La rivoluzione dolce di Tommaso Primo

 In Interviste, Musica

È uscito lo scorso 8 giugno il nuovo album dell’artista partenopeo Tommaso Primo “3103″, distribuito da Warner Music Italy. Ne ho parlato con l’autore per capire il messaggio e il pensiero che ci sono dietro questo ultimo lavoro e quali sono i suoi progetti per il futuro.

Allora Tommaso, veniamo subito al centro della tua vita: hai iniziato a suonare molto giovane, vero?

– Ho iniziato a scrivere canzoni da adolescente, per necessità, la necessità di raccontare. Un prurito, un tarlo che bussa alla porta e ti chiede di essere messo su carta.

Ecco. Come si è evoluto questo “prurito” dall’adolescenza fino ad oggi? Ha subito parecchie trasformazioni?

– Infinite, ogni canzone ha un po’ di me e un po’ di quello che vedo e ascolto. Per non parlare dei testi e degli arrangiamenti, da Gioia e Viola c’è un abisso, tra queste ed Hola Madre o Natura e Kabul, un universo (per aumentare l’unità di misura). La schizofrenia è il mio sale, la verità è che ho tante cose diverse da dire.

Sì però da Posillipo interno 3 al tuo ultimo album, 3103, hai mantenuto sempre un attitudine fiabesca, infantile se vogliamo; è questo che piace di te: l’immediatezza della tua semplicità. Senti che questo aspetto sia fondamentale per la tua musica o pensi che possa subire trasformazioni un domani?

– Andrà via quando perderò la mia serenità. Per me la serenità è lo status operandi perfetto e la mia indole è legata alla fiaba per un semplice dato di fatto: la fantasia è il luogo dove mi rifugio per essere felice. Purtroppo non mi è sempre facile confrontarmi con la realtà.

Però la tua musica si confronta molto con il reale, ed aiuta ad affrontarlo. Possiamo dire che cerchi la sintesi fra fantasia e stato di cose?

– Ogni fiaba racconta la realtà 

Tommaso Primo – Photo credit Maria Grazia Scrima

Raccontaci della tua nuova “raccolta” allora, 3103…

– È la data ipotetica ed immaginaria di un esodo, quello che vedrà protagonista l’umanità partire dalla Terra per raggiungere il pianeta Kepler.

Ti sei buttato sul fantascientifico… C’è un percorso “fantastico” specifico che ti ha portato a questa ambientazione?

– È un disco che avevo in mente da tanto tempo ma l’input principale, quello che mi ha fatto dire “si lo faccio”, è arrivato quando ho letto che a Marzo 2016 l’umanità stava già sfruttando le scorte alimentari del 2017.
Ci sono due mostri invisibili che minacciano l’essere umano e il proseguimento sereno dell’esistenza sulla Terra: il consumismo sfrenato e l’emergenza ambientale. Da lì ho incominciato a ragionare sul fatto che entrambi sono figli della mancanza di consapevolezza degli uomini e ho iniziato a scrivere, ragionare, immaginare.

Quindi questo album nasce da un sentimento adulto: la paura.

– Si, nasce dalla paura, dall’esperienza e dalla constatazione. Viviamo nell’epoca dell’osannazione del nulla, dell’imbambolimento delle masse, dei cervelli spenti e del disprezzo degli ultimi. Stiamo subendo un processo d’imposizione del pensiero e mettiamo il successo individuale sopra ogni altra cosa (“Ego ha travolto Ecos, molesta idea di felicità”).
Questo perché consideriamo il riscatto materiale e personale l’unica fonte di benessere, annullando ogni minimo residuo di idea comunitaria. Stiamo consegnando il mondo nelle mani di pochi che prenderanno scelte al posto nostro. Per quanto riguarda l’Italia, sta raccogliendo i frutti marci di vent’anni di regime berlusconiano che ha addormentato con i suoi media una parte della popolazione; regna la guerra dei poveri e ci affidiamo al primo eroe che promette giustizia senza capire che l’unica via di salvezza è quella di RESTARE UMANI.
La salvezza è una sola: o si fa coesione, benché ci sia una parte dell’umanità che ancora non comprende la superficialità dell’individualismo, oppure avremo bisogno sempre di qualcuno che prenda il potere. Io penso che il presupposto per la democrazia sia la coscienza.

Allora anche il Tommaso Primo musicista sta crescendo… E crede fermamente nel fatto che la coscienza sia democratica? Mi spiego meglio: in questa logica non risiede minimamente il dubbio che esistono prese di coscienza individuali? Che la scusa dell’ego e dell’egoismo non sia per forza la defezione del pensiero?

– Credo nella democrazia, la considero la più alta conquista umana ma per raggiungerla dobbiamo ottenere tutti un certo livello di maturazione individuale.
Per fare un esempio di quando è mancata, nel più grande libro Fantasy della storia, la democrazia diretta scelse Barabba!
Ci sono verità assolute, come quella che se continuiamo a consumare così in fretta presto non avremo di cui cibarci. Cerchiamo di attuarlo in democrazia questo cambiamento o aspettiamo che ce lo impongano gli altri?!

Visto che hai sollevato il tema: Cristo è stato un grande promotore della presa di coscienza individuale, nonostante la sua figura sia stata usata dalle persone che hanno censurato la crescita singola e collettiva in virtù del dogma imposto. Dobbiamo disperare del fatto che le rivoluzioni culturali possano funzionare?
Farà mai presa, secondo te, una rivoluzione sentimentale?

– C’è un brano del disco che si chiama Cassiopea e dice ” ‘a pace è ‘a mamma e tutt’ e cose ‘o pate invece è ‘a guerra e chest coce”.
Credo che dobbiamo accettare la nostra natura imperfetta e fermarci quando la nostra esistenza è in pericolo.

Torniamo alla musica: quello che, personalmente, apprezzo molto di te è che non sei ascrivibile ad un genere preciso. E’ come se fossi “un genere a sé stante”, e questa è una prerogativa fondamentale per fare la differenza. Che difficoltà trovi nel mantenere questa qualità?

– Che non può essere inquadrata dalle case discografiche e dalle piattaforme digitali. So cazzi quando non hai uno scompartimento! Ma io mi rifiuto di essere un prodotto.

Tuttavia ti stai facendo strada lo stesso… la pazienza paga?

– La musica mi ha dato tanto. Certo è dura, quando remi in direzione ostinata e contraria può capitare di affaticarti e a volte di risentirne.
Il segreto quando si va per mari burrascosi, è non aver paura della morte.
 
Diciamo che ti stai tenendo bene a galla! Nell’ambiente napoletano in particolare le navi che stanno uscendo in mare sono tante. Stiamo tornando ad essere un “porto” musicale importante?

– Lo siamo sempre stati, ma i riflettori non sono sempre accesi su tutto. Napoli è una cittá viva musicalmente, come nessun’altra città d’Italia, purtroppo non ha le strutture per far emergere i suoi figli al meglio.
Almeno alcuni dei suoi figli…

Questa suonava polemica…

– Non è colpa solo di Napoli.

E di chi secondo te?

– Non ci sono strutture.
È una situazione politica e sociale che dura da troppo.

La fantasia ed il fantastico ci aiuteranno a cambiarla?

– Napoli non cambierà, è una madre inquieta.
Vive di fantasia ed emozioni, ma a volte queste appaiono scollegate dalla vita di tutti i giorni.
La politica potrebbe mettergli un altro vestito, ma la città si piace!

È stata una buona madre con te?

– Mi ha dato cose meravigliose: ho avuto tantissimo da Napoli, sono stato un figlio coccolato, ma ultimamente sto sentendo la necessità di vedere il mondo e di parlare d’altro.

Questa è un’anticipazione sul futuro?

– Potrebbe!

Un’ultima riflessione: la fatica che ti costa mantenere vivo il bambino sognante, le favole pindariche che animano i tuoi testi e la tua musica e cercano di sopravvivere alla realtà, valgono la candela?

– Quattro bambine si chiamano Gioia, ogni giorno mi arrivano messaggi di persone che condividono pezzi della loro vita con la mia musica in sottofondo.
Questo è già un grande regalo della vita.

Allora i sogni vanno inseguiti…

– Io ho inseguito la necessità!

Enrico Zautzik

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