plasmava le forme, adesso torna alle linee di grafite, un’abbondanza di linee precise, disposte in modo chirurgico, fino all’ultima venatura del legno, nell’increspatura dell’acqua, nel volto di ogni personaggio, che rendono la storia più intimista, più cruda ed essenziale.

La terra dei figli è un’opera umana, che scava all’interno dell’animo, spogliandolo, per lasciare il resto di noi, la carne, i muscoli, le ossa, lì, a qualche metro dalla nostra anima, zitti a osservarla e a capire come funziona, che le anime hanno sempre questo problema, sono così profonde che è difficile stargli dietro.gipi-tre

Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca